sabato 3 ottobre 2026

POZZO, OGGI NON È UNA GIORNATA QUALUNQUE

Il 3 ottobre 2021 i cittadini di Pozzo d’Adda furono chiamati alle urne per scegliere il proprio Sindaco e il proprio Consiglio comunale.

Da quella data è iniziato il mandato dell’attuale amministrazione e, quindi, sono trascorsi cinque anni.

Ricorderete che la tornata elettorale del 2021, a causa dell’emergenza sanitaria, si svolse il 3 e 4 ottobre, fuori dalla consueta “finestra primaverile”.

Per effetto delle norme che hanno disciplinato il riallineamento del calendario elettorale, i Comuni che votarono nel secondo semestre del 2021 torneranno alle urne nella finestra ordinaria della primavera 2027, tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ci faranno sapere il giorno, ma la finestra temporale è questa.

Questi mesi sono quindi il tempo tecnico necessario per riallineare il calendario elettorale. E proprio per questo credo sia necessario tenere gli occhi aperti sotto il profilo politico.

Perché questi mesi NON possono trasformarsi in una sorta di “settimo anno” della legislatura e, soprattutto, non possono diventare il momento nel quale, a pochi mesi dalle elezioni, si cerca di recuperare consenso attraverso ciò che non è stato fatto nei cinque anni precedenti.

Al di là di quello che questa amministrazione riuscirà eventualmente a realizzare nei prossimi mesi, il giudizio politico sui cinque anni trascorsi è netto. 

Sento molta delusione da parte di chi ha votato questa gestione e, personalmente, ritengo siano state perse numerose occasioni, proprio in un periodo nel quale i Comuni hanno avuto a disposizione opportunità e strumenti finanziari straordinari.

Oggi ci troviamo davanti a un’eredità fatta di questioni ancora aperte: situazioni finanziarie da affrontare, contenziosi e cause da definire, questioni urbanistiche irrisolte e, soprattutto, l’assenza di una visione compiuta del paese.

Il PGT ne è forse l’esempio più evidente.

IL PGT NON PUÒ DIVENTARE IL PROGRAMMA ELETTORALE DEGLI ULTIMI MESI.

Il Comune di Pozzo d’Adda indica tuttora come vigente il proprio Piano di Governo del Territorio, approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 55 del 16 novembre 2011.

Nel frattempo, la normativa regionale è cambiata. 

La legge regionale lombarda n. 12 del 2005, come modificata nel 2023, stabilisce che il Documento di Piano ha validità quinquennale e che, scaduto tale termine, il Comune provvede all’approvazione di un nuovo Documento di Piano.

L’attuale amministrazione ha avviato il procedimento per una nuova pianificazione, ma ad oggi non ha nemmeno adottato il provvedimento.

L’avvio della variante generale al PGT risale al 2023, quasi due anni dopo l’insediamento dell’amministrazione nell’ottobre 2021.

È stato pubblicato l’“Avviso di Avvio Variante Generale PGT e VAS”, invitando cittadini e soggetti interessati a presentare suggerimenti e proposte entro il 17 agosto 2023.

Siamo nel 2026 e, senza l’esigenza tecnico-normativa di riallineare il calendario alla finestra elettorale, la legislatura quinquennale sarebbe finita oggi. 

Eppure non hanno nemmeno ADOTTATO il provvedimento figurarsi APPROVATO

Nell’agosto 2025 il procedimento era ancora nella fase di consultazione preliminare della VAS, con il deposito del Documento di Scoping e allora la domanda è inevitabile:

perché arrivare proprio adesso?

Perché portare agli elettori, a pochi mesi dal voto, quello che dovrebbe essere il disegno urbanistico di Pozzo d’Adda per gli anni a venire?

Ve lo spiego io. Il PGT è uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali si decide il futuro, soprattutto urbanistico, di un Comune. Dentro ci sono le scelte sul territorio, sui servizi, sulle trasformazioni, sulle regole urbanistiche e sulle prospettive di sviluppo.

E io credo che sia profondamente sbagliato che una maggioranza arrivata alla fine del proprio mandato senza approvare il documento cerchi proprio adesso — con una campagna elettorale alle porte — di imprimere una direzione urbanistica destinata a condizionare anche chi sarà chiamato ad amministrare Pozzo d’Adda dopo le elezioni.

Il rischio è evidente: invece di presentare un documento all’inizio della legislatura e lavorare per concretizzare una progettazione coerente con quella pianificazione, si utilizza il PGT per FARE CAMPAGNA ELETTORALE, presentando ai cittadini il paese che si vorrebbe costruire sulla carta.

Proprio nel momento in cui si dovrebbe rendere conto al paese della sciatteria di questi anni.

Ed è qui che il PGT rischia di trasformarsi da strumento di pianificazione a gigantesca brochure elettorale.

Un documento tecnico e complesso che contiene invece scelte politiche enormi sul futuro del territorio.

Non sarebbe più corretto lasciare che siano prima i cittadini a scegliere chi dovrà amministrare Pozzo d’Adda e affidare poi alla nuova amministrazione la responsabilità di definire, discutere e approvare il piano urbanistico che dovrà accompagnare il proprio mandato?

Perché, se il PGT è davvero il futuro di Pozzo d’Adda, sarebbe naturale che fosse il futuro governo di Pozzo d’Adda ad assumersene fino in fondo la responsabilità.

Se invece lo si vuole approvare negli ultimi mesi prima del voto, allora i cittadini hanno tutto il diritto di chiedersi:

perché proprio adesso?

Il mandato elettorale ha una scadenza.
La responsabilità politica, invece, no.

AM


venerdì 2 ottobre 2026

IL MINISTRO ASSEGNA AL COMUNE FONDI PER LA LEGALITÀ: MA LA GIUNTA ALZA BANDIERA BIANCA

Senza un’idea e senza un progetto da finanziare, la Giunta alza bandiera bianca e decide di trasferire all’Istituto Comprensivo di Vaprio d’Adda 7.810,45 euro, ricevuti nell’ambito del fondo destinato alla promozione della legalità e al ristoro degli enti locali e degli amministratori vittime di atti intimidatori.

Sia chiaro: non contesto il coinvolgimento della scuola. Anzi, ancora una volta, la Scuola mette una pezza laddove il Comune non riesce, ancora una volta, davanti a una risorsa da trasformare progettualità, il Comune alza bandiera bianca e demanda.

E la cosa mi preoccupa ancora di più perché la scuola, peraltro, vive già il dramma di un Piano di Diritto allo Studio pozzese che considero fra i più scadenti della provincia. Basta leggerlo per trovare sempre la solita minestra riscaldata.

In questo caso, quando il Comune riceve risorse economiche destinate a una finalità così importante, la prima domanda dovrebbe essere:

“Che cosa vogliamo realizzare per la nostra comunità?” E qui, invece, sembra essere accaduto il contrario.

Prima si decide di trasferire i soldi alla scuola e contestualmente si demanda: sarà qualcun altro a dover immaginare come utilizzarli.

E allora mi torna inevitabilmente in mente quando (3 anni fa, novembre 2023) l’assessore alla pubblica istruzione si presentò in Consiglio comunale chiedendo il voto favorevole su un Piano di Diritto allo Studio che, per sua stessa ammissione, non era realmente nella condizione di illustrare.

Una pessima pagina amministrativa, che mi ha lasciato un vuoto dentro, un momento che dovrebbe far riflettere tutti — amministratori e cittadini — su cosa significhi davvero esercitare una funzione di rappresentanza. Perché amministrare è un nobile servizio rivolto al paese e passa da un impegno vero, da preparazione, studio, confronto, capacità di costruire.

Non può essere umiliato da sciatteria amministrativa e superficialità, perché quando queste diventano metodo rischiano di delegittimare proprio quel sistema democratico che tutti siamo chiamati a rispettare.

Nel corso di questi  decenni consiliari ho incrociato — e talvolta mi sono scontrato nel merito — amministratori veri, mossi da una cultura amministrativa, ai quali, al di là del colore politico, ho sempre riconosciuto una cosa: la capacità di elaborare un vero Piano di Diritto allo Studio partecipato.

Ho visto documenti crescere negli anni, diventare più ricchi, più articolati, più aderenti alle esigenze del territorio,  che erano il risultato finale di una tessitura sociale: amministratori, scuola, uffici, famiglie, associazioni, operatori.

La cosiddetta Filiera di competenze e di vitalità.

Sono rimasto pietrificato davanti all’ennesimo episodio consumatosi in meno di tre minuti, il momento più importante per l’assessore alla partita diventò, improvvisamente, l’ennesima conferma di una profonda difficoltà vissuta da una classe amministrativa non all’altezza.

“Questo non è il Piano Diritto allo Studio che avrei voluto presentare in Consiglio, non siamo a conoscenza dei dati” disse e in soli tre minuti di relazione scarna, senza dati, senza numeri, senza una vera illustrazione dei progetti ammise “… la scuola ha chiesto di approvare questa proposta e mi sono sentita di mandare avanti questa richiesta”.

La trattazione del Piano di Diritto allo Studio con il relativo trasferimento di soldi alla scuola è un momento importante perché dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di una progettualità condivisa.

Da approvare in consiglio comunale. 

Non conosco gli elaborati delle precedenti ma questa  giunta ha reso il Comune ad una scatola vuota senza idee, un semplice bancomat 

A distanza di tempo non è cambiato nulla, con questi  7.810,45 euro per la legalità ritroviamo lo stesso schema.

Il ministro assegna i soldi al Comune e invece di trovare nella deliberazione un progetto articolato del Comune, troviamo una destinazione: la scuola.

Chissà se in giunta - qualcuno - si è chiesto perché i fondi sono stati assegnati al Comune e non alla scuola. 

La scuola non può diventare il luogo nel quale l’Amministrazione deposita una risorsa e contemporaneamente la responsabilità di trasformarla in un progetto.

Non avevano un progetto da finanziare oppure  semplicemente hanno rinunciato a costruirlo?

Quando un’Amministrazione smette di progettare e si limita a trasferire risorse, non sta semplicemente perdendo un’occasione. Sta impoverendo la propria funzione. 

L’ho sempre detto: meglio il commissario prefettizio. 


FESTA DEI NONNI 2026

Oggi è la Festa dei Nonni, una giornata che non dovrebbe passare inosservata, perché i nonni rappresentano molto più di una figura affettiva: sono memoria, esperienza, radici, custodi di storie, tradizioni e valori che vengono trasmessi da una generazione all’altra.

Mi auguro che tutte le Amministrazioni comunali abbiano previsto iniziative per valorizzare questa giornata e, soprattutto, per riconoscere concretamente il ruolo dei nonni e della famiglia, che rimane una delle cellule fondamentali della nostra società.

In un tempo nel quale tante certezze, tradizioni e legami sembrano essere messi in discussione o progressivamente indeboliti, credo sia ancora più importante non smettere di ricordare ciò che ci unisce e ciò che costituisce le nostre radici.

Valorizzare i nonni significa valorizzare la memoria.
Valorizzare la famiglia significa valorizzare il futuro.

Non si tratta di guardare al passato con nostalgia, ma di custodire ciò che di buono abbiamo ricevuto e trasmetterlo alle nuove generazioni, perché una società senza memoria rischia di perdere anche il senso della propria identità.

Oggi facciamo sentire ai nostri nonni quanto sono importanti.

A tutti i nonni, a quelli che abbiamo ancora accanto e a quelli che continuano a vivere nei nostri ricordi e nei nostri cuori, buona Festa dei Nonni.

Grazie per tutto ciò che siete stati, per ciò che siete e per tutto ciò che avete trasmesso e continuate a trasmettere. 

Le Istituzioni dovrebbero fare di più per non dimenticare questi momenti 


domenica 27 settembre 2026

POZZO, ALTRA PROPOSTA ACCOLTA: SINTOMO DELL’AVVICINARSI DELLE ELEZIONI

Si avvicinano le elezioni e, dopo anni in cui molte proposte sembravano finite nel dimenticatoio, rimaste inascoltate, vediamo finalmente riemergere alcune delle questioni che erano state sollevate nel tempo.

Tra queste, anche lo spostamento del mercato settimanale del martedì.

Non è una novità.

Il 21 ottobre 2024 pubblicavo un post dal titolo “Pozzo, una proposta per il mercato”, nel quale proponevo, in termini concreti e propositivi, di spostare le bancarelle da via Don Minzoni al piazzale Donatori del Sangue, già allora individuato come spazio più adeguato.

La motivazione era semplice: il mercato è un servizio importante per la comunità e va tutelato, ma deve essere collocato in un luogo che consenta di svolgersi senza creare disagi eccessivi ai residenti e problemi alla circolazione.

Scrivevo allora:

“Il mercato è importante e merita ubicazioni più confacenti al ruolo, bisogna evitare conflittualità (anche sociali) dovute alla presenza di bancherelle, soprattutto quando si hanno valide alternative in un’area parcheggio adiacente.”

E ancora:

“Pertanto ritengo importante che l’Amministrazione valuti la possibilità di spostare l’ubicazione dell’intero mercato […] in una zona più adeguata, poco distante dall’attuale, e sicuramente meno impattante dal punto di vista viabilistico.”


(Questo il link: https://www.blogger.com/blog/post/edit/6812565255560051241/3584671460673955388)

Oggi, 24 settembre 2026, arriva la Delibera di Giunta n. 64.

La Giunta comunale approva lo spostamento temporaneo del mercato da via Don Minzoni a Via Roma – Piazza Donatori del Sangue, con decorrenza dal 20 ottobre 2026 fino al 31 marzo 2027.

La stessa delibera riconosce che i residenti di via Don Minzoni lamentano da tempo le difficoltà di movimento degli automezzi e che gli spazi di manovra sono effettivamente ridotti al minimo.

Riconosce inoltre che il parcheggio di piazza Donatori del Sangue può essere utilizzato per il mercato, riducendo le interferenze con la circolazione.

Insomma, quello che nel 2024 era una proposta oggi è diventato un provvedimento amministrativo.

Ci sono voluti quasi due anni.

Ma va detto: meglio tardi che mai. 

E non lo dico per rivendicare una primogenitura personale.

Lo dico perché amministrare dovrebbe significare anche questo: ascoltare le proposte, valutarle, confrontarsi con i problemi quotidiani dei cittadini e, quando sono valide, trasformarle in atti concreti.

Ma c’è anche un’altra ragione per cui oggi scrivo queste cose.

In questi mesi, insieme ad alcuni amici con i quali condivido da tempo una sincera passione per Pozzo d’Adda, abbiamo intensificato il confronto sulla vita amministrativa del paese, stiamo costruendo qualcosa.

E sul tema avanzeremo - fra pochi giorni - la nostra proposta sullo spostamento definitivo. 

Un gruppo civico. Abbiamo una profonda VISIONE AMMINISTRATIVA 

Non abbiamo ancora deciso quale sarà esattamente la forma con cui ci presenteremo alla prossima tornata amministrativa. Sarà una scelta che faremo insieme, con calma e con responsabilità.

Io sono “vecchio” per certe esperienze ma una cosa credo sia già chiara. 

Ma i gruppi esistono in rappresentanza e ci saremo, perché Pozzo ha davvero bisogno di tutti e la voglia di migliorarlo è NECESSITÀ 

E penso sia giusto che tutto questo trovi una forma per potersi esprimere, come già successo su questo disagio per anni inascoltato e che oggi trova attenzione. 

Una ubicazione temporanea (gli atti parlano di “temporaneo”) e abbiamo già idee e proposte che vanno oltre il semplice spostamento temporaneo delle bancarelle.

Un passo alla volta. Una conquista dopo l’altra ..


AM 



domenica 20 settembre 2026

CASSINA, SI FESTEGGIA AL FESTIVAL DELLE OCCASIONI PERSE ?!?!

Possibile che le innumerevoli occasioni perse con il PNRR non abbiano insegnato nulla alla Giunta Balconi? 

Perché il punto è proprio questo: mentre in tutta Italia Comuni, Regioni e Governo hanno lavorato per intercettare risorse straordinarie destinate agli investimenti pubblici,non solo Cassina De’ Pecchi è rimasta a guardare, non solo vanta strutture pubbliche che  hanno terminato il naturale ciclo vita e sulle quali si sta concentrando un accanimento terapeutico spendendo milioni di euro (sottratti ad altre opere pubbliche ed investimenti necessari inizialmente programmati).

Ricordo quando l’ex presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi ha definito il PNRR una grande occasione non soltanto per le opere realizzate, ma soprattutto per il metodo di governo: coinvolgimento delle comunità, collaborazione tra istituzioni, capacità progettuale, strategie condivise e una filiera amministrativa capace di trasformare le opportunità in opere concrete.

È esattamente ciò che a Cassina è mancato. 

In questi anni sono emersi quotidianamente elementi che hanno reso più evidente il fallimento pianificatorio e progettuale. 

Una Giunta senza prospettiva e visione si è trovata davanti a una stagione irripetibile di finanziamenti pubblici, tra risorse europee, nazionali, regionali e ministeriali, oltre a maggiori entrate comunali, non è riuscita a trasformare questa disponibilità economica in una strategia di investimento adeguata alle necessità del territorio.

I numeri iscritti a bilancio hanno raccontano una disponibilità di risorse impressionante ma avere risorse non significa automaticamente saperle trasformare in opere.

Mentre gli altri Comuni realizzavano strutture pubbliche nuove, a Cassina proseguiva (e prosegue) la politica delle toppe. 

La capacità amministrativa si misura anche nella capacità di progettare, partecipare ai bandi, ottenere finanziamenti e realizzare gli interventi e non solo spendere i soldi a bilancio (per opere sbagliate) o addirittura investire gli oneri generati dalla trasformazione urbanistica dell’area ex Nokia Siemens 

E sulle scuole questo fallimento (assenza di visione) ha assunto un significato ancora più grave.

La Giunta Balconi - a differenza di altri Comuni anche più scarsi e problematici ma che perlomeno hanno avuto idee e ottenuto finanziamenti - non ha presentato nemmeno progetti capaci di intercettare le grandi opportunità del PNRR (-destinate alla nuova edilizia scolastica e agli asili nido.

Parliamo di scuole, di servizi per le famiglie, di patrimonio pubblico e soprattutto del futuro del nostro paese.

Sono stato assessore ai Lavori pubblici e so bene cosa significhi amministrare quando le risorse sono limitate.

Gli anni 2014-2019 furono caratterizzati da vincoli di finanza pubblica che rendevano estremamente difficile programmare e realizzare investimenti.

Eppure furono realizzate un numero importante di opere pubbliche, mentre oggi l’Amministrazione vive e ha vissuto  condizioni completamente differenti, il PNRR ha rappresentato una disponibilità di risorse senza precedenti.

Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane. Ecco.

Sarebbero servite idee al governo, massima capacità progettuale e coraggio: Cassina ha perso occasioni importanti.

Lo scrivevo già nel 2022.

Quando furono pubblicate le graduatorie dell’avviso PNRR per la costruzione di nuove scuole mediante sostituzione degli edifici esistenti, Cassina non c’era.

Nemmeno nei “ripescaggi”. Un disastro di gravi proporzioni e - lo dicevo allora (prima delle occasioni pnrr e lo ripeto oggi - sulla questione dell’edilizia scolastica sono rimasto coerente per vent’anni, non ho mai cambiato idea perché cambiava la moda politica del momento.

Per anni ho chiesto che il Comune fosse pronto a partecipare ai bandi, predisponendo progetti e studi di fattibilità, perché i bandi non si vincono quando vengono pubblicati, si vincono prima, preparando idee, progetti e strutture amministrative capaci di presentarli.

Ho chiesto fino alla noia si superare definitivamente la logica delle costosissime manutenzioni tampone e della politica delle toppe.

Almeno 4 sono i milioni di euro buttati (negli ultimi 15 anni)  sulla scuola elementare e se ci avessero ascoltato avremmo avuto una struttura nuova, adeguata ai tempi. 

Non possiamo continuare con i selfie, passerelle per le innumerevoli toppe sul tetto e qualche infisso sostituito in una catapecchia che (lo dico da 20 anni) è da abbattere, sostituire.

Come hanno fatto tutti i comuni con le scuole degli anni 70 (schifezze)

Non ci trovo nulla da festeggiare o fare passerelle, la politica delle emergenze sul patrimonio scolastico - dopo 7 anni di governo Balconi - ha bisogno di una visione completamente diversa.

E prima che mi “cacciassero” dal gruppo (l’arrivo della Balconi a Cassina mi ha - come dichiaro lei sulla stampa - “marginalizzato”) la pensavano esattamente come me e votavano insieme a me questa posizione.

Sarò marginalizzato ma ho la schiena dritta e non ho cambiato idea sulla trasformazione ex Nokia (operazione di 15 milioni di euro approvata un 03 agosto) e soprattutto continuo a pensare che un paese debba essere amministrato attraverso idee, programmazione e investimenti, non attraverso la semplice gestione dell’esistente.

Le elezioni si possono perdere, ma le idee non dovrebbero cambiare a seconda della convenienza.

Vent’anni fa sostenevo la necessità di uscire dalla “politica delle toppe”.

Oggi lo sostengo ancora, perché la coerenza ha un costo ma io l’ho sempre sostenuto (anche a costo di perdere le elezioni) 


AM




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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

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