venerdì 21 agosto 2026

LEGGE ELETTORALE: SI ALLE PREFERENZE…!

L’iter di approvazione della nuova legge elettorale mi spinge ad alcune riflessioni che sento di dover palesare e, soprattutto, lasciare scritte su questo strumento che dal 2007 mi accompagna in questo percorso e sul quale lascio scritte alcune riflessioni.

Posso farlo da questo Blog con orgoglio, certo che - coerentemente - non cambio idea facilmente e nemmeno per convenienze, come tanti in politica, anche locale, amano fare. 

Beati loro, avranno molta fortuna in politica, a differenza mia che 

Morirò di coerenza”.

Ecco, ho trovato il titolo del libro che prima o poi mi accingerò a scrivere 🤣

Battute a parte, non ho mai cancellato un post, da decenni, perché credo che le proprie idee vadano sostenute e difese con coerenza, anche quando non sono convenienti per la carriera politica, anche quando si è in minoranza e anche quando il risultato a cui portano non è quello che si sperava.

La COERENZA (insieme alla LEALTÀ e alla COSTANZA) è il mio punto di forza e con questo spirito voglio ribadire con chiarezza quanto creda nel voto di PREFERENZA, nel principio della “delega”: un cittadino sceglie una persona e quella persona riceve un mandato che deve rispettare e onorare in qualsiasi ruolo sia chiamata a rivestire.

Non è una cosa da poco.

Quando un elettore prende una matita e scrive un nome sulla scheda, sta esprimendo un sentimento nobile, dicendo: “Io mi fido di Te, non deludermi. Ti affido l’importante responsabilità di rappresentarmi”.

E quella scelta si trasforma immediatamente nella grande assunzione di una responsabilità.

Sapete tutti quanto le mie candidature abbiano - in questi decenni - raccolto un grande consenso personale.

E questo, per me, ha un significato preciso.

Vivo ogni giorno dell’anno nell’intento di risarcire l’elettore attraverso l’impegno, dimostrare di essermi meritato quel voto e impegnarmi per non avere alcun problema a chiedere conferma in futuro.

Mi votano le persone. In carne e ossa.

Nel paese ove esercito l’attività amministrativa non troverete mai un’associazione sportiva o culturale, una corporazione, una cooperativa, una struttura locale o un apparato che si dichiari pubblicamente vicino alle mie candidature o che abbia anche solo una parola gentile per me. MAI.

Non vivo “La Speranza” che qualche cooperativa mi porti qualche voto alle spalle, non faccio passerelle opportunistiche in Chiesa, non ho grandi partiti alle spalle, non uso il palio per accreditarmi e cercare consenso.

Eppure il consenso elettorale di carattere personale che mi consente di registrare sempre record provinciali non l’ho mai considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Parlo alle persone e sono sempre le persone a scrivere il mio nome sulla scheda e decidere se affidarmi la loro fiducia.

Essere votati significa assumersi l’onere di continuare a fare un servizio alla propria comunità.

E questo vale anche quando - per partitocrazia e giochini politici - non si venga eletti nonostante si sia sempre il candidato al consiglio più votato.

Nel mio caso, essere fuori dal Consiglio comunale non ha cambiato di una virgola l’approccio, la passione, l’intensità e la mia idea di politica.

In pratica non è mai cambiato il mio modo di intendere il servizio alla comunità.

Certo, cambia il modo in cui posso svolgerlo, ma continuo a fare la mia parte anche da esterno, con la stessa presenza, la stessa costanza e la stessa attenzione ai problemi delle persone.

Credo molto nel mandato comunque ricevuto, nel principio di una “repubblica rappresentativa” e per questo guardo con grande attenzione alla nuova legge elettorale in discussione in Parlamento e continuo a sostenere la necessità di reintrodurre le preferenze e di superare i capilista bloccati.

Una legge elettorale può certamente preoccuparsi della governabilità e della stabilità delle istituzioni, ma non può dimenticare la rappresentanza.

Perché governabilità e democrazia non sono valori contrapposti.

Si può avere un sistema capace di garantire stabilità e, nello stesso tempo, restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente le persone che li rappresenteranno.

Oggi tanti cittadini si sentono lontani dalla politica proprio perché non hanno più la sensazione di poter incidere sulla scelta dei propri rappresentanti.

E infatti - nei sistemi di voto ove esiste il voto di preferenza (comunali e regionali) - la percentuale di affluenza al voto è sempre maggiore.

La Politica ha bisogno - anche attraverso la legge elettorale - di ricostruire un rapporto virtuoso e trasparente fra eletto ed elettore.

Perché quando un nome viene scritto sulla scheda, tra elettore ed eletto nasce un impegno, nasce la responsabilizzazione, il dovere di continuare a meritare quella fiducia.

Esattamente quello che sento io, ogni mattina: fare bene per meritarmi la fiducia.

Io voglio continuare a votare una persona e voglio continuare a essere votato da persone, in carne e ossa.

Perché credo che una democrazia sia più forte quando dietro un voto non ci sia soltanto un simbolo, ma una scelta consapevole.

E quando chi riceve quella delega deve sapere che quel giorno parte l’impegno per dimostrare di essersela meritata.

L’affluenza al voto scelta sa che quel nome scritto con una matita sulla scheda non è un semplice voto.

È una delega. È una responsabilità. È un impegno a servire.

Spero che il testo in discussione in Parlamento tenga conto della necessità di ripristinare il voto di preferenza.


lunedì 10 agosto 2026

MENSA SCOLASTICA: ALTRI 40.000 € BUTTATI!

A questo punto, al di là delle singole fasi tecniche, alcuni dati sulla vicenda della nuova mensa scolastica dovrebbero essere chiari a tutti.

Come dire: inconfutabili.


Il primo è che sulla vicenda — mentre altri preferivano restare MUTI COME I PESCI — dicevo la verità.

Ed è già importante.


Il secondo dato è che questa vicenda è diventata complessa non per un singolo evento imprevisto, ma per una serie di errori amministrativi impressionanti.


Una storia diventata lunga, costosa e ancora non conclusa per un problema di metodo amministrativo, sul quale nessuno ha mai voluto rispondere seriamente: perché non è stata fatta, o non è stata fatta in maniera adeguata, la caratterizzazione preventiva delle terre prima dell’avvio dei lavori?



Un’opera pubblica su un’area scolastica, finanziata con risorse PNRR, avrebbe richiesto il massimo livello di approfondimento e di prudenza prima di mandare il progetto a gara e prima di aprire il cantiere.


Invece le criticità emergono a lavori già avviati.


Un disastro.


Il rinvenimento confuso e incerto di materiale critico nella parte superficiale, la curiosa e impropria sospensione dei lavori “dettata” dall’impresa, l’insufficiente attivazione delle procedure di messa in sicurezza, la cialtronesca gestione dei cumuli in sito, la necessità di ulteriori verifiche e controverifiche, l’imbarazzante e lunga fase di stallo, il recesso dal contratto con l’impresa esecutrice, il riconoscimento di un indennizzo di circa 150.000 euro, un contenzioso giudiziario in corso con circa 750.000 euro che gravano sul bilancio della prossima legislatura, il nuovo affidamento dell’opera ad Ates con affidamento diretto — sul quale ho già scritto molto, anche rispetto ai rischi di comprimere la concorrenza — ulteriori interventi, il riallineamento alle scadenze PNRR e l’incremento dei costi determinato dai ritardi.


Una gestione scandalosa.


“Per tirare su quattro pareti in prefabbricato”.


Lavori che, nelle condizioni normali, si sarebbero potuti completare in pochi mesi e che invece sono rimasti sospesi per anni, con lavori fermi, area non pienamente restituita e una gestione frammentata delle attività residue.


Nel corso di questi anni sono state poste numerose domande, tutte legittime.


Domande alle quali, però, nessuno ha ritenuto di dare risposte chiare:


1. Perché la caratterizzazione dei terreni non è stata adeguata prima dell’avvio dei lavori?

2. Perché le criticità sono emerse solo in fase esecutiva?

3. Quali verifiche sono state effettuate e con quali criteri?

4. Come è stata gestita la comunicazione con gli enti di controllo?

5. Chi ha deciso la gestione dei materiali presenti in cantiere?

6. Perché i tempi di rimozione e gestione dei cumuli si sono allungati così tanto?

7. Quali sono i costi complessivi sostenuti e quelli ancora previsti?

8. Chi risponderà degli eventuali effetti economici del contenzioso in corso?

9. Perché il Consiglio comunale non ha mai affrontato in modo organico la vicenda?

10. Perché il cantiere ha attraversato una così lunga fase di incertezza operativa?


Dopo tutte le polemiche, solo il 14 marzo 2026 la minoranza ha finalmente presentato una mozione per chiedere “la rimozione del materiale presente in cantiere”.


E solo oggi è possibile capire quanto fosse difficile l’attività di controllo di una minoranza che aveva il proprio capogruppo politicamente INCIUCIATO con il Sindaco e la sua maggioranza, 

Poche settimane fa, è uscito allo scoperto votando a favore del Documento strategico della Giunta.

Imbarazzante.


Ed eccoci arrivati all’ultimo (spero) capitolo di questa squallida vicenda.


Quattro giorni fa, il 6 agosto, il Comune ha affidato ulteriori lavori per la preparazione del cantiere finalizzati alla gestione e allo smaltimento delle terre e rocce da scavo.


Importo: 40.353,94 euro.


Quarantamila euro in più che certificano, ancora una volta, come se la caratterizzazione delle terre fosse stata effettuata correttamente e preventivamente prima di mandare il progetto a gara, così come scrissi subito, questi 40.000 euro non sarebbero stati a carico dei Cittadini ma 

individuati e ricompresi nel quadro economico dell’opera (soldi PNRR)


Non solo i 150.000 euro (buonuscita per riottenere il cantiere da parte dell’impresa) 

Non solo la causa con 750.000 euro che prendono - come spada di Damocle - sulla testa del nostro comune

Non solo tutti i soldi di Avv. che stiamo spendendo per le cause in corso


Ma pure questi 40.000 €, frutto dell’incapacità politico amministrativa.


Con i vostri soldi, pagano anche il consulente della comunicazione che ovviamente non vi dice nulla di tutto ciò 


Lo faccio io. Gratis. 


AM 

venerdì 7 agosto 2026

POZZO, ODORI NAUSEABONDI

Da giorni sto ricevendo un numero sempre crescente di segnalazioni da parte di cittadini che vivono nella zona est di Pozzo d’Adda. 


Tutti mi descrivono lo stesso disagio: odori persistenti e particolarmente molesti che, soprattutto nelle ore serali e notturne, rendono difficile tenere aperte le finestre e vivere serenamente la propria casa.


Nel mio piccolo cerco di dare voce a questi problemi. L’ho fatto anche recentemente con una delle mie “Pillole” (https://www.facebook.com/share/v/1BekPdYgaQ/?mibextid=wwXIfr)

il numero significativo di visualizzazioni è indice di quanto questo tema sia sentito dalla nostra comunità.


Le segnalazioni sono di residenti di via Unità d’Italia, via Trattati di Roma, via Leopardi, via Carducci e le zone limitrofe. 

Molti cittadini riferiscono non solo il forte disagio causato dagli odori, ma anche episodi di tosse, irritazione delle vie respiratorie e, in alcuni casi, prurito.


Sarebbe facile indicare un responsabile, ma non è questo il compito dei cittadini. Individuare con certezza l’origine delle emissioni spetta alle istituzioni competenti attraverso verifiche e controlli. 


Ed è proprio questo il punto: diciamo che i cittadini non devono sostituirsi agli organi di controllo, ma hanno il diritto di pretendere che chi ha responsabilità amministrative eserciti fino in fondo il proprio ruolo.


L’articolo 50 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) attribuisce al Sindaco il ruolo di autorità sanitaria locale, con il compito di adottare i provvedimenti necessari per tutelare la salute pubblica quando si manifestano situazioni che possono arrecare pregiudizio alla collettività.


Per questo ritengo indispensabile che il Comune si attivi immediatamente, coinvolgendo ARPA, ATS e tutti gli enti competenti.


Amministrare un Comune significa certamente valorizzare la cultura, promuovere gli eventi e comunicare i risultati raggiunti. Ma il Sindaco non può limitarsi a pubblicare la rassegna teatrale o presenziare alla di distribuzione del sacco rosso (spazzatura)



Così come è giusto ringraziare Regione Lombardia per il contributo straordinario di 100.000 euro concesso per consentire il completamento di un’opera pubblica i cui costi sono aumentati nel tempo a causa dei ritardi (incremento costo Materiali)

ma il compito principale di un’Amministrazione resta quello di tutelare la salute e la qualità della vita dei propri cittadini.


Su questo tema, personalmente, avverto un’inaccettabile sensazione di inerzia. Sono molto deluso.

Mi sono confrontato col presidente

del “Comitato via Taviani” Paola losi e mi è stato confermato che - anche su via Taviani - nulla è stato fatto rispetto ai rumori generati dagli abusi riscontrati 


 Ho l’impressione che troppo spesso i problemi vengano affrontati con un approccio che appartiene a un’altra epoca, la gestione approssimativa, superficiale, sicuramente poco lungimirante.


I cittadini chiedono trasparenza, tempestività e responsabilità.


Con loro avanzerò richiesta formale al Sindaco e all’Amministrazione comunale affinché vengano avviate tutte le verifiche necessarie e, se emergeranno responsabilità, siano adottati tutti i provvedimenti previsti dalla legge.


Invito chi sta vivendo lo stesso disagio a scrivermi in privato al 335 799224, indicando la zona interessata, gli orari in cui il fenomeno si manifesta e gli eventuali effetti riscontrati. Più segnalazioni saranno documentate, più sarà possibile rappresentare con precisione la situazione agli enti competenti.



#StayTuned






venerdì 10 luglio 2026

DATA CENTER VIGNATE, GOVERNARE LO SVILUPPO. NON SUBIRLO.

Il via libera alla Valutazione di Impatto Ambientale per il nuovo data center di Vignate rappresenta un passaggio importante e conferma come la Martesana sia diventata un territorio sempre più attrattivo per grandi investimenti tecnologici e infrastrutturali.

Un aspetto che non mi esalta, ma lo sviluppo tecnologico è una realtà con cui dobbiamo confrontarci e non avrebbe senso affrontare questo tema con posizioni pregiudiziali. 

Sono notoriamente pragmatico e ho approcci poco ideologici 

I data center sono infrastrutture fondamentali per l’economia digitale, per i servizi che utilizziamo quotidianamente e per la trasformazione tecnologica della nostra società. 

Quindi, la vera questione non è essere favorevoli o contrari alla loro presenza: sarebbe follia dire NO  a tutto.

Ma dobbiamo essere seri, la domanda è come questi interventi vengano pianificati, governati e quale equilibrio riescano a garantire con il territorio che li ospita.

Negli ultimi anni il dibattito sui data center ha fatto emergere alcune criticità che non possono essere ignorate

La prima riguarda il consumo di suolo

Anche infrastrutture che appartengono al mondo digitale hanno infatti una dimensione fisica molto concreta: occupano grandi superfici, modificano il paesaggio e possono interessare aree libere che rappresentano una risorsa sempre più preziosa per le nostre comunità.

C’è poi il tema dell’energia

E' legittimo chiedersi cosa succederà in futuro, visto che ogni grande data center richiede quantità significative di energia elettrica e pone interrogativi sulla capacità delle reti di sostenere nuovi e importanti carichi. 

Non mi sembra che i Comuni stiano registrando grande stabilità della rete elettrica, innumerevoli sono i black out improvvisi. 

(ANDREA MAGGIO : CONTINUI BLACKOUT...)

Questo richiama la necessità di una strategia energetica complessiva, che accompagni questi investimenti con una valutazione attenta delle infrastrutture necessarie e della sostenibilità complessiva dell’intervento.

Allo stesso modo, il tema dell’acqua merita attenzione. I sistemi di raffreddamento e la gestione delle risorse idriche devono essere valutati con grande responsabilità, soprattutto in una fase storica nella quale la disponibilità delle risorse naturali non può più essere considerata un elemento scontato.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rapporto tra dimensione dell’investimento e ricadute occupazionali

I data center generano certamente attività economiche e indotto, ma non hanno le caratteristiche occupazionali di una grande realtà produttiva tradizionale. Scatole vuote.

Per questo è legittimo chiedersi quale valore complessivo lascino alle comunità che ne accolgono la presenza e come garantire che il territorio ottenga benefici proporzionati agli impatti sostenuti. Lavoro zero!

Ed è proprio qui che entra il tema delle compensazioni ambientali e territoriali. 

Le compensazioni non devono essere considerate un semplice risarcimento o una contropartita amministrativa. 

Devono essere un’occasione per lasciare il territorio migliore di come lo si è trovato, trasformando un investimento privato in un beneficio pubblico concreto e duraturo.

Anche Cassina de’ Pecchi è chiamata a partecipare a questa riflessione e non può limitarsi ad attendere le decisioni altrui

Serve arrivare ai tavoli istituzionali con una visione chiara e con proposte capaci di guardare al futuro

Le compensazioni dovrebbero tradursi in interventi strutturali: più verde, mobilità sostenibile, connessioni ecologiche, opere pubbliche, efficientamento energetico e azioni capaci di migliorare realmente la qualità della vita dei cittadini.

Sarebbe un errore accontentarsi di interventi simbolici, magari limitati a qualche alberello piantato lungo la strada del cimitero di Sant’Agata per poter dire che qualcosa è stato fatto. 

Ok, le telecamere non hanno individuato il "vandalo con la motosega" (ne ero certo) che ha tagliato tutti gli alberi a margine destro e sinistro di via Camposanto, ma non può essere la compensazione di un’opera di queste dimensioni a colmare l'inefficienza locale.

Le compensazioni sono qualcosa di più importante, richiedono risposte più ambiziose, capace di trasformare un impatto territoriale significativo in un’opportunità concreta per la comunità.

Altro che qualche alberello lungo la strada, da piantare perchè non si è trovato l'anonimo che li ha abbattuti.

C’è poi una questione più ampia che riguarda il metodo con cui queste trasformazioni vengono affrontate. 

Gli effetti di un’infrastruttura come un data center non si fermano al confine del Comune che la ospita: riguardano la mobilità, le reti energetiche, il consumo di suolo, il paesaggio e l’equilibrio complessivo di un’intera area. 

Per questo motivo non è sufficiente una logica esclusivamente comunale. Serve una regia sovracomunale, con criteri condivisi e una visione di insieme.

Un ruolo importante spetta anche a Regione Lombardia. 

Negli ultimi mesi la Regione ha iniziato ad affrontare il tema dei data center, riconoscendo la necessità di fornire strumenti e indirizzi per accompagnare le amministrazioni locali nella valutazione di questi interventi. 

Le linee guida regionali rappresentano un primo passo nella direzione di una maggiore consapevolezza rispetto agli aspetti ambientali, territoriali e infrastrutturali legati alla crescita di queste strutture.

Ora, però, la sfida è trasformare questi indirizzi in una strategia più ampia e concreta. 

Il caso di Vignate non riguarda soltanto Vignate. Oggi parliamo di un data center, domani potremmo parlare di un’altra infrastruttura in un altro Comune della Martesana. Senza regole condivise ogni progetto rischia di diventare una trattativa isolata, mentre sarebbe necessario costruire un modello territoriale capace di governare il cambiamento.

La vera sfida non è scegliere tra sviluppo e tutela dell’ambiente. Ovvio.

La sfida è costruire uno sviluppo che lasci valore al territorio e alle generazioni future. 

E non parliamo di 4 alberelli in via Camposanto.

Il progresso non si misura soltanto dagli investimenti attratti, ma dalla capacità delle istituzioni di governarli. 

Se non saremo noi a guidare questi processi, saranno inevitabilmente i processi a guidare il futuro della nostra comunità.

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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

Chiunque è benvenuto e invitato ad esprimere opinioni...nel rispetto di chi scrive e di chi legge

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