lunedì 29 giugno 2026

CONTINUI BLACKOUT...

Quello che è certo è che non possiamo continuare a considerare i blackout una conseguenza inevitabile del caldo.

Ogni estate assistiamo allo stesso copione: temperature elevate, consumi elettrici in crescita, interi quartieri senza corrente. 

La pazienza ha un limite, non si tratta più di episodi isolati, ma di una criticità che interessa numerosi paesi dell'Adda Martesana e che mette in luce un problema ben più profondo: la fragilità delle infrastrutture elettriche.

Da un lato, è vero, il caldo estremo aumenta il ricorso ai condizionatori e fa crescere la domanda di energia, ma non è una novità e non può essere la scusa dietro la quale nascondere un tema strutturale.

Una rete moderna deve essere progettata proprio per affrontare i picchi di carico e gli eventi climatici che, ormai, non sono più eccezionali 

Nel 2026 è la nuova normalità e le società di distribuzione riconoscono che le alte temperature sottopongono i cavi a uno stress maggiore e che i consumi possono aumentare fino al 40% rispetto ai periodi ordinari. 

È esattamente per questo motivo che servono investimenti continui e programmati. 

Peraltro, questo continuo scollegamento di elettricità, cali di tensione nel corso della notte, non significa soltanto rimanere senza luce per qualche ora ma sono stress per frigoriferi e congelatori che smettono di funzionare.

Immagino le imprecazioni dei titolari di attività commerciali costretti a chiudere, ristoranti che rischiano di perdere intere scorte alimentari, bar impossibilitati a lavorare, negozi senza sistemi di pagamento elettronico, professionisti bloccati, persone intrappolate negli ascensori e famiglie che vedono danneggiarsi elettrodomestici ed apparecchi elettronici a causa dei continui sbalzi di tensione. 

Mi chiedo, le menti lucide e pensanti del sistema hanno compreso quanti siano i danni economici e come, spesso, superino il semplice disagio?

A questo punto è inevitabile porsi una domanda: chi sostiene questi costi? Per un’impresa, la perdita di merci refrigerate, il fermo dell’attività o la sostituzione di attrezzature può valere migliaia di euro. 

Per una famiglia, cambiare un frigorifero, una caldaia o una scheda elettronica significa affrontare una spesa imprevista che nessuno aveva messo in conto.

Quando una situazione si verifica costantemente in una pluriannualità, non si può pensare che sia emergenza inattesa, non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. 

Occorre anticiparle e le aziende che gestiscono la distribuzione - probabilmente - sono un pò in ritardo con i piani di investimento miliardari per ammodernare cabine, linee e sistemi di monitoraggio. 

È un segnale positivo, ma questi interventi dovranno tradursi rapidamente in una rete capace di garantire continuità del servizio anche nelle condizioni più difficili. 

Serve un sistema di tutela più efficace per cittadini e imprese, con procedure rapide per il riconoscimento degli indennizzi quando vi siano responsabilità accertate e, soprattutto, un’accelerazione concreta degli investimenti sulla rete.

Perché il caldo non è più un evento straordinario. 

Continuare a farsi trovare impreparati, invece, non può più essere considerato normale. Anzi proverei a capire 


sabato 27 giugno 2026

SCUOLE E CALDO: NON È PIÙ UN’EMERGENZA, È UNA NUOVA REALTÀ


Le temperature estreme che stiamo vivendo non sono più un evento eccezionale. Sono una condizione con cui dovremo convivere sempre più spesso e che impone una riflessione seria sul futuro delle nostre scuole.

Il problema non riguarda un singolo Comune, ma l’intero Paese perché il caldo nelle aule incide sulla salute e sul benessere dei bambini, sulla qualità dell’apprendimento e sulle condizioni di lavoro di insegnanti, educatori e di tutto il personale scolastico.

Alcuni Comuni - pochi - stanno intervenendo nella misura in cui possono, adottando soluzioni temporanee per affrontare le ondate di calore. Tuttavia, è evidente che gli enti locali si trovano spesso a dover sostenere costi enormi con risorse limitate. Per questo non basta gestire l’emergenza.

Serve un piano nazionale di adeguamento dell’edilizia scolastica, con edifici progettati o riqualificati per affrontare il clima di oggi: migliori isolamenti, sistemi di ventilazione e raffrescamento, schermature solari, spazi ombreggiati e soluzioni capaci di garantire ambienti sicuri e vivibili.

I Comuni devono farsi promotori di questa esigenza e fare pressione sulle Regioni affinché vengano attivati bandi e finanziamenti dedicati agli interventi strutturali. Senza un sostegno economico importante, gli enti locali difficilmente potranno affrontare investimenti di questa portata.

Non si tratta di un lusso, ma di un investimento necessario per garantire il diritto allo studio, la salute dei bambini e condizioni di lavoro dignitose per chi opera ogni giorno nelle scuole.

È il momento di affrontare il problema con una visione di lungo periodo. Continuare a rincorrere le emergenze ogni estate non è più sufficiente. Servono risorse, programmazione e una responsabilità condivisa tra Comuni, Regioni e Stato.

Le scuole del futuro si costruiscono oggi. E il cambiamento climatico non può più essere ignorato nelle scelte di chi amministra il territorio.


SCUOLE, QUESTIONE CALORE: INTERVENIRE CON URGENZA

Le temperature record di questi giorni non rappresentano più un evento eccezionale. Sono ormai una realtà con cui dovremo fare i conti ogni estate.

Per questo la questione del caldo nelle scuole non può essere liquidata come un semplice disagio stagionale. È un tema che riguarda la salute dei bambini, la qualità dell’apprendimento, le condizioni di lavoro del personale scolastico e, più in generale, il modo in cui immaginiamo le scuole del futuro.

In queste ore molti genitori stanno scrivendo al Comune per segnalare il caldo insopportabile nelle aule.

Riteniamo sia giusto farlo.

Le istituzioni hanno il dovere di ascoltare queste segnalazioni e di valutare tutti gli strumenti disponibili per tutelare bambini e lavoratori. La normativa attribuisce infatti ai sindaci la possibilità di adottare provvedimenti straordinari in presenza di situazioni che possono mettere a rischio la salute pubblica, come la rimodulazione degli orari, la sospensione delle attività o altri interventi organizzativi nei casi più critici.

Ma non basta gestire l’emergenza.

Occorre iniziare a progettare le scuole tenendo conto del clima di oggi e di quello che avremo nei prossimi decenni.

Da questo punto di vista accogliamo con favore la scelta dell’Amministrazione di procedere con la progettazione della nuova scuola dell’infanzia di via Gramsci.

Ci auguriamo che questo progetto tenga pienamente conto della nuova realtà climatica: edifici energeticamente efficienti, ben isolati, dotati di adeguati sistemi di raffrescamento e ventilazione, spazi esterni ombreggiati e soluzioni costruttive capaci di garantire ambienti salubri anche durante le ondate di calore.

Sarebbe un errore progettare oggi una scuola con i criteri di venti o trent’anni fa.

Il cambiamento climatico impone un cambio di paradigma anche nell’edilizia scolastica.

Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare che la nuova scuola non sarà pronta domani.

Nel frattempo centinaia di bambini continueranno a frequentare edifici esistenti che, proprio in questi giorni, stanno dimostrando tutti i loro limiti.

Per questo chiediamo all’Amministrazione di valutare fin da subito interventi concreti e temporanei.

Molti Comuni stanno installando ventilatori e climatizzatori dove possibile, spostando le attività negli spazi più freschi, modificando gli orari delle attività educative durante le giornate più critiche e predisponendo piani specifici per affrontare le ondate di calore.

Sono misure che non sostituiscono gli investimenti strutturali, ma possono migliorare sensibilmente la qualità della permanenza nelle scuole durante i mesi estivi.

C’è poi un aspetto che spesso passa in secondo piano.

Le scuole sono anche luoghi di lavoro.

Insegnanti, educatrici, collaboratori scolastici e personale amministrativo hanno diritto a svolgere il proprio lavoro in condizioni dignitose e sicure, esattamente come qualsiasi altro lavoratore.

Ci domandiamo: lasceremmo gli uffici comunali aperti per giornate intere con temperature di 35 o 36 gradi senza adottare alcun provvedimento?

Se la risposta è no, allora lo stesso principio deve valere anche per le scuole.

Come Uniti per Cassina, abbiamo sempre sostenuto che la progettazione delle nuove scuole fosse una scelta necessaria e siamo soddisfatti che oggi questa strada sia stata intrapresa.

Ora chiediamo che quella progettazione guardi davvero al futuro e che, contemporaneamente, si intervenga subito per rendere più vivibili gli edifici esistenti.

Perché il benessere dei bambini e di chi ogni giorno lavora nelle nostre scuole non può aspettare i tempi della burocrazia.

E non è un post contro qualcuno, ma pone il Sindaco e la sua Giunta davanti a una responsabilità concreta. 

Continuate a mandare e-mail per sensibilizzare il “decisore pubblico” 

 

AM 


sabato 13 giugno 2026

POZZO, IL SINDACO LANCIA LA CAMPAGNA ELETTORALE CON I SOLDI PUBBLICI


Per quasi cinque anni abbiamo criticato il Sindaco per una comunicazione poco trasparente e poco accessibile.

Per capire cosa accadeva in Comune, come venivano spese le risorse pubbliche o quali decisioni venivano prese, spesso sembrava necessario conoscere le persone giuste o far parte della cerchia vicina alla maggioranza.


Abbiamo sempre chiesto più trasparenza e una comunicazione rivolta a tutti i cittadini, ma senza risultati. 

Per anni molti hanno dovuto affidarsi al passaparola o ai social per ottenere informazioni e chiarimenti. 

Io (non solo ovvio)  ho risposto a numerosi messaggi di cittadini che non riuscivano ad avere risposte dall’Amministrazione.

Ora, a circa un anno dalle elezioni, il Sindaco e la Giunta decidono improvvisamente di investire risorse pubbliche per rafforzare la comunicazione istituzionale.

L’Amministrazione di Pozzo d’Adda ha infatti affidato all’esterno la gestione dei social istituzionali dal 15 giugno al 31 dicembre 2026, per una spesa di 3.380 euro. 

Tantissimo, ma la domanda è: perché proprio adesso? Dopo aver Lasciato i cittadini senza informazioni da quel 3 ottobre del 2021


Se migliorare la comunicazione era davvero una priorità, perché non intervenire prima, dopo anni di informazioni spesso carenti, dopo tutte le richieste, dopo aver lasciato senza risposta, numerose istanze?

È una domanda legittima: davvero nel 2026 qualcuno può ancora cascare alle cialtronate Elettorali? Come gli asfalti elettorali e le pubbliche amministrazioni fanno generalmente a pochi giorni dal voto per strappare qualche voto?! 


Chi segue la vita amministrativa sa che decisioni di questo tipo hanno anche un significato politico.

Una scelta che conferma l’ipotesi di una ricandidatura del Sindaco Villa, accantonando il possibile passaggio di testimone di cui si era parlato in passato.

E d’altronde, numerosi fallimenti registrati sul comparto della scuola hanno di fatto “parcheggiato” l’ambizione dell’assessora D’Agostino.

Nel provvedimento approvato si parla di migliorare il rapporto con i cittadini. 

Quando scegli di migliorare qualcosa a pochi mesi dal voto, Stai implicitamente, dicendo che per il 90% della legislatura è andato male.

Non si risponde a una reale esigenza amministrativa ma il disperato tentativo di rafforzare l’immagine della maggioranza di governo locale aprendo di fatto la campagna elettorale.

O perlomeno, preparando il canale principale

Per chi si occupa di comunicazione da molti anni, queste dinamiche sono facilmente riconoscibili. Più che stupire, fanno riflettere. Credo però che i cittadini siano perfettamente in grado di evitare cialtronate elettorali e nel 2026 quanti cittadini saranno ancora disposti credere a queste operazioni?





Powered By Blogger

Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

Chiunque è benvenuto e invitato ad esprimere opinioni...nel rispetto di chi scrive e di chi legge

Archivio blog