Mancano
ormai poche settimane alla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, uno dei principali strumenti di investimento
pubblico attualmente in corso in Italia.
In questa fase
conclusiva, uno dei temi centrali riguarda lo stato
di avanzamento dei progetti e la
capacità degli enti attuatori come Pozzo d’Adda di rispettare le tempistiche
previste.
Il quadro
normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi
di incertezza, in particolare per quanto riguarda la gestione delle
opere non completate entro le scadenze stabilite.
Nel contesto
dell’attuazione del PNRR, il progetto della nuova mensa scolastica nel Comune
di Pozzo d’Adda rappresenta uno degli interventi avviati negli ultimi anni in
grave ritardo.
La vicenda
amministrativa del progetto ha seguito la seguente evoluzione:
- 2022 → approvazione dell’intervento
- 16 novembre 2023 → affidamento dei lavori
alla società BDM Group S.r.l. per un importo superiore a 1 milione di euro
- 2024 → sospensione dei lavori a seguito di criticità tecniche legate al
terreno
- 11 settembre 2025 → recesso dal contratto da
parte del Comune, con
riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro
- 26 novembre 2025 → notifica di atto di
citazione da parte della società appaltatrice presso il Tribunale di
Milano
- 15 aprile 2026 → fissazione della prima
udienza
- dicembre 2025 → riaffidamento dei lavori
ad ATES, società in house dell’amministrazione comunale
Nel periodo
intermedio, il cantiere è rimasto in condizioni di sostanziale sospensione,
con lavori interrotti e area non pienamente restituita alla disponibilità
pubblica.
Come ho già
avuto modo di riferire, nonostante il riconoscimento di un indennizzo pari a 145.409,52 euro, la
società appaltatrice ha impugnato il provvedimento di recesso, chiedendo
l’annullamento dell’atto e il risarcimento dei danni.
La
controversia è attualmente pendente davanti all’autorità giudiziaria civile e
rappresenta un elemento di attenzione (preoccupazione) sul piano amministrativo ed
economico per l’ente locale.
Gli
eventuali esiti del giudizio potranno determinare ulteriori effetti economici a
carico del Comune.
Dopodomani (15 aprile) si terrà la prima udienza,
sono in palpitante attesa Di capire cosa succederà.
Immagino ci si
trovi ancora in una fase interlocutoria, ma fra poco più di un anno il Sindaco
Villa uscirà di scena e resterà un nuovo problema di Bilancio.
Intanto a
seguito della risoluzione del precedente contratto, l’intervento è stato
riaffidato a ATES, società partecipata in house del Comune, con una forzatura
ed eludendo la gara pubblica.
ATES opera
principalmente nei settori dei servizi energetici e della gestione degli
impianti pubblici, ma la forzatura si è resa
necessaria ma sempre di forzatura si tratta con il nuovo affidamento
disposto in un contesto caratterizzato dall’esigenza di rispettare le
tempistiche previste dal PNRR.
Un ulteriore
elemento di riflessione riguarda la sequenza delle attività amministrative e
operative.
L’affidamento
dei lavori è avvenuto in una fase in cui il cantiere non risultava ancora
completamente riconsegnato.
Le attività di
ripristino dell’area, comprese la rimozione delle recinzioni e la sistemazione
del perimetro, sono state completate successivamente, con ulteriori interventi
e impegni di spesa comunali.
Mi fermo qui, perché mi brucia lo stomaco.
Nel complesso,
la gestione dell’intervento ha seguito un andamento caratterizzato da più fasi
successive, con interventi di adeguamento nel corso del tempo.
Nel corso
dell’evoluzione del progetto, anche la cittadinanza
ha manifestato attenzione alla vicenda.
Alcuni
cittadini e genitori (attenti) hanno
segnalato criticità agli enti competenti, contribuendo all’attivazione di
verifiche e sopralluoghi.
Si tratta di
un elemento positivo che evidenzia una partecipazione
attiva della comunità locale nei confronti delle opere pubbliche che
interessano il territorio.
Il caso della
mensa scolastica di Pozzo d’Adda è stato gestito con i piedi (e sono gentile) ha presentato una serie di passaggi amministrativi articolati,
confusi, forzati, indennizzi, ricorsi, una fase esecutiva ancora in evoluzione
sicuramente, maggiori spese e un contenzioso in corso che pagheranno i
cittadini con Bilanci di prossime legislature.
In un quadro
caratterizzato da un ritqrdo conclamato mentre – fingendo di non capire – il Sindaco
ha fatto sapere “rispettato il cronoprogramma” senza ammettere che è stato
modificato, aggiornato e adeguato ai ritardi subiti.
O l’iniziale cronoprogramma
aveva previsto che si mandasse a gara un progetto senza importanti verifiche geotecniche?
che venisse
riscontrata la contaminazione?
Come scrissi qualche mese, nonostante tutto (errori, forzature e leggerezze comprese) sono a fare il tifo perché i lavori finiscano presto e lo Stato ottenga la proroga dei termini in Europa.
Ma bisogna dirlo, il progetto rappresenta un esempio delle difficoltà che possono emergere nella gestione degli interventi finanziati con risorse pubbliche e sia da insegnamento ai posteri: manca un vero assessore ai lavori pubblici.
Speriamo in futuro.
