Quello che è certo è che non possiamo continuare a considerare i blackout una conseguenza inevitabile del caldo.
Ogni estate assistiamo allo stesso copione: temperature elevate, consumi elettrici in crescita, interi quartieri senza corrente.
La pazienza ha un limite, non si tratta più di episodi isolati, ma di una criticità che interessa numerosi paesi dell'Adda Martesana e che mette in luce un problema ben più profondo: la fragilità delle infrastrutture elettriche.
Da un lato, è vero, il caldo estremo aumenta il ricorso ai condizionatori e fa crescere la domanda di energia, ma non è una novità e non può essere la scusa dietro la quale nascondere un tema strutturale.
Una rete moderna deve essere progettata proprio per affrontare i picchi di carico e gli eventi climatici che, ormai, non sono più eccezionali
Nel 2026 è la nuova normalità e le società di distribuzione riconoscono che le alte temperature sottopongono i cavi a uno stress maggiore e che i consumi possono aumentare fino al 40% rispetto ai periodi ordinari.
È esattamente per questo motivo che servono investimenti continui e programmati.
Peraltro, questo continuo scollegamento di elettricità, cali di tensione nel corso della notte, non significa soltanto rimanere senza luce per qualche ora ma sono stress per frigoriferi e congelatori che smettono di funzionare.
Immagino le imprecazioni dei titolari di attività commerciali costretti a chiudere, ristoranti che rischiano di perdere intere scorte alimentari, bar impossibilitati a lavorare, negozi senza sistemi di pagamento elettronico, professionisti bloccati, persone intrappolate negli ascensori e famiglie che vedono danneggiarsi elettrodomestici ed apparecchi elettronici a causa dei continui sbalzi di tensione.
Mi chiedo, le menti lucide e pensanti del sistema hanno compreso quanti siano i danni economici e come, spesso, superino il semplice disagio?
A questo punto è inevitabile porsi una domanda: chi sostiene questi costi? Per un’impresa, la perdita di merci refrigerate, il fermo dell’attività o la sostituzione di attrezzature può valere migliaia di euro.
Per una famiglia, cambiare un frigorifero, una caldaia o una scheda elettronica significa affrontare una spesa imprevista che nessuno aveva messo in conto.
Quando una situazione si verifica costantemente in una pluriannualità, non si può pensare che sia emergenza inattesa, non possiamo continuare a rincorrere le emergenze.
Occorre anticiparle e le aziende che gestiscono la distribuzione - probabilmente - sono un pò in ritardo con i piani di investimento miliardari per ammodernare cabine, linee e sistemi di monitoraggio.
È un segnale positivo, ma questi interventi dovranno tradursi rapidamente in una rete capace di garantire continuità del servizio anche nelle condizioni più difficili.
Serve un sistema di tutela più efficace per cittadini e imprese, con procedure rapide per il riconoscimento degli indennizzi quando vi siano responsabilità accertate e, soprattutto, un’accelerazione concreta degli investimenti sulla rete.
Perché il caldo non è più un evento straordinario.
Continuare a farsi trovare impreparati, invece, non può più essere considerato normale. Anzi proverei a capire
