mercoledì 22 aprile 2026

DATA CENTER A MELZO, COMPENSAZIONE A CASSINA.

L’arrivo del nuovo data center previsto a Melzo rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più rilevanti degli ultimi anni per l’area dell’Est milanese. 


Non si tratta di un’opera che riguarda esclusivamente il Comune ospitante, ma di un progetto che inevitabilmente produce effetti e ricadute anche sui territori limitrofi, inserendosi in una dinamica più ampia di trasformazione urbanistica e tecnologica dell’intera zona.


Tra i Comuni coinvolti nel quadro delle cosiddette compensazioni sovracomunali figura anche Cassina de’ Pecchi. 

Questo aspetto è particolarmente significativo perché evidenzia come interventi di questa portata non si esauriscano nei confini amministrativi in cui sorgono, ma generino una rete di rapporti, equilibri e contropartite che interessano un’area più vasta. 


Le compensazioni, in questo senso, non devono essere intese come un beneficio discrezionale o come un “premio”, ma come strumenti tecnici previsti all’interno dei procedimenti autorizzativi per mitigare e riequilibrare gli impatti potenziali di grandi opere sul territorio.


Il progetto, promosso da STACK EMEA, prevede la realizzazione di una struttura di circa 25 mila metri quadrati destinata a ospitare infrastrutture digitali di nuova generazione. 


Si tratta di un investimento di rilievo, coerente con la crescente domanda di servizi legati al cloud e alla gestione dei dati, che porterà con sé sviluppo tecnologico e opportunità economiche, ma che richiederà al tempo stesso un’attenta valutazione degli impatti ambientali, energetici e infrastrutturali sul contesto circostante.


Per quanto riguarda Cassina de’ Pecchi, una delle compensazioni previste (questo si apprende) riguarda la realizzazione di un viale alberato in via Campo Santo, nella frazione di Sant’Agata. 


L’intervento si inserisce nell’ottica di miglioramento del verde urbano e della qualità paesaggistica dell’area, contribuendo a una riqualificazione che, almeno nelle intenzioni progettuali, dovrebbe restituire maggiore decoro a una zona già oggetto in passato di attenzione pubblica.


Proprio via Campo Santo - qui sembra rivolta la compensazione - è stata al centro, tempo addietro, di un episodio che ha suscitato discussione sul territorio, quando si verificò l’abbattimento di diversi alberi. 


L’intervento, del tutto scollegato dal futuro data center, venne attribuito a un’azione rimasta senza responsabili identificati, ipotizzata come opera di un soggetto mai individuato ufficialmente, circostanza che lasciò inevitabilmente aperti interrogativi e che non ha avuto sviluppi investigativi conclusivi da parte delle autorità comunali.


Resta comunque un principio generale che caratterizza tutte le compensazioni urbanistiche: non si tratta mai di interventi neutri o privi di motivazione. Quando un Comune riceve opere o investimenti collegati alla realizzazione di un’infrastruttura in un altro territorio, ciò avviene perché esistono potenziali impatti da bilanciare, che possono riguardare traffico, consumo di suolo, pressione sulle infrastrutture o effetti ambientali diretti e indiretti.


Per questo motivo sarà fondamentale seguire con attenzione le fasi successive del progetto, a partire dalla progettazione esecutiva fino ai vari livelli autorizzativi, che definiranno nel dettaglio sia le opere principali sia quelle di compensazione. 


Solo in quel momento sarà possibile comprendere con maggiore precisione quale sarà il reale equilibrio tra benefici e possibili criticità per Cassina de’ Pecchi e per i Comuni coinvolti.


Il punto centrale della questione, oggi, è proprio questo: Cassina si inserisce in un sistema di compensazioni legato a un grande intervento localizzato altrove, traendone alcuni benefici urbanistici e ambientali.


Ma allo stesso tempo dovrà valutare nel tempo l’effettiva portata degli impatti complessivi. 


In questo equilibrio tra sviluppo e tutela del territorio si giocherà la qualità finale dell’intervento e la sua reale sostenibilità per la comunità locale.


martedì 21 aprile 2026

POZZO, IDEE E PROPOSTE PER BANDO STRADE VERDI


Insieme a un gruppo di amici, interessati al miglioramento di Pozzo d’Adda, stiamo lavorando ad alcune proposte per il paese 


Intendiamo  rivolgere all’Amministrazione comunale una proposta costruttiva e concreta.


Regione Lombardia ha aperto il nuovo bando #StradeVerdi, un’opportunità importante per finanziare interventi di riqualificazione dello spazio pubblico, riduzione del traffico inquinante, incremento del verde urbano e adattamento ai cambiamenti climatici.


Già nella precedente edizione del 2025 questa occasione si era presentata ma, ad oggi, non ci risulta che il Comune di Pozzo d’Adda abbia ottenuto finanziamenti né, soprattutto, che sia stata sviluppata una progettualità chiara e condivisa capace di intercettare queste risorse.


Oggi però c’è una nuova possibilità e ci sono ancora i tempi tecnici e politici per coglierla.


Come gruppo abbiamo alcune proposte progettuali che intendiamo condividere.


Per questo chiediamo all’Amministrazione di attivarsi subito per costruire una proposta seria, credibile e utile al paese, coinvolgendo competenze interne, professionisti e realtà del territorio.


Pozzo d’Adda ha bisogno di una visione sul futuro della mobilità e dello spazio urbano: occorre completare e migliorare i collegamenti ciclabili, aumentare la sicurezza per pedoni e ciclisti, prevedere più alberature, rendere le strade più vivibili, collegare meglio le diverse zone del territorio, ridurre il traffico e migliorare la qualità della vita.


I bandi si vincono quando dietro c’è un’idea forte di comunità.


Servono tavoli di confronto per ragionare insieme su un progetto concreto da candidare e offrire alla prossima legislatura un’eredità concreta.


Il gruppo è disponibile fin da subito a dare il proprio contributo di idee e proposte nell’interesse di Pozzo d’Adda.

_AM_

lunedì 20 aprile 2026

POZZO, ANCORA I VIGILI DEL FUOCO A SCUOLA (PER LA PALESTRA)

Dirò subito che uno dei veri problemi con il quale ci confrontiamo è la carente comunicazione da parte del dirigente scolastico e del Sindaco.

Il Sindaco - al netto dei panzerotti e di qualche distribuzione sacchi rifiuti - non riesce a parlare con i Cittadini.

La Dirigente scolastica deve ancora realizzare che non gestisce l’orticello, ma una scuola piena di minori.

Nessuno ha fatto sapere nulla del sopralluogo dei Vigili del Fuoco di mercoledì presso l’Istituto Comprensivo di Pozzo d’Adda - che ovviamente dal Comune hanno tacitato - merita di essere approfondito con grande attenzione.


Di questa situazione ho già parlato in numerosi altri post e più volte anche sul blog: chiunque lo desideri può andare a ritroso e verificare come il tema delle criticità della scuola sia stato sollevato da tempo, ben prima degli ultimi sviluppi.


Da quanto emerso, già dal giorno successivo la dirigente scolastica è intervenuta limitando l’utilizzo di alcuni spazi e riorganizzando le attività motorie: alcune svolte in classe, altre con la possibilità di trasferimento al campo sportivo (qualora ciò venga autorizzato).


È evidente che le criticità rilevate non siano state considerate secondarie. 

I Vigili del Fuoco, com’è noto, hanno il compito di effettuare verifiche e segnalare eventuali situazioni di rischio, lasciando poi agli enti competenti (ATS e “compagnia cantando”)le decisioni conseguenti.


Per chiarezza, preciso anche un aspetto importante: non ho letto il verbale del sopralluogo e non ero presente all’intervento. 

Di conseguenza, non è possibile affermare con certezza quali siano le prescrizioni indicate né se queste comportino necessariamente la chiusura degli spazi scolastici.

È plausibile che non sia indispensabile una chiusura totale della palestra, ma che la preside abbia ragionevolmente agito in via precauzionale (in attesa di conoscere le conseguenze dei rilievi tecnici dei VVFF) 

Ma senza dire nulla a nessuno, senza comunicare del “perché” della scelta.


Quello che invece sirene necessario e non più prorogabile è una seria programmazione  (in tempi rapidi tutti) di tutti gli interventi di adeguamento e ripristino che sono stati segnalati, per quanto riguarda la sicurezza e la salubrità degli ambienti.


Resta però un dato politico e amministrativo che non può essere ignorato: molte delle problematiche oggi emerse erano già state segnalate più volte dai cittadini nel corso del tempo, senza che si arrivasse prima a una soluzione strutturale.


In questo quadro si inserisce anche la scelta del sindaco di non emettere al momento un’ordinanza. 

Una decisione delicata, che rappresenta comunque un’assunzione di responsabilità, ma che al tempo stesso inevitabilmente accende i riflettori sull’urgenza degli interventi.


Ed è proprio qui il punto centrale: questa situazione potrebbe diventare una spinta decisiva per interventi attesi da anni, a cui finora non è stato dato seguito concreto.


Su sicurezza, scuole e tutela dei bambini non possono esserci ritardi né sottovalutazioni. Anche le soluzioni organizzative adottate nell’immediato servono a gestire l’emergenza, ma non risolvono il problema alla radice.


Se c’è un elemento positivo dentro una vicenda che resta seria, è che probabilmente da oggi cambierà l’agenda politica dell’amministrazione comunale. La scuola, che finora non ha mai rappresentato una priorità concreta e stabile, dovrà necessariamente salire ai primi posti delle urgenze da affrontare.


E questo significa una cosa semplice: servono trasparenza, responsabilità e soprattutto tempi certi per gli interventi.


I cittadini, le famiglie e il personale scolastico hanno il diritto di sapere cosa è stato rilevato, cosa verrà fatto e quando verrà fatto.

lunedì 13 aprile 2026

MENSA SCOLASTICA E PNRR: IL PUNTO SUL PROGETTO DI POZZO D’ADDA

Mancano ormai poche settimane alla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, uno dei principali strumenti di investimento pubblico attualmente in corso in Italia.

In questa fase conclusiva, uno dei temi centrali riguarda lo stato di avanzamento dei progetti e la capacità degli enti attuatori come Pozzo d’Adda di rispettare le tempistiche previste.

Il quadro normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi di incertezza, in particolare per quanto riguarda la gestione delle opere non completate entro le scadenze stabilite.

Nel contesto dell’attuazione del PNRR, il progetto della nuova mensa scolastica nel Comune di Pozzo d’Adda rappresenta uno degli interventi avviati negli ultimi anni in grave ritardo.

La vicenda amministrativa del progetto ha seguito la seguente evoluzione:

  • 2022 → approvazione dell’intervento
  • 16 novembre 2023 → affidamento dei lavori alla società BDM Group S.r.l. per un importo superiore a 1 milione di euro
  • 2024 → sospensione dei lavori a seguito di criticità tecniche legate al terreno
  • 11 settembre 2025 → recesso dal contratto da parte del Comune, con riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro
  • 26 novembre 2025 → notifica di atto di citazione da parte della società appaltatrice presso il Tribunale di Milano
  • 15 aprile 2026 → fissazione della prima udienza
  • dicembre 2025 → riaffidamento dei lavori ad ATES, società in house dell’amministrazione comunale

Nel periodo intermedio, il cantiere è rimasto in condizioni di sostanziale sospensione, con lavori interrotti e area non pienamente restituita alla disponibilità pubblica.

Come ho già avuto modo di riferire, nonostante il riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro, la società appaltatrice ha impugnato il provvedimento di recesso, chiedendo l’annullamento dell’atto e il risarcimento dei danni.

La controversia è attualmente pendente davanti all’autorità giudiziaria civile e rappresenta un elemento di attenzione (preoccupazione) sul piano amministrativo ed economico per l’ente locale.

Gli eventuali esiti del giudizio potranno determinare ulteriori effetti economici a carico del Comune.

Dopodomani (15 aprile) si terrà la prima udienza, sono in palpitante attesa Di capire cosa succederà.

Immagino ci si trovi ancora in una fase interlocutoria, ma fra poco più di un anno il Sindaco Villa uscirà di scena e resterà un nuovo problema di Bilancio.

Intanto a seguito della risoluzione del precedente contratto, l’intervento è stato riaffidato a ATES, società partecipata in house del Comune, con una forzatura ed eludendo la gara pubblica. 

ATES opera principalmente nei settori dei servizi energetici e della gestione degli impianti pubblici, ma la forzatura si è resa necessaria ma sempre di forzatura si tratta con il nuovo affidamento disposto in un contesto caratterizzato dall’esigenza di rispettare le tempistiche previste dal PNRR.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la sequenza delle attività amministrative e operative.

L’affidamento dei lavori è avvenuto in una fase in cui il cantiere non risultava ancora completamente riconsegnato.

Le attività di ripristino dell’area, comprese la rimozione delle recinzioni e la sistemazione del perimetro, sono state completate successivamente, con ulteriori interventi e impegni di spesa comunali.

Mi fermo qui, perché mi brucia lo stomaco.

Nel complesso, la gestione dell’intervento ha seguito un andamento caratterizzato da più fasi successive, con interventi di adeguamento nel corso del tempo.

Nel corso dell’evoluzione del progetto, anche la cittadinanza ha manifestato attenzione alla vicenda.

Alcuni cittadini e genitori (attenti) hanno segnalato criticità agli enti competenti, contribuendo all’attivazione di verifiche e sopralluoghi.

Si tratta di un elemento positivo che evidenzia una partecipazione attiva della comunità locale nei confronti delle opere pubbliche che interessano il territorio.

Il caso della mensa scolastica di Pozzo d’Adda è stato gestito con i piedi (e sono gentile) ha presentato una serie di passaggi amministrativi articolati, confusi, forzati, indennizzi, ricorsi, una fase esecutiva ancora in evoluzione sicuramente, maggiori spese e un contenzioso in corso che pagheranno i cittadini con Bilanci di prossime legislature.

 

In un quadro caratterizzato da un ritqrdo conclamato mentre – fingendo di non capire – il Sindaco ha fatto sapere “rispettato il cronoprogramma” senza ammettere che è stato modificato, aggiornato e adeguato ai ritardi subiti.

O l’iniziale cronoprogramma aveva previsto che si mandasse a gara un progetto senza importanti verifiche geotecniche?

che venisse riscontrata la contaminazione?

Come scrissi qualche mese, nonostante tutto (errori, forzature e leggerezze comprese) sono a fare il tifo perché i lavori finiscano presto e lo Stato ottenga la proroga dei termini in Europa.

Ma bisogna dirlo, il progetto rappresenta un esempio delle difficoltà che possono emergere nella gestione degli interventi finanziati con risorse pubbliche e sia da insegnamento ai posteri: manca un vero assessore ai lavori pubblici.

Speriamo in futuro.


domenica 12 aprile 2026

POZZO, SVUOTAMENTO CESTINI: ADEGUAMENTO SERVIZIO

Negli scorsi mesi avevo già segnalato il problema dello svuotamento dei cestini sul nostro territorio.


Oggi è evidente a tutti che non si tratta solo di un tema organizzativo, ma anche – e soprattutto – di educazione civica.


Troppo spesso i cestini pubblici vengono utilizzati in modo improprio: non per piccoli rifiuti come un pacchetto di sigarette, una confezione di caramelle o un sacchetto di patatine, ma per veri e propri rifiuti domestici.  


Questo comportamento crea disagi, degrado e rende il servizio molto più difficile da gestire.


È giusto però riconoscere il lavoro svolto da La Goccia, la società incaricata: il personale si è dimostrato efficiente e attento.  

Tuttavia, il servizio risultava chiaramente sottodimensionato, anche a causa dell’inciviltà di alcuni.


Per questo motivo è importante sottolineare che il Comune di Pozzo d’Adda è intervenuto, adeguando il servizio di pulizia e svuotamento cestini.


Oltre 73.000 euro complessivi impegnati per il servizio tra il 2026 e il 2027 vi è un adeguamento dei costi di circa il 10% per garantire continuità e qualità del servizio.

Parte di questi - immagino - andranno a compensare i maggiori costi dovuti all’incremento dovuti alla “congiuntura internazionale


Un investimento importante per garantire maggiore decoro, igiene e qualità degli spazi pubblici.


Un passo avanti necessario, che però deve andare di pari passo con un cambio di comportamento da parte di quelle BRUTTE PERSONE che continuano ad essere incivili.


Il rispetto del nostro paese parte dai piccoli gesti quotidiani.


AM

martedì 31 marzo 2026

ASILO NIDO di POZZO: LE FAMIGLIE ASPETTANO RISPOSTE.


Il nuovo asilo nido comunale nasce all’interno di un grande investimento nazionale ed europeo.

Ho scritto più volte della questione PNRR, anche con alcuni interventi radiofonici.


Parliamo di risorse importanti, obiettivi ambiziosi e scadenze precise.


Per mesi, anche a Pozzo d’Adda, il messaggio è stato chiaro: i lavori procedono senza intoppi.


Si è parlato di un cantiere in linea con il cronoprogramma, con conclusione prevista entro novembre e con la certezza – riportata anche sulla carta stampata – che “nell’anno scolastico 2025-2026 il Comune potrà finalmente contare su questo servizio”.


Ancora prima, si era arrivati a indicare settembre come possibile momento di avvio.

Le famiglie, comprensibilmente, si sono organizzate in coerenza con queste scadenze.


Le immagini diffuse con entusiasmo sui social, a fine 2025, mostravano una struttura apparentemente in fase avanzata.


Le famiglie si sono fidate.

E hanno iniziato a organizzare lavoro, tempi e vita quotidiana sulla base di queste informazioni.


Oggi, però, la situazione appare meno chiara.

Dal Comune trapela un evidente imbarazzo: settembre non è più una scadenza credibile e anche novembre non rappresenta più una certezza.


Il progetto resta fondamentale e atteso da anni — ne scrivevo già nell’agosto 2022.

Un intervento importante, legato a un investimento del PNRR pensato per aumentare l’offerta educativa, sostenere le famiglie e favorire il lavoro.


Un progetto inserito in una strategia più ampia, che punta a garantire servizi per la prima infanzia più diffusi, moderni e accessibili.


Ma un asilo nido non è un annuncio.

È un servizio essenziale, su cui le persone costruiscono scelte concrete.


I cronoprogrammi possono cambiare.

Ma le informazioni devono essere chiare, soprattutto quando incidono direttamente sulla vita delle famiglie.


Oggi manca proprio questo: chiarezza sui tempi reali e su ciò che è cambiato rispetto a quanto comunicato finora.


Sono passati 1.322 giorni.

Nel frattempo sono usciti altri bandi e, in molti territori, questi interventi sono andati avanti. Sono stati completati, senza ricorrere a cronoprogrammi continuamente aggiornati.


Qui, invece, restano domande senza risposta.

E restano le famiglie, che chiedono semplicemente di poter programmare la propria vita con un minimo di certezza.

SPERIAMO …


AM 

sabato 28 marzo 2026

POZZO, AMAREZZA e DELUSIONE

Oggi vi parlerò di sicurezza e isolamento di Pozzo d’Adda: il prezzo della mancata collaborazione, dell’incapacità dei nostri amministratori di uscire da logiche microscopiche dettate da politiche da orticello.


Un segnale di allarme era già evidente da tempo. Da osservatore (quale sono) lo avevo percepito e condiviso – anche pubblicamente – quando il Comune di Pozzo d’Adda ha scelto di acquistare, con risorse proprie di bilancio, un’autovettura da 30.000 euro per l’unico agente di Polizia Locale in servizio.


Sì, perché a Pozzo d’Adda c’è un solo agente.

Un dato che rappresenta non solo un record negativo, ma anche una criticità strutturale nota da anni. Recentemente, in un commento su Facebook, avevo evidenziato la necessità di arrivare in campagna elettorale per affrontare questi temi, ma ho scelto di anticipare queste considerazioni.


La difficoltà del Comune nel relazionarsi con un sistema sovracomunale è una condizione che ha progressivamente portato a una marginalizzazione evidente.


Alla base di questa situazione c’è una precisa impostazione amministrativa. La logica dell’“orticello”, fatta di chiusura e autosufficienza, ha caratterizzato anche questa legislatura, in piena continuità con il passato. 

Rispetto agli anni precedenti, oggi si percepiscono anche maggiore arroganza e presunzione.


Un dato su cui chi governa dovrebbe interrogarsi è semplice: nessuno vuole collaborare con Pozzo.


Questo approccio ha escluso Pozzo d’Adda dai principali tavoli di collaborazione tra Comuni.


Oggi, dopo 53 mesi di mandato, è inevitabile iniziare a fare un bilancio. E sulle politiche della sicurezza il giudizio appare chiaro: il risultato è un fallimento.

Dall’esclusione alla marginalità il passo è stato breve.

All’inizio della legislatura, il Comune è stato escluso dall’Ufficio unico di Polizia Locale di Vaprio. I successivi tentativi di collaborazione con Masate, Basiano, Grezzago e Inzago non hanno prodotto risultati concreti.


Nel frattempo, altri Comuni del territorio hanno scelto una strada diversa: fare rete, costruire convenzioni, collaborare per accedere a opportunità e finanziamenti.

A Pozzo d’Adda, invece, ci si autoescludeva mentre si inseguivano operazioni di immagine – tra panzerotti e iniziative di facciata.

Questa scelta di autosufficienza oggi presenta il conto.


Regione Lombardia ha recentemente stanziato oltre 4,3 milioni di euro per sostenere i Comuni nell’acquisto di dotazioni tecnologiche, sistemi di videosorveglianza e veicoli per la Polizia Locale.

Il bando ha finanziato 183 progetti, coinvolgendo oltre 370 enti locali in tutta la Lombardia, spesso in forma associata.

Pozzo d’Adda non compare tra i beneficiari. 

E non si tratta di una casualità, ma della conseguenza diretta di scelte amministrative, lo scrissi già a novembre 2025, non perché avessi una sfera di cristallo, ma perché i requisiti erano chiari: potevano partecipare i Comuni con almeno tre operatori di Polizia Locale a tempo indeterminato oppure aggregati in forme associative.


Una condizione che escludeva automaticamente Pozzo d’Adda.


E mentre molti territori hanno saputo cogliere l’opportunità, numerosi Comuni hanno ottenuto contributi significativi grazie alla capacità di fare sistema. Tra questi:


- Brembate e Capriate San Gervasio: 39.988 € finanziati  

- Carugate e Pessano con Bornago: 50.000 €  

- Cassano d’Adda: 20.000 €  

- Cernusco sul Naviglio: 20.000 €  

- Gorgonzola: 19.367 €  

- Melzo: 20.000 €  

- Pioltello: 20.000 €  

- Segrate: 20.000 €  

- Sesto San Giovanni: 18.018 €  

- Trezzo sull’Adda: 19.758 €  

- Unione Comuni Adda Martesana: 39.842 €  

Questi finanziamenti hanno permesso di investire in strumenti fondamentali per la sicurezza urbana: veicoli, tecnologie, sistemi di controllo e dotazioni operative avanzate.

E i 30.000 euro di risorse proprie per l’acquisto dell’auto, senza alcun cofinanziamento, ne sono la conseguenza diretta.

Il tema non è l’acquisto del veicolo in sé. È evidente.


Il punto centrale è l’assenza di una visione strategica.

Pozzo deve uscire dalla logica del “paesello dei parenti e amici dei parenti” e iniziare a ragionare in termini di sistema.

Investire nella sicurezza oggi significa costruire un modello integrato: collaborare con altri enti, condividere risorse, accedere a finanziamenti esterni e pianificare interventi strutturali.

Aver scelto l’isolamento ha significato rinunciare a tutto questo.

Dopo oltre quattro anni di legislatura, il quadro che emerge è chiaro: un progressivo indebolimento del sistema locale di sicurezza.

Non è solo una questione amministrativa, ma il risultato di scelte politiche precise.

Scelte che oggi presentano il conto.


PS - mi dicono che - essendoci solo un agente in paese - l’auto da 30.000 euro viene usata per uscite di rappresentanza 

Hai capito il Grillino… 😂

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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

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