ANDREA MAGGIO

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venerdì 23 gennaio 2026

MARTESANA, PRIME CONFERME DAL PIANO CASA

Come avevo anticipato nel mio post del 24 ottobre “Attenzione alla polpetta avvelenata del Comune di Milano” (http://andreamaggio.blogspot.com/2025/10/attenzione-alla-polpetta-avvelenata.html) la Martesana rischia di diventare un laboratorio di trasferimento della funzione residenziale popolare dal capoluogo verso i comuni dell’hinterland.

Milano ha sottoscritto una convenzione con i Comuni di Gorgonzola, Gessate e Cologno Monzese per il progetto “Sistema Abitare – Aree esterne Milano direttrice est”. 

L’idea di valorizzare aree dismesse e immobili comunali può sembrare positiva, ma va letta con attenzione. 

La Politica locale deve obbligatoriamente affrontare tema perché dietro la firma dei protocolli potrebbe nascondersi la classica marchetta politica è un soccorso “rosso” (fra amministrazioni di centro sinistra e che hanno peraltro lo stesso colore politico)

Si può celare una polpetta avvelenata ossia un trasferimento di edilizia popolare milanese nella Martesana, con possibili effetti negativi sulla qualità della vita e sulla coesione dei nostri territori.

Come ricordavo già a ottobre, l’abitare di qualità non si crea semplicemente aumentando il numero di case: servono servizi, spazi di relazione, sicurezza, cultura e sport. Trasferire fuori dai confini cittadini le criticità delle periferie milanesi rischia di trasformare i nostri comuni in semplici estensioni di Milano, senza alcun vantaggio reale per chi già vive qui.


Milano promette 10.000 nuovi appartamenti a canone calmierato, ma circa 3.500 saranno realizzati fuori dal comune, proprio sul nostro territorio. 

La convenzione con Gorgonzola, Gessate e Cologno può essere una opportunità solo se monitorata con rigore e trasparenza.

Conosciamo bene la difficoltà di mantenere strutture pubbliche, basti guardare gli alloggi Aler o MM 

È un tema troppo importante per essere lasciato solo ai tavoli tecnici: la politica locale deve vigilare, nell’interesse di tutti, perché la Martesana non diventi l’area di espansione delle periferie milanesi.

Leggi il mio post completo del 24 ottobre, dove anticipavo queste preoccupazioni: Attenzione alla polpetta avvelenata del Comune di Milano (http://andreamaggio.blogspot.com/2025/10/attenzione-alla-polpetta-avvelenata.html)


LA MARTESANA È PRONTA A DIRE “NO” 

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domenica 11 gennaio 2026

CASSINA, DIVERTIMENTO PERICOLOSO


 


Come troppo spesso accade, mi trovo ancora una volta a dover comunicare ai cittadini un episodio estremamente spiacevole e potenzialmente molto pericoloso.


Riesco a svolgere questo servizio di attenzione e segnalazione da molti anni, grazie ai "ragazzi" di Uniti per Cassina (una delle più belle realtà locali) e ai tanti cittadini che vedono in noi un megafono credibile, persone che raccolgono istanze e prova a dar loro una forma amministrativa, affinché non restino semplici lamentele ma diventino temi di intervento pubblico.

Preferiamo sempre documentare ciò che sosteniamo. Lo sapete.


È stata trovata aperta la porta della torretta all’interno dell’area Nokia Siemens e questo ha consentito a diversi ragazzi di entrare, salire fino in cima ed esporsi a rischi gravissimi. 


Alcuni di loro sono stati visti urlare, cantare e festeggiare per l’altezza raggiunta, come se si trattasse di una sfida o di un gioco.


Uno di questi ragazzi si è addirittura seduto nel punto più alto con i piedi penzoloni nel vuoto, in una situazione che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.


La porta lasciata aperta ha chiaramente indotto ragazzini in cerca di emozioni forti (sbagliate, perché estremamente rischiose) ad accedere alla struttura. 


Le immagini facilmente reperibili su Google Earth  dimostrano che la porta è aperta da molti mesi.


Ovviamente, nessuno si è accorto di niente.


Ritengo che la questione giovanile anche a Cassina de’ Pecchi stia assumendo i contorni di una vera e propria emergenza.

Anche chi nega é una forma di emergenza.


Le istituzioni devono tornare a intervenire con decisione, come è stato fatto in passato attraverso progetti strutturati di politiche giovanili ed educativa di strada, che hanno funzionato e che, sotto diverse amministrazioni di colore politico differente, sono stati progressivamente smantellati negli ultimi anni.


Aver ricoperto il ruolo di assessore alle Politiche Giovanili mi ha permesso di vivere anni straordinari, perché Cassina era capofila di Spazio giovani Martesana arrivó a coordinare iniziative prese come modello e replicate in molte altre realtà italiane, ottenendo diversi riconoscimenti.


Basti pensare che il progetto Spazio Giovani Martesana (SGM) partì con 8 Comuni, arrivò poi a 10 e infine a 24 Comuni, coinvolgendo anche la Città Metropolitana di Milano, sotto la guida dell’allora assessora Cristina Stancari, che scelse di sostenere il progetto e diventare partner, lasciando Cassina de’ Pecchi Comune capofila.


In quel ruolo NON ho “inventato” qualcosa da zero, ma ho rafforzato ed esteso un progetto già esistente, che non solo volli continuare ma venne esteso in territori piu vasti. 


Progetti come educativa di strada permettono di:

- intercettare i ragazzi nei luoghi in cui si incontrano spontaneamente;

- creare relazioni di fiducia con educatori qualificati;

- ascoltare bisogni, difficoltà e segnali di disagio;

- prevenire comportamenti a rischio prima che diventino devianze gravi;

- promuovere protagonismo e cittadinanza attiva, attraverso laboratori, sport, cultura e attività creative.


Questo è esattamente ciò che oggi manca.


Alcune aree, Cassina de’ Pecchi compresa, risultano oggi scarsamente coperte da interventi educativi strutturati.

Rafforzare i servizi territoriali significa prevenire violenze, isolamento, consumo di sostanze, e offrire opportunità concrete di crescita sicura ai ragazzi, prima che il disagio esploda in episodi gravi o irreversibili.


I nostri ragazzi hanno bisogno di adulti presenti e attenti, di istituzioni responsabili e di famiglie che collaborino.


Quello che sta accadendo oggi non è casuale.

È il risultato di scelte politiche. 

E proprio per questo può – e deve – essere corretto dalla politica.


_AM_

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martedì 16 dicembre 2025

POZZO D’ADDA, PIANO DIRITTO ALLO STUDIO: ALCUNE RIFLESSIONI

Ammetto una colpa personale: non seguo con grande attenzione la politica locale.

Dovrei probabilmente interessarmene di più, ma l’arena politica del paese risulta francamente poco stimolante.

Disarmante.


Ascolto i Consigli comunali di molti Comuni della provincia di Milano, ma quello di Pozzo d’Adda resta tra i più noiosi: sedute prive di slancio e di vero confronto, il tutto si svolge come tacito “consorzio sodale”del “sappiamo ma non diciamo”.


Un aspetto che preoccupa ancora di più in vista delle prossime elezioni, dove il rischio è quello di un confronto tra schieramenti poveri di idee, im perfetta continuità e coerenza con le ultime legislature.


Da una parte, avremo un’amministrazione che probabilmente si ripresenterà con la consueta difficoltà nel trasformare i propositi in risultati concreti.

Dall’altra, una coalizione che appare scialba, sfilacciata e ricca di prime donne, forse favorita perché ricca di simboli di partito, ma povera di qualità e soprattutto visione.


La speranza è che possa nascere una terza opzione elettorale, credibile e capace di portare idee nuove.

Per tagliare il cordone ombelicale con il passato, cosa che Villa avrebbe dovuto fare (questa era la promessa e auspicio) ma senza riuscirci.


In questo contesto, durante l’ultimo Consiglio comunale, si è discusso del Piano per il Diritto allo Studio, documento che ogni anno viene approvato ma che continua a rivelarsi deludente.


L’idea centrale sfugge ancora: il Piano non dovrebbe essere un elenco di richieste della scuola, ma il frutto di una vera coprogettazione tra Comune e istituzioni scolastiche, capace di rispondere ai bisogni reali di studenti e famiglie.

Nulla di tutto questo emerge.


Grave, inoltre, la mancata introduzione del Quoziente Familiare, strumento di sostegno concreto per le famiglie con più figli, che sarebbe stata l’unica vera novità di questo Piano.


Il risultato è un documento basico, copia-incolla dei precedenti, privo di visione e di innovazione, senza una progettualità che veda il Comune come attore protagonista.


Abbiamo 60 mila euro di insoluti legati alla mensa scolastica, di cui circa 12 mila euro riconducibili a criticità strutturali, peraltro coperti attraverso le risorse del Piano Cogeser.

Cattive abitudini di chi assolve al dovere solo dopo esser sollecitato.

Un passo avanti, almeno nei numeri

Va tuttavia riconosciuto un elemento positivo: rispetto al passato, il Piano è stato almeno presentato con alcuni dati aggiornati.

Gli iscritti complessivi sono 686, distribuiti sui tre ordini di scuola, con 105 studenti non residenti che scelgono Pozzo d’Adda.


Aumenta anche il numero di studenti extracomunitari (155), elemento che ha richiesto un maggiore impegno sull’approccio linguistico, spesso vero ostacolo per le famiglie.


Il Comune garantisce diversi servizi:


  • mensa scolastica, vigilata da ATS, Sercar e da un dietologo che affianca la Commissione mensa (riunitasi la scorsa settimana);
  • pre e post scuola, molto partecipato, con l’aggiunta di un operatore per l’aumento delle adesioni;
  • assistenza educativa scolastica per 23 studenti, con un costo annuo di 172 mila euro;
  • libri di testo gratuiti per la primaria, per un importo di circa 13.500 euro.



A questi si affiancano gli strumenti regionali, come Dote Scuola Lombardia.

I progetti del Piano Diritto allo Studio ammontano a 25 mila euro.


Sono stati inoltre segnalati alcuni comportamenti antisociali in una fascia d’età specifica, anche io ho prodotto alcuni post molto visualizzati: è stato quindi proposto un progetto rivolto alle classi di quinta primaria e prima media (4 incontri per classe, costo 3.500 euro), oltre ad altre iniziative come il Consiglio comunale dei ragazzi e i progetti CAP e CEM.


Chiaramente un piano deludente, che da un lato conferma il nostro istituto scolastico attrattivo (personale valido) ma che (anche quest’anno) restituisce l’immagine  di una pubblica amministrazione spettatrice e non “coprogettista” del percorso didattico educativo del nostro futuro.


Occasione persa: ennesima.


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lunedì 15 dicembre 2025

SICUREZZA E ILLUMINAZIONE: NON È PIÙ RINVIABILE

Dal 17 febbraio 2023 come Uniti per Cassina portiamo avanti, con determinazione e continuità, una richiesta semplice ma fondamentale: mettere in sicurezza alcuni punti strategici del nostro paese.

 

Lo abbiamo fatto con una raccolta firme, con segnalazioni formali, con il coinvolgimento diretto dei cittadini e anche attraverso articoli e interventi pubblici che hanno acceso i riflettori su queste criticità nel dicembre 2024 e nel luglio 2025.

 

Uno dei temi che ha visto la più ampia partecipazione dei cittadini riguarda il parcheggio a nord della stazione MM2 di Cassina de’ Pecchi, accessibile da vicolo degli Olmi e collegato, tramite il corsello, a via dei Platani e alla metropolitana.

 

Ogni sera questo parcheggio è attraversato da numerosi pendolari, persone che rientrano dal lavoro, famiglie, anziani, cittadini con difficoltà motorie.

 Il vicolo degli Olmi è illuminato, il parcheggio no.

 Questo crea insicurezza, disagi e potenziali conflitti tra pedoni e automobili.

La richiesta è ed è sempre stata chiara e ragionevole:

installare pali di illuminazione pubblica all’interno del parcheggio e lungo il corsello pedonale, per garantire sicurezza, accessibilità e una migliore vivibilità degli spazi.

Illuminare significa:

·  aumentare la sicurezza percepita e reale

·  favorire la mobilità dei pedoni

·  tutelare persone con disabilità o difficoltà motorie

·  prevenire situazioni di rischio evitabili

 

Questa richiesta è stata formalizzata per iscritto - con evidenti risalti sulle pagine della Gazzetta della Martesana - e attende ancora una risposta scritta, come più volte sollecitato.

Come gruppo civico non molliamo la presa.

Continuiamo a fare proposte concrete, perché migliorare Cassina de’ Pecchi è un dovere verso chi la vive ogni giorno.

 Ora è il momento delle decisioni, non dei rinvii.

La sicurezza dei cittadini non può restare al buio.

 

_AM_

(la prima nota del 17.02.2023)

ALLEGO: 

- articoli

 - ultima nota del 03 luglio 2025








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sabato 13 dicembre 2025

PMRR, UN'OCCASIONE CHE NON AMMETTE ASSENZE

L’11 dicembre 2025 si è tenuta una seduta di straordinaria importanza della Conferenza Metropolitana, nel corso della quale è stato presentato e illustrato il Piano Metropolitano di Ripresa e Resilienza (PMRR).

Proprio per la rilevanza dei temi affrontati e delle opportunità messe in campo, le POCHE assenze registrate in quella sede rappresentano un segnale politicamente grave.

La Conferenza Metropolitana è l’organo in cui tutti i Comuni sono chiamati a esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e rappresentanza: non partecipare significa rinunciare a incidere su scelte strategiche che riguardano direttamente il proprio territorio e i propri cittadini.

In quella seduta si è discusso di un piano che mette a disposizione 39 milioni di euro di risorse proprie della Città Metropolitana di Milano, destinate ai Comuni per la realizzazione di progetti coerenti con il Piano strategico metropolitano.

Si tratta di un fatto senza precedenti: per la prima volta dalla sua istituzione, la Città Metropolitana investe direttamente risorse significative a favore dei 133 Comuni del territorio.

L’iniziativa ha registrato un’adesione molto ampia:

  • 109 amministrazioni su 133 hanno partecipato;

  • sono state presentate circa 180 proposte progettuali;

  • per un valore complessivo di 212 milioni di euro, a fronte dei 39 milioni disponibili.


Numeri che testimoniano non solo il successo dell’iniziativa, ma anche la consapevolezza diffusa, da parte della maggioranza dei Comuni, dell’importanza di esserci, partecipare e orientare le scelte.


Proprio per questo, chi non ha partecipato alla manifestazione di interesse e non ha preso parte attivamente a questo percorso si è auto-escluso da una fase decisiva, assumendosi una responsabilità politica evidente nei confronti dei propri cittadini.

È stato chiarito più volte, anche dal vicesindaco metropolitano, che:

  • i Comuni che non hanno partecipato alla manifestazione di interesse non potranno accedere alla fase successiva del bando;

  • sarà finanziabile un solo progetto per Comune, presentabile singolarmente oppure in forma associata;

  • circa il 30% delle risorse è riservato ai Comuni sotto i 10.000 abitanti, che avrebbero quindi avuto una corsia particolarmente favorevole.

TUTTI I COMUNI HANNO PARTECIPATO IN FORMA DISTRETTUALE, MA E' IMPORTANTE CAPIRE LA PROGETTUALITA' RISPETTO ALLA SICUREZZA STRADALE (per esempio)

Alla luce di queste condizioni, l’assenza dalla Conferenza Metropolitana e dalla fase di manifestazione di interesse non può essere derubricata a una semplice disattenzione, ma assume i contorni di una scelta politica miope, che rischia di penalizzare soprattutto i Comuni più piccoli.

I progetti dovranno essere completati entro dicembre 2028.

La graduatoria avrà validità biennale e, in caso di rinunce, è previsto lo scorrimento.


È inoltre stata prospettata la possibilità di:

  • destinare ulteriori risorse nel 2026, utilizzando parte dell’avanzo di amministrazione;

  • finanziare progressivamente anche i progetti inizialmente ammessi ma non finanziati, mantenendo valida la graduatoria per due anni.


Questo rende ancora più evidente quanto fosse fondamentale esserci fin dall’inizio, partecipare alla definizione del percorso e posizionarsi correttamente.

Il livello di progettazione richiesto entro il 28 febbraio sarà uno studio di fattibilità “light”, accompagnato da una modulistica volutamente semplificata, proprio per non escludere nessuno.


La Città Metropolitana ha scelto consapevolmente di abbassare le barriere burocratiche, favorire la partecipazione e promuovere progetti condivisi e sovracomunali.

In questo contesto, non partecipare non è giustificabile né sul piano tecnico né su quello amministrativo.


Il PMRR rappresenta quindi un vero banco di prova politico:

  • per chi ha colto l’opportunità e ha lavorato per portare risorse sul proprio territorio;

  • e per chi, invece, ha scelto – o accettato – di restare ai margini di una decisione strategica.

È doveroso riconoscere il lavoro svolto dalla Città Metropolitana di Milano, che con il Piano Metropolitano di Ripresa e Resilienza ha messo a disposizione dei Comuni uno strumento concreto, innovativo e utilissimo per sostenere investimenti che, per molti enti locali, sarebbero altrimenti difficilmente realizzabili.


Il PMRR non è soltanto un bando di finanziamento, ma un vero atto di visione politica e amministrativa, che rafforza il ruolo della Città Metropolitana come ente di coordinamento, supporto e valorizzazione delle autonomie locali.

La scelta di destinare risorse proprie, di riservarne una quota significativa ai Comuni più piccoli e di semplificare al massimo le procedure dimostra una volontà chiara di non lasciare indietro nessuno.


Tuttavia, strumenti di questo livello non producono risultati automaticamente.

Per essere efficaci, devono essere colti, interpretati e utilizzati da amministrazioni presenti, preparate e consapevoli delle priorità del proprio territorio.


È qui che si misura la qualità della politica locale: nella capacità di esserci, di progettare e di rappresentare realmente i cittadini, trasformando opportunità istituzionali come il PMRR in opere pubbliche, servizi e miglioramenti concreti per le comunità.


NELLE PROSSIME ORE VERIFICHERO' QUALI AMMINISTRAZIONI NON HANNO SAPUTO COGLIERE L'OPPORTUNITA' e CONOSCERE QUALI PROGETTI INTERESSERANNO I NOSTRI COMUNI

RIPETO: 109 amministrazioni su 133 hanno partecipato.





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