lunedì 13 aprile 2026

MENSA SCOLASTICA E PNRR: IL PUNTO SUL PROGETTO DI POZZO D’ADDA

Mancano ormai poche settimane alla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, uno dei principali strumenti di investimento pubblico attualmente in corso in Italia.

In questa fase conclusiva, uno dei temi centrali riguarda lo stato di avanzamento dei progetti e la capacità degli enti attuatori come Pozzo d’Adda di rispettare le tempistiche previste.

Il quadro normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi di incertezza, in particolare per quanto riguarda la gestione delle opere non completate entro le scadenze stabilite.

Nel contesto dell’attuazione del PNRR, il progetto della nuova mensa scolastica nel Comune di Pozzo d’Adda rappresenta uno degli interventi avviati negli ultimi anni in grave ritardo.

La vicenda amministrativa del progetto ha seguito la seguente evoluzione:

  • 2022 → approvazione dell’intervento
  • 16 novembre 2023 → affidamento dei lavori alla società BDM Group S.r.l. per un importo superiore a 1 milione di euro
  • 2024 → sospensione dei lavori a seguito di criticità tecniche legate al terreno
  • 11 settembre 2025 → recesso dal contratto da parte del Comune, con riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro
  • 26 novembre 2025 → notifica di atto di citazione da parte della società appaltatrice presso il Tribunale di Milano
  • 15 aprile 2026 → fissazione della prima udienza
  • dicembre 2025 → riaffidamento dei lavori ad ATES, società in house dell’amministrazione comunale

Nel periodo intermedio, il cantiere è rimasto in condizioni di sostanziale sospensione, con lavori interrotti e area non pienamente restituita alla disponibilità pubblica.

Come ho già avuto modo di riferire, nonostante il riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro, la società appaltatrice ha impugnato il provvedimento di recesso, chiedendo l’annullamento dell’atto e il risarcimento dei danni.

La controversia è attualmente pendente davanti all’autorità giudiziaria civile e rappresenta un elemento di attenzione (preoccupazione) sul piano amministrativo ed economico per l’ente locale.

Gli eventuali esiti del giudizio potranno determinare ulteriori effetti economici a carico del Comune.

Dopodomani (15 aprile) si terrà la prima udienza, sono in palpitante attesa Di capire cosa succederà.

Immagino ci si trovi ancora in una fase interlocutoria, ma fra poco più di un anno il Sindaco Villa uscirà di scena e resterà un nuovo problema di Bilancio.

Intanto a seguito della risoluzione del precedente contratto, l’intervento è stato riaffidato a ATES, società partecipata in house del Comune, con una forzatura ed eludendo la gara pubblica. 

ATES opera principalmente nei settori dei servizi energetici e della gestione degli impianti pubblici, ma la forzatura si è resa necessaria ma sempre di forzatura si tratta con il nuovo affidamento disposto in un contesto caratterizzato dall’esigenza di rispettare le tempistiche previste dal PNRR.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la sequenza delle attività amministrative e operative.

L’affidamento dei lavori è avvenuto in una fase in cui il cantiere non risultava ancora completamente riconsegnato.

Le attività di ripristino dell’area, comprese la rimozione delle recinzioni e la sistemazione del perimetro, sono state completate successivamente, con ulteriori interventi e impegni di spesa comunali.

Mi fermo qui, perché mi brucia lo stomaco.

Nel complesso, la gestione dell’intervento ha seguito un andamento caratterizzato da più fasi successive, con interventi di adeguamento nel corso del tempo.

Nel corso dell’evoluzione del progetto, anche la cittadinanza ha manifestato attenzione alla vicenda.

Alcuni cittadini e genitori (attenti) hanno segnalato criticità agli enti competenti, contribuendo all’attivazione di verifiche e sopralluoghi.

Si tratta di un elemento positivo che evidenzia una partecipazione attiva della comunità locale nei confronti delle opere pubbliche che interessano il territorio.

Il caso della mensa scolastica di Pozzo d’Adda è stato gestito con i piedi (e sono gentile) ha presentato una serie di passaggi amministrativi articolati, confusi, forzati, indennizzi, ricorsi, una fase esecutiva ancora in evoluzione sicuramente, maggiori spese e un contenzioso in corso che pagheranno i cittadini con Bilanci di prossime legislature.

 

In un quadro caratterizzato da un ritqrdo conclamato mentre – fingendo di non capire – il Sindaco ha fatto sapere “rispettato il cronoprogramma” senza ammettere che è stato modificato, aggiornato e adeguato ai ritardi subiti.

O l’iniziale cronoprogramma aveva previsto che si mandasse a gara un progetto senza importanti verifiche geotecniche?

che venisse riscontrata la contaminazione?

Come scrissi qualche mese, nonostante tutto (errori, forzature e leggerezze comprese) sono a fare il tifo perché i lavori finiscano presto e lo Stato ottenga la proroga dei termini in Europa.

Ma bisogna dirlo, il progetto rappresenta un esempio delle difficoltà che possono emergere nella gestione degli interventi finanziati con risorse pubbliche e sia da insegnamento ai posteri: manca un vero assessore ai lavori pubblici.

Speriamo in futuro.


domenica 12 aprile 2026

POZZO, SVUOTAMENTO CESTINI: ADEGUAMENTO SERVIZIO

Negli scorsi mesi avevo già segnalato il problema dello svuotamento dei cestini sul nostro territorio.


Oggi è evidente a tutti che non si tratta solo di un tema organizzativo, ma anche – e soprattutto – di educazione civica.


Troppo spesso i cestini pubblici vengono utilizzati in modo improprio: non per piccoli rifiuti come un pacchetto di sigarette, una confezione di caramelle o un sacchetto di patatine, ma per veri e propri rifiuti domestici.  


Questo comportamento crea disagi, degrado e rende il servizio molto più difficile da gestire.


È giusto però riconoscere il lavoro svolto da La Goccia, la società incaricata: il personale si è dimostrato efficiente e attento.  

Tuttavia, il servizio risultava chiaramente sottodimensionato, anche a causa dell’inciviltà di alcuni.


Per questo motivo è importante sottolineare che il Comune di Pozzo d’Adda è intervenuto, adeguando il servizio di pulizia e svuotamento cestini.


Oltre 73.000 euro complessivi impegnati per il servizio tra il 2026 e il 2027 vi è un adeguamento dei costi di circa il 10% per garantire continuità e qualità del servizio.

Parte di questi - immagino - andranno a compensare i maggiori costi dovuti all’incremento dovuti alla “congiuntura internazionale


Un investimento importante per garantire maggiore decoro, igiene e qualità degli spazi pubblici.


Un passo avanti necessario, che però deve andare di pari passo con un cambio di comportamento da parte di quelle BRUTTE PERSONE che continuano ad essere incivili.


Il rispetto del nostro paese parte dai piccoli gesti quotidiani.


AM

martedì 31 marzo 2026

ASILO NIDO di POZZO: LE FAMIGLIE ASPETTANO RISPOSTE.


Il nuovo asilo nido comunale nasce all’interno di un grande investimento nazionale ed europeo.

Ho scritto più volte della questione PNRR, anche con alcuni interventi radiofonici.


Parliamo di risorse importanti, obiettivi ambiziosi e scadenze precise.


Per mesi, anche a Pozzo d’Adda, il messaggio è stato chiaro: i lavori procedono senza intoppi.


Si è parlato di un cantiere in linea con il cronoprogramma, con conclusione prevista entro novembre e con la certezza – riportata anche sulla carta stampata – che “nell’anno scolastico 2025-2026 il Comune potrà finalmente contare su questo servizio”.


Ancora prima, si era arrivati a indicare settembre come possibile momento di avvio.

Le famiglie, comprensibilmente, si sono organizzate in coerenza con queste scadenze.


Le immagini diffuse con entusiasmo sui social, a fine 2025, mostravano una struttura apparentemente in fase avanzata.


Le famiglie si sono fidate.

E hanno iniziato a organizzare lavoro, tempi e vita quotidiana sulla base di queste informazioni.


Oggi, però, la situazione appare meno chiara.

Dal Comune trapela un evidente imbarazzo: settembre non è più una scadenza credibile e anche novembre non rappresenta più una certezza.


Il progetto resta fondamentale e atteso da anni — ne scrivevo già nell’agosto 2022.

Un intervento importante, legato a un investimento del PNRR pensato per aumentare l’offerta educativa, sostenere le famiglie e favorire il lavoro.


Un progetto inserito in una strategia più ampia, che punta a garantire servizi per la prima infanzia più diffusi, moderni e accessibili.


Ma un asilo nido non è un annuncio.

È un servizio essenziale, su cui le persone costruiscono scelte concrete.


I cronoprogrammi possono cambiare.

Ma le informazioni devono essere chiare, soprattutto quando incidono direttamente sulla vita delle famiglie.


Oggi manca proprio questo: chiarezza sui tempi reali e su ciò che è cambiato rispetto a quanto comunicato finora.


Sono passati 1.322 giorni.

Nel frattempo sono usciti altri bandi e, in molti territori, questi interventi sono andati avanti. Sono stati completati, senza ricorrere a cronoprogrammi continuamente aggiornati.


Qui, invece, restano domande senza risposta.

E restano le famiglie, che chiedono semplicemente di poter programmare la propria vita con un minimo di certezza.

SPERIAMO …


AM 

sabato 28 marzo 2026

POZZO, AMAREZZA e DELUSIONE

Oggi vi parlerò di sicurezza e isolamento di Pozzo d’Adda: il prezzo della mancata collaborazione, dell’incapacità dei nostri amministratori di uscire da logiche microscopiche dettate da politiche da orticello.


Un segnale di allarme era già evidente da tempo. Da osservatore (quale sono) lo avevo percepito e condiviso – anche pubblicamente – quando il Comune di Pozzo d’Adda ha scelto di acquistare, con risorse proprie di bilancio, un’autovettura da 30.000 euro per l’unico agente di Polizia Locale in servizio.


Sì, perché a Pozzo d’Adda c’è un solo agente.

Un dato che rappresenta non solo un record negativo, ma anche una criticità strutturale nota da anni. Recentemente, in un commento su Facebook, avevo evidenziato la necessità di arrivare in campagna elettorale per affrontare questi temi, ma ho scelto di anticipare queste considerazioni.


La difficoltà del Comune nel relazionarsi con un sistema sovracomunale è una condizione che ha progressivamente portato a una marginalizzazione evidente.


Alla base di questa situazione c’è una precisa impostazione amministrativa. La logica dell’“orticello”, fatta di chiusura e autosufficienza, ha caratterizzato anche questa legislatura, in piena continuità con il passato. 

Rispetto agli anni precedenti, oggi si percepiscono anche maggiore arroganza e presunzione.


Un dato su cui chi governa dovrebbe interrogarsi è semplice: nessuno vuole collaborare con Pozzo.


Questo approccio ha escluso Pozzo d’Adda dai principali tavoli di collaborazione tra Comuni.


Oggi, dopo 53 mesi di mandato, è inevitabile iniziare a fare un bilancio. E sulle politiche della sicurezza il giudizio appare chiaro: il risultato è un fallimento.

Dall’esclusione alla marginalità il passo è stato breve.

All’inizio della legislatura, il Comune è stato escluso dall’Ufficio unico di Polizia Locale di Vaprio. I successivi tentativi di collaborazione con Masate, Basiano, Grezzago e Inzago non hanno prodotto risultati concreti.


Nel frattempo, altri Comuni del territorio hanno scelto una strada diversa: fare rete, costruire convenzioni, collaborare per accedere a opportunità e finanziamenti.

A Pozzo d’Adda, invece, ci si autoescludeva mentre si inseguivano operazioni di immagine – tra panzerotti e iniziative di facciata.

Questa scelta di autosufficienza oggi presenta il conto.


Regione Lombardia ha recentemente stanziato oltre 4,3 milioni di euro per sostenere i Comuni nell’acquisto di dotazioni tecnologiche, sistemi di videosorveglianza e veicoli per la Polizia Locale.

Il bando ha finanziato 183 progetti, coinvolgendo oltre 370 enti locali in tutta la Lombardia, spesso in forma associata.

Pozzo d’Adda non compare tra i beneficiari. 

E non si tratta di una casualità, ma della conseguenza diretta di scelte amministrative, lo scrissi già a novembre 2025, non perché avessi una sfera di cristallo, ma perché i requisiti erano chiari: potevano partecipare i Comuni con almeno tre operatori di Polizia Locale a tempo indeterminato oppure aggregati in forme associative.


Una condizione che escludeva automaticamente Pozzo d’Adda.


E mentre molti territori hanno saputo cogliere l’opportunità, numerosi Comuni hanno ottenuto contributi significativi grazie alla capacità di fare sistema. Tra questi:


- Brembate e Capriate San Gervasio: 39.988 € finanziati  

- Carugate e Pessano con Bornago: 50.000 €  

- Cassano d’Adda: 20.000 €  

- Cernusco sul Naviglio: 20.000 €  

- Gorgonzola: 19.367 €  

- Melzo: 20.000 €  

- Pioltello: 20.000 €  

- Segrate: 20.000 €  

- Sesto San Giovanni: 18.018 €  

- Trezzo sull’Adda: 19.758 €  

- Unione Comuni Adda Martesana: 39.842 €  

Questi finanziamenti hanno permesso di investire in strumenti fondamentali per la sicurezza urbana: veicoli, tecnologie, sistemi di controllo e dotazioni operative avanzate.

E i 30.000 euro di risorse proprie per l’acquisto dell’auto, senza alcun cofinanziamento, ne sono la conseguenza diretta.

Il tema non è l’acquisto del veicolo in sé. È evidente.


Il punto centrale è l’assenza di una visione strategica.

Pozzo deve uscire dalla logica del “paesello dei parenti e amici dei parenti” e iniziare a ragionare in termini di sistema.

Investire nella sicurezza oggi significa costruire un modello integrato: collaborare con altri enti, condividere risorse, accedere a finanziamenti esterni e pianificare interventi strutturali.

Aver scelto l’isolamento ha significato rinunciare a tutto questo.

Dopo oltre quattro anni di legislatura, il quadro che emerge è chiaro: un progressivo indebolimento del sistema locale di sicurezza.

Non è solo una questione amministrativa, ma il risultato di scelte politiche precise.

Scelte che oggi presentano il conto.


PS - mi dicono che - essendoci solo un agente in paese - l’auto da 30.000 euro viene usata per uscite di rappresentanza 

Hai capito il Grillino… 😂

domenica 22 marzo 2026

REFERENDUM, PRIME RIFLESSIONI

La tornata referendaria in corso sta già offrendo indicazioni interessanti, pur non essendo ancora conclusa: si voterà infatti anche nella mattinata di domani, lasciando ancora spazio alla partecipazione.

Proprio per questo, il primo elemento da sottolineare resta l’invito ad andare alle urne, perché in questo caso si tratta di un referendum confermativo che non prevede quorum.

Questo significa che saranno esclusivamente i cittadini che scelgono di votare a determinare l’esito finale, senza possibilità che l’astensione incida sulla validità della consultazione.


I dati raccolti finora mostrano una crescita dell’affluenza rispetto al passato, con un incremento che si aggira attorno al 10%. 


È un segnale significativo, che indica una rinnovata attenzione verso lo strumento referendario e, più in generale, una maggiore disponibilità alla partecipazione civica.


Entrando nel merito dei singoli comuni, Pozzo d’Adda continua a rappresentare una realtà particolare. Negli ultimi dieci anni il comune è cresciuto molto dal punto di vista demografico, arrivando quasi a raddoppiare la propria popolazione, e questa trasformazione si riflette anche nella partecipazione elettorale, che resta più bassa rispetto ad altri centri della zona, con percentuali che si collocano mediamente tra il 42% e il 44%. 


Tuttavia, si intravedono segnali di vitalità: un lento risveglio che potrebbe tradursi, nel medio periodo, in una maggiore presenza anche in vista delle prossime elezioni amministrative.


Una partecipazione più stabile si osserva invece a Basiano e Masate, che rappresentano un interessante parallelo territoriale. 

Basiano si attesta su valori compresi tra il 43% e il 47%, con una media attorno al 46%, mostrando una partecipazione regolare e senza particolari picchi. 

Masate, pur con numeri simili, evidenzia una dinamica leggermente più vivace, con percentuali che oscillano tra il 45% e il 49% e una punta che supera il 55% in una sezione: un segnale di maggiore mobilitazione in alcune aree, pur all’interno di un quadro complessivamente equilibrato. 

In entrambi i casi si tratta di comunità piccole ma con una partecipazione tutto sommato solida e coerente.


Sempre su livelli intermedi si colloca Trezzano Rosa, con affluenze tra il 40% e il 46%, mentre Cassina de’ Pecchi si conferma tra i comuni più attivi, con percentuali spesso comprese tra il 48% e oltre il 52%, e punte che arrivano anche al 54%, segno di una partecipazione diffusa e strutturata.


Molto significativo è anche il dato di Bussero, che si colloca stabilmente sopra il 50% nella maggior parte delle sezioni, con valori che arrivano fino al 56%. È una delle realtà più partecipative del territorio e questo dato può avere anche una lettura politica, considerando la tradizione del comune.


Trezzo sull’Adda presenta valori generalmente compresi tra il 43% e il 49%, con alcune sezioni che si avvicinano al 47%, mostrando una buona tenuta complessiva. Gessate si attesta su livelli medio-alti, tra il 48% e il 52%, con punte che sfiorano il 54%, mentre Carugate conferma una partecipazione diffusa tra il 47% e oltre il 52%, con alcune sezioni che arrivano vicino al 53%.


In questo contesto si inserisce Pessano con Bornago, che mostra livelli di affluenza tra il 46% e il 53%, con punte che superano il 60% in alcune sezioni: uno dei dati più alti dell’intero territorio, che evidenzia una comunità particolarmente coinvolta e omogenea nella partecipazione.


Diverso ma altrettanto interessante è il caso di Pioltello. Qui il dato complessivo si attesta attorno al 43-49%, ma ciò che emerge con forza è la forte differenza tra le sezioni: si passa da aree sotto il 30% fino a realtà che superano il 52-58%. È una partecipazione disomogenea, che riflette le diverse caratteristiche sociali del territorio e mette in evidenza come il coinvolgimento civico non sia uniforme.


Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un territorio vivo, in cui la partecipazione appare in crescita e in alcuni casi particolarmente significativa, con diversi comuni ormai stabilmente sopra o attorno al 50%. 

Proprio per questo, con le urne ancora aperte domani, l’invito resta quello di andare a votare: in un referendum senza quorum, ogni singolo voto conta allo stesso modo e contribuisce direttamente a determinare il risultato finale.


AM


mercoledì 18 marzo 2026

ANCORA SULLA BOCCIOFILA di POZZO

È bastato il post di ieri (http://andreamaggio.blogspot.com/2026/03/pozzo-sulla-questione-bocciofila.html) e una telefonata per smuovere le acque?  

Non è possibile dirlo con certezza, credo di no, ma oggi arrivano finalmente alcuni chiarimenti rispetto alla convenzione.

Facciamo un passo indietro.

La Giunta comunale ha riconosciuto il pubblico interesse della proposta relativa alla riqualificazione e gestione della bocciofila comunale “1° Maggio” in località Bettola.

Questo passaggio chiarisce l’impostazione dell’intervento: non si tratta di una semplice gestione, ma di una concessione, in cui il soggetto privato realizza gli interventi e gestisce l’impianto.

Dopo la cessazione della precedente gestione nel dicembre 2024, il Comune di Pozzo d’Adda ha individuato come nuovo soggetto l’ASD Bocciofila Canonichese, associazione non locale. 

L’affidamento avviene ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. 38/2021 e consente l’assegnazione diretta in presenza di una proposta ritenuta di pubblico interesse.

La convenzione disciplina in modo puntuale i rapporti tra Comune e gestore. 

L’associazione si occupa degli interventi di riqualificazione e della gestione per un periodo di 10 anni, senza possibilità di rinnovo automatico. Alla scadenza, l’impianto torna nella piena disponibilità del Comune.

L’impianto presenta diverse criticità e necessita di interventi su impianti, coperture, servizi igienici e spazi interni. 

I lavori sono a carico del concessionario, così come la manutenzione ordinaria e la gestione complessiva della struttura. Restano invece in capo al Comune la manutenzione straordinaria, i costi delle utenze e le funzioni di controllo.

Dal punto di vista economico, la gestione è impostata senza corrispettivo da parte del Comune.

Non è previsto alcun canone per i primi cinque anni, a compensazione degli investimenti iniziali. Dal sesto anno è previsto un canone annuo di 2.500 euro oltre IVA. Il gestore dovrà inoltre prestare garanzie fideiussorie e dotarsi di coperture assicurative.

La convenzione prevede obblighi precisi: divieto di sub-concessione, obbligo di accessibilità, rispetto del piano gestionale, rendicontazione annuale e possibilità di controlli da parte del Comune.

È inoltre prevista la possibilità di risoluzione in caso di inadempimento e il diritto di recesso dell’Amministrazione per motivi di interesse pubblico.

La relazione di congruità del Segretario comunale attesta la coerenza della proposta sotto il profilo tecnico, gestionale ed economico-finanziario, evidenziando le finalità di aggregazione sociale, inclusione e promozione sportiva.

L’aspetto più importante che intendevo leggere era il modello adottato.

Si tratta della concessione di servizi: il rischio operativo e l’investimento sono in capo al gestore, mentre il Comune mantiene la proprietà dell’impianto e il ruolo di indirizzo e controllo. 

Con questo atto si avvia quindi un nuovo percorso per il recupero e l’utilizzo della bocciofila comunale.

martedì 17 marzo 2026

POZZO, SULLA QUESTIONE BOCCIOFILA...

Sulla questione della bocciofila credo sia utile una riflessione pacata, che tenga insieme sia il merito delle scelte sia il metodo con cui vengono prese.

Il Comune, va detto, non ha perso tempo nel comunicare: "...martedì scorso è stata approvata la delibera di Giunta che dà il via libera alla bozza di convenzione per la gestione".

Tuttavia, a distanza di giorni, la delibera non risulta ancora pubblicata. 

Un fatto grave: è un passaggio fondamentale per garantire trasparenza e permettere ai cittadini di conoscere e comprendere le decisioni assunte.

Le delibere, infatti, acquistano efficacia con la pubblicazione: nella pubblica amministrazione la forma è sostanza.

Non ho mai nascosto di essere, da decenni, un “malato” di pubblica amministrazione: per me le pubblicazioni sono l’essenza. 

Leggere delibere e determine è, incredibilmente, uno dei momenti più belli della giornata 😆


I documenti non vanno semplicemente letti: vanno studiati.

Proprio per questo ho sempre mantenuto una certa distanza da quella che viene spesso definita “politica degli annunci”. 

È un approccio che non mi appartiene: prima vengono gli atti, poi eventualmente la comunicazione.

Sono per i fatti e amo profondamente gli atti pubblici.

Prima gli atti, poi – se serve e per chi desidera – le passerelle.

Anche durante il mio mandato da assessore ai lavori pubblici, pur avendo portato a termine opere importanti (diversi milioni di euro) non ho mai sentito la necessità di partecipare ad inaugurazioni o momenti celebrativi, lasciando volentieri spazio ad altri.

È bene dirlo chiaramente: l’affidamento diretto, anche al precedente gestore, è uno strumento possibile. 

Non è di per sé illegittimo. 

Tuttavia, proprio perché è una scelta discrezionale, deve poggiare su basi solide ed essere adeguatamente motivata.

La situazione, peraltro, non appare del tutto neutra

Nei mesi scorsi risulta infatti la disponibilità di un’altra associazione a farsi carico della gestione e del rilancio della struttura. 

Quando esistono più soggetti interessati, cresce inevitabilmente l’esigenza di trasparenza e chiarezza.

Questo non significa fare polemica

Anzi: è doveroso partire da un ringraziamento sincero verso chi, negli anni, ha portato avanti la bocciofila. Un impegno spesso silenzioso, fatto di tempo, responsabilità e senso civico, che merita rispetto e riconoscimento.

Allo stesso tempo, è difficile non rilevare come in passato si sarebbe potuto fare di più per garantire continuità alla gestione. 

Già l’8 maggio 2025, in occasione degli atti vandalici, scrivevo:

“Avrei preferito una proroga tecnica (…) per evitare che l’ambiente restasse vuoto, senza presidio e quindi vulnerabile.
Scelte sbagliate che fanno male al patrimonio pubblico.”

Parole che nascevano dalla preoccupazione per uno spazio lasciato senza gestione ed esposto al degrado.

Proprio per questo oggi è ancora più importante accompagnare ogni scelta con la massima trasparenza: pubblicare gli atti, spiegare le ragioni, rendere comprensibile il percorso seguito.

Le decisioni pubbliche, soprattutto quando riguardano spazi così identitari per una comunità, devono essere non solo legittime, ma trasparenti. 

Ossia pienamente comprensibili e condivisibili.

lunedì 16 marzo 2026

Il 16 MARZO 1978: UN GIORNO DA NON DIMENTICARE

Il 16 marzo ‘78 fu rapito Aldo Moro, grande democristiano e uomo di Stato, protagonista di una stagione politica di altissimo livello che contribuì a trasformare l’Italia.


Quella mattina, in via Fani a Roma, gli uomini della sua scorta furono barbaramente uccisi e l’onorevole Moro venne sequestrato dalle Brigate Rosse

Fu uno shock per l’intero Paese. Non era solo il rapimento di un uomo: era un attacco diretto alla democrazia italiana da un manipolo sconsiderato di comunisti rivoluzionari.


Negli anni del terrorismo ci furono molti attentati e sequestri, ma pochi avrebbero potuto immaginare che i terroristi arrivassero a colpire in modo così violento uno dei principali uomini delle istituzioni

Lo Stato era sotto attacco. 

Il sequestro di Aldo Moro durò 55 giorni. Durante la prigionia, le Brigate Rosse inscenarono un cosiddetto “processo popolare” e diffusero comunicati chiedendo la liberazione di alcuni terroristi detenuti in cambio della vita dello statista.

Impressionante follia.

La classe politica italiana, con poche eccezioni, scelse (in modo sofferto ma condivisibile) la linea della fermezza, rifiutando la trattativa con i terroristi.  


Il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani, a Roma, simbolicamente a metà strada tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano.

Un messaggio

Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro restano uno degli eventi più drammatici della storia della Repubblica. 


Al netto della dietrologia da bar, le Brigate Rosse pensarono di colpire al cuore dello Stato e di innescare una rivoluzione

Accadde invece il contrario: il loro progetto fallì, la FERMEZZA (seppur dolorosa) isolò sempre di più il terrorismo, avviando il suo declino.

Si superò una stagione di violenza che la storia ricorderà come gli Anni di Piombo.

Questa pagina della nostra storia ci ricorda anche un’altra verità: le istituzioni democratiche possono essere imperfette, possono essere criticate, possono mostrare limiti e talvolta gravi deficit. 

È giusto protestare, è giusto alzare la voce quando qualcosa non funziona e chiedere che lo Stato migliori.


Ma proprio per questo dobbiamo ricordare che le istituzioni restano uno dei pochi pilastri e delle poche certezze che tengono insieme la nostra Repubblica. Sono il luogo nel quale la democrazia vive, si confronta e resiste alla prova della storia.


Difendere le istituzioni significa difendere la democrazia.


Ricordare oggi significa difendere la memoria di chi ha servito lo Stato e di chi ha sacrificato la propria vita per proteggerlo.


L’Italia non dimentica.

Powered By Blogger

Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

Chiunque è benvenuto e invitato ad esprimere opinioni...nel rispetto di chi scrive e di chi legge

Archivio blog