Il 3 ottobre 2021 i cittadini di Pozzo d’Adda furono chiamati alle urne per scegliere il proprio Sindaco e il proprio Consiglio comunale.
Da quella data è iniziato il mandato dell’attuale amministrazione e, quindi, sono trascorsi cinque anni.
Ricorderete che la tornata elettorale del 2021, a causa dell’emergenza sanitaria, si svolse il 3 e 4 ottobre, fuori dalla consueta “finestra primaverile”.
Per effetto delle norme che hanno disciplinato il riallineamento del calendario elettorale, i Comuni che votarono nel secondo semestre del 2021 torneranno alle urne nella finestra ordinaria della primavera 2027, tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ci faranno sapere il giorno, ma la finestra temporale è questa.
Questi mesi sono quindi il tempo tecnico necessario per riallineare il calendario elettorale. E proprio per questo credo sia necessario tenere gli occhi aperti sotto il profilo politico.
Perché questi mesi NON possono trasformarsi in una sorta di “settimo anno” della legislatura e, soprattutto, non possono diventare il momento nel quale, a pochi mesi dalle elezioni, si cerca di recuperare consenso attraverso ciò che non è stato fatto nei cinque anni precedenti.
Al di là di quello che questa amministrazione riuscirà eventualmente a realizzare nei prossimi mesi, il giudizio politico sui cinque anni trascorsi è netto.
Sento molta delusione da parte di chi ha votato questa gestione e, personalmente, ritengo siano state perse numerose occasioni, proprio in un periodo nel quale i Comuni hanno avuto a disposizione opportunità e strumenti finanziari straordinari.
Oggi ci troviamo davanti a un’eredità fatta di questioni ancora aperte: situazioni finanziarie da affrontare, contenziosi e cause da definire, questioni urbanistiche irrisolte e, soprattutto, l’assenza di una visione compiuta del paese.
Il PGT ne è forse l’esempio più evidente.
IL PGT NON PUÒ DIVENTARE IL PROGRAMMA ELETTORALE DEGLI ULTIMI MESI.
Il Comune di Pozzo d’Adda indica tuttora come vigente il proprio Piano di Governo del Territorio, approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 55 del 16 novembre 2011.
Nel frattempo, la normativa regionale è cambiata.
La legge regionale lombarda n. 12 del 2005, come modificata nel 2023, stabilisce che il Documento di Piano ha validità quinquennale e che, scaduto tale termine, il Comune provvede all’approvazione di un nuovo Documento di Piano.
L’attuale amministrazione ha avviato il procedimento per una nuova pianificazione, ma ad oggi non ha nemmeno adottato il provvedimento.
L’avvio della variante generale al PGT risale al 2023, quasi due anni dopo l’insediamento dell’amministrazione nell’ottobre 2021.
È stato pubblicato l’“Avviso di Avvio Variante Generale PGT e VAS”, invitando cittadini e soggetti interessati a presentare suggerimenti e proposte entro il 17 agosto 2023.
Siamo nel 2026 e, senza l’esigenza tecnico-normativa di riallineare il calendario alla finestra elettorale, la legislatura quinquennale sarebbe finita oggi.
Eppure non hanno nemmeno ADOTTATO il provvedimento figurarsi APPROVATO
Nell’agosto 2025 il procedimento era ancora nella fase di consultazione preliminare della VAS, con il deposito del Documento di Scoping e allora la domanda è inevitabile:
perché arrivare proprio adesso?
Perché portare agli elettori, a pochi mesi dal voto, quello che dovrebbe essere il disegno urbanistico di Pozzo d’Adda per gli anni a venire?
Ve lo spiego io. Il PGT è uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali si decide il futuro, soprattutto urbanistico, di un Comune. Dentro ci sono le scelte sul territorio, sui servizi, sulle trasformazioni, sulle regole urbanistiche e sulle prospettive di sviluppo.
E io credo che sia profondamente sbagliato che una maggioranza arrivata alla fine del proprio mandato senza approvare il documento cerchi proprio adesso — con una campagna elettorale alle porte — di imprimere una direzione urbanistica destinata a condizionare anche chi sarà chiamato ad amministrare Pozzo d’Adda dopo le elezioni.
Il rischio è evidente: invece di presentare un documento all’inizio della legislatura e lavorare per concretizzare una progettazione coerente con quella pianificazione, si utilizza il PGT per FARE CAMPAGNA ELETTORALE, presentando ai cittadini il paese che si vorrebbe costruire sulla carta.
Proprio nel momento in cui si dovrebbe rendere conto al paese della sciatteria di questi anni.
Ed è qui che il PGT rischia di trasformarsi da strumento di pianificazione a gigantesca brochure elettorale.
Un documento tecnico e complesso che contiene invece scelte politiche enormi sul futuro del territorio.
Non sarebbe più corretto lasciare che siano prima i cittadini a scegliere chi dovrà amministrare Pozzo d’Adda e affidare poi alla nuova amministrazione la responsabilità di definire, discutere e approvare il piano urbanistico che dovrà accompagnare il proprio mandato?
Perché, se il PGT è davvero il futuro di Pozzo d’Adda, sarebbe naturale che fosse il futuro governo di Pozzo d’Adda ad assumersene fino in fondo la responsabilità.
Se invece lo si vuole approvare negli ultimi mesi prima del voto, allora i cittadini hanno tutto il diritto di chiedersi:
perché proprio adesso?
AM
