Ogni volta che trovo qualche minuto per leggere un atto pubblico del Comune di Pozzo d’Adda, emerge un particolare che meriterebbe una spiegazione.
Diciamo che ho una certa inclinazione al controllo dell’attività amministrativa. Una specie di “curiosità cronica”, ma senza diagnosi e, soprattutto, senza possibilità di curarla.
Mi aiuta a capire la confusione gestionale di questo (o altro) Comune.
Questa volta parliamo di videosorveglianza (a Pozzo) e della scelta del 07 settembre scorso con cui il Comune di impegnare altri soldi per “manutenzione e installazione TVCC per attivazione telecamere”.
In altre parole, le telecamere non risultano ancora operative e servono ulteriori interventi per renderle funzionanti.
Chi segue (anche poco) la dinamica amministrativa conosce i mantra di chi governa e ricorderà che il progetto dei varchi e della videosorveglianza era già in discussione nel 2024, quando si parlava di uno stanziamento di 50.000 euro e dell’installazione dei varchi.
Successivamente (fine luglio 2025) il Comune disponeva l’ampliamento dell’impianto, comprendente varchi per la lettura delle targhe, telecamere solari e telecamere fisse.
Sembra incredibile ma solo a settembre 2026, si scopre che per alcune di quelle telecamere mancavano ancora elementi essenziali: alimentazione elettrica, cavi e centraline.
Dico io, ma è normale che un impianto di sicurezza pubblica venga acquistato e installato senza che siano già state predisposte le condizioni necessarie per farlo funzionare?
Quando si progetta un intervento di questo tipo, non si dovrebbe ragionare dalla testa alla coda? Prima individuare le esigenze, poi progettare l’impianto, verificare dove collocarlo, come alimentarlo e come collegarlo, quindi installarlo e infine metterlo in funzione?
Perché prima si acquistano e si installano le telecamere, poi, a distanza di oltre un anno, si scopre che servono altri lavori per renderle operative.
Siamo davvero davanti ad un caso
di miopia amministrativa patologica, di inefficienza.
La Regione - ogni anno finanzia questo genere di installazioni - il nostro Comune “buca” tutte queste occasioni (Memorabile fu l’acquisto della macchina della polizia locale, l’unico comune che non si è avvalso del bando regionale Ma ha preferito pagare con i soldi in cassa)
Cosa è stato effettivamente previsto nel progetto di videosorveglianza originario?
Se erano comprese, perché non sono state realizzate contestualmente?
Se non erano comprese, perché un elemento indispensabile al funzionamento dell’impianto è stato escluso dalla progettazione? Mentre i cittadini chiedono sicurezza, anche attraverso una importante petizione, il Comune non è riuscito a dare garanzie su funzionamento delle telecamere posate e non installate.
Peraltro la procedura di sistemazione è stata avviata a metà agosto senza la preventiva decisione di contrarre Un’anomalia e sempre quando parliamo dei miei “amici” di ATES
Avrei voluto parlare con il RUP ma non risulta formalmente individuato, o comunque non è pubblico.
Male molto male.
Non sono sono dettagli burocratici irrilevanti, ma passaggi che servono a garantire ordine, trasparenza e controllo nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Ho già spiegato - con altri post - quanto sia pericoloso per seguire la strada degli affidamenti ad Ates
A seguito del mio ultimo post sull’argomento, il Comune ha scelto Di cambiare strategia.
Non affida “in house” ad ATES ma procede con affidamento diretto (con l’utilizzo di due articoli del codice dei contratti differenti che portano comunque allo stesso risultato: i lavori sono affidati ad ATES)
L’importo è sotto soglia e il Codice dei contratti consente l’affidamento diretto, ma se si sceglie direttamente un operatore, bisogna spiegare perché si sceglie proprio quello.
ATES è una società partecipata dai Comuni e con caratteristiche di società in house (la mensa è stata affidata “in house” per ovviare alle tempistiche di una gara. Ma la mission di ATES …. ho già spiegato nei precedenti post quanto sia stato delicato il passaggio)
Il precedente post ha aperto gli occhi al Comune e hanno scelto un affidamento diretto sotto soglia abbandonando (nel caso specifico delle telecamere) l’affidamento in house.
Sono istituti diversi, con presupposti e motivazioni differenti.
Ma a Pozzo d’Adda si ricorre ancora ad ATES senza rendere evidente se siano state valutate alternative presenti sul mercato.
Il fatto che una procedura sia consentita non significa automaticamente che sia la soluzione migliore per il Comune.
Ho già provato a spiegare che un’amministrazione responsabile dovrebbe chiedersi non soltanto se può affidare direttamente un servizio, ma anche se quella scelta sia trasparente, conveniente, efficiente e adeguatamente motivata.
La concorrenza non è un ostacolo da aggirare ogni volta che l’importo consente l’affidamento diretto. È uno strumento per verificare prezzi, qualità e convenienza nell’interesse dei cittadini.
Insieme ad un gruppo di amici lavoriamo per dare a Pozzo una nuova dimensione amministrativa.
