lunedì 16 febbraio 2026

L’INVISIBILE…

Oggi vorrei parlare di qualcosa che tutti vediamo, ma di cui forse facciamo fatica a capire davvero la complessità.


Da diversi mesi, nei pressi del parcheggio a nord della stazione metropolitana, a ridosso dei piloni, dorme un ragazzo


Una presenza silenziosa, mai molesta, anzi gentile. 

Ma la situazione sta diventando delicata, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario, anche per la presenza di ratti nella zona.

Non scrivo queste parole con intento polemico. 

So bene che il Comune non è rimasto immobile. 

Discorso delicato, provo a scriverne io, con serietà 


In Italia, esiste una rete strutturata di interventi, servizi sociali, unità di strada, associazioni. 


A Milano, ad esempio, operano decine di organizzazioni a supporto delle persone senza dimora, con percorsi di accoglienza, assistenza sanitaria e psicologica. 

Anche sul nostro territorio ci sono singoli volontari straordinari che ogni giorno offrono pasti caldi, generi di prima necessità, ascolto. 

E lo fanno spesso in silenzio, senza cercare visibilità.


Il punto, però, è un altro. Ed è molto più complesso perchè vivere in strada non è un reato. 


Le istituzioni non possono intervenire in modo forzato se non per ragioni di sicurezza o igiene pubblica. 


L’approccio possibile è quello assistenziale, non sanzionatorio. 

I Comuni possono attivare il Pronto Intervento Sociale, proporre dormitori, centri diurni, docce pubbliche, residenza anagrafica virtuale, percorsi di reinserimento. 


Possono intervenire con derattizzazioni e con il supporto dell’ATS per tutelare la salute pubblica.


Ma cosa succede quando la persona rifiuta ogni proposta?


Qualche tempo fa, parlando con uno di loro, mi sono sentito dire: “Non devi preoccuparti, io ho qui tutto e so come vivere.” 


Parole che fanno riflettere. Perché dietro non c’è solo povertà materiale, ma una rinuncia più profonda: alla vita sociale, alle regole, forse anche alle aspettative.


Ed è qui che emerge la difficoltà vera: come si interviene quando manca la volontà di cambiare stile di vita? 

Come si concilia il rispetto della libertà personale con la tutela della salute, sua e della collettività?


Non possiamo girarci dall’altra parte. 

Non possiamo limitarci a dire “non è un problema nostro”.

Se da un lato è una persona tranquilla e rispettosa, dall’altro vive in condizioni oggettivamente pericolose per sé e per gli altri.


Forse serve un intervento più organico e continuativo: non solo l’emergenza, ma una presenza costante. 


Un percorso che parta dai bisogni primari – lavarsi, curarsi, dormire in un luogo sicuro – e che costruisca lentamente fiducia. 


Senza imposizioni, ma senza nemmeno rassegnazione.

Queste situazioni non hanno soluzioni semplici. 

Richiedono equilibrio, umanità e collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, volontariato e cittadini.


Credo che la vera sfida sia questa: riuscire a tutelare la dignità della persona senza dimenticare la responsabilità verso la comunità.


E continuare a parlarne, con rispetto.


AM


sabato 14 febbraio 2026

ANCORA ATES: MA É SOMMA URGENZA???!!

Oggi scrivo questo post relativo all’intervento di ripristino della stazione di pompaggio a servizio della Cascina Casale in via Trieste, perché occorre svolgere alcune considerazioni.

L’amministrazione ha qualificato l’intervento come procedura di “somma urgenza”, richiamando l’art. 140 del Decreto Legislativo 36/2023

Va bene. 

Tale disposizione consente, in presenza di un pericolo imminente per persone o cose, di disporre l’immediata esecuzione dei lavori, anche in deroga alle ordinarie procedure di affidamento, con successiva regolarizzazione amministrativa e contabile.


La ratio dell’istituto è chiara: tutelare prioritariamente la sicurezza pubblica, consentendo all’ente di intervenire senza indugio e di formalizzare successivamente gli atti necessari. 

La giurisprudenza e la prassi contabile hanno sempre sottolineato che la somma urgenza si giustifica esclusivamente in presenza di circostanze imprevedibili e di un pericolo concreto e attuale, tale da non consentire il differimento dell’intervento.


Nel caso in esame, l’evento risale ai primi giorni di novembre 2025, con relazione tecnica datata 7 novembre 2025 e protocollata il 10 novembre. 

Tuttavia, l’affidamento formale risulta intervenuto tra fine gennaio e metà febbraio 2026. 

Troppo!!!! 

E nascono i dubbi.

Una scansione temporale di circa tre mesi impone una riflessione sulla effettiva sussistenza del requisito dell’immediatezza, elemento essenziale per la legittima applicazione dell’art. 140.


Se il pericolo era tale da giustificare la somma urgenza, l’intervento principale avrebbe dovuto seguire una dinamica coerente con tale qualificazione; diversamente, si rischia di configurare un utilizzo improprio dell’istituto, che è per sua natura eccezionale e derogatorio rispetto ai principi ordinari di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.


Ulteriore profilo meritevole di attenzione riguarda l’affidamento all’operatore economico Azienda Territoriale Energia e Servizi A.T.E.S. S.r.l., società partecipata dall’ente. 

Ho già evidenziato la questione in altri Comuni.

Il ricorso a società partecipate non è di per sé illegittimo; tuttavia, esso deve essere coerente con i presupposti normativi che regolano sia gli affidamenti diretti sia il modello dell’in house providing.


Il Decreto Legislativo 36/2023, in continuità con il precedente impianto normativo, tutela come principio generale quello della concorrenza e dell’evidenza pubblica. 

L’affidamento diretto rappresenta una deroga, ammessa solo nei casi e nei limiti espressamente previsti dalla legge. 

Parimenti, l’affidamento a una società partecipata è legittimo esclusivamente ove ricorrano i presupposti dell’in house, tra cui il controllo analogo e la prevalenza dell’attività svolta in favore dell’ente socio.


Un ricorso sistematico e reiterato alla società partecipata per interventi che potrebbero essere oggetto di confronto concorrenziale rischia di alterare il principio di gara, che costituisce presidio fondamentale di economicità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.

Ad esempio, in un altro Comune sono stati affidati - ad ATES e senza gara - i lavori di realizzazione di una nuova mensa.

Qualcosa di assolutamente incoerente rispetto alla mission della Partecipata. 


Non bisogna trascurare la coerenza tra l’oggetto sociale e l’attività ordinariamente svolta dalla partecipata – prevalentemente connessa a servizi energetici e illuminazione pubblica – e l’intervento specialistico relativo a un gruppo di pressurizzazione antincendio. 

La scelta dell’operatore, pur formalmente motivata, dovrebbe essere supportata da un’istruttoria particolarmente rigorosa, proprio in ragione del carattere derogatorio della procedura adottata.


In conclusione, l’amministrazione è chiamata a esercitare la massima cautela nell’utilizzo degli strumenti emergenziali e nell’affidamento a soggetti partecipati, affinché tali scelte risultino pienamente coerenti con il quadro normativo e con i principi di concorrenza, trasparenza e buon andamento. 


L’eccezione non può trasformarsi in prassi ordinaria; diversamente, si rischia di indebolire le garanzie poste a tutela dell’interesse pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive.

AM 

lunedì 9 febbraio 2026

FOIBE, VINCERE IL SILENZIO IMBARAZZATO SULLE FOIBE

 <<…Sono stati realizzati molti film sulla seconda guerra mondiale, ma su quel periodo si è detto molto, ma non tutto…>>.



A dire il vero, anche dalle pagine di questo Blog, ho sempre tentato di offrire il mio personale contributo al RICORDO di questo doloroso passaggio storico, per ragioni di bassa lega, messo in soffitta e mai realmente affrontato.

Ho toccato l'argomento, almeno una volta l'anno, come sempre scontrandomi contro il “muro di gomma” di Amministrazioni, poco interessate a ricordare vittime di una tragedia volutamente dimenticata.

Nell'indifferenza generale hanno perseverato in uno scempio culturale ideologico, marcatamente vigliacco incapace di analisi “retrospettive”.

Non esiste la volontà di ricordare il sacrificio di migliaia di Italiani innocenti, barbaramente assassinati dai comunisti titini e gettati nelle "Foibe".

(http://ilpartitocomunista.it/2013/02/11/combattiamo-il-revisionismo-storico-le-foibe-sono-un-falso-storico-propagandato-dai-fascisti-e-usato-dalla-borghesia/)


Nel 2016 scrissi questo post (https://andreamaggio.blogspot.com/2016/02/interrogazione-giorno-del-ricordo.html) presentando interrogazione, nel 2017(https://andreamaggio.blogspot.com/2017/02/10-febbraio-io-non-dimentico.html) nel 2017 scrissi ancora  in Comune, sollecitando l’Amministrazione a compiere il proprio dovere.

Infine nel 2018 ((https://andreamaggio.blogspot.com/2018/02/10-febbraio-il-giorno-del-ricordo-per.html) tornai sulla questione, con una Mozione che non raggiunse nemmeno il numero di firme per essere protocollata.


Finalmente un film del 2018 (Red Land - Rosso Istria) diretto, sceneggiato e prodotto da Maximiliano Hernando Bruno ha posto la questione sul piano a lungo auspicato, porre l'attenzione su alcune pagine della seconda guerra mondiale, per troppi anni rimaste in punta di penna.

Nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo–americani e unitamente al Re fugge da Roma.


L’Italia è allo sbando, l’esercito senza più certezze non avendo chiaro nemmeno chi fossero gli alleati e i nemici da combattere.

La tragedia è in agguato, per tutti quei soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate.


Red Land (Rosso Istria) è un’opera distribuita in Italia il 15 novembre 2018 e si concentra sulla vita della giovane studentessa istriana Norma Cossetto laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere Italiana.

Era l'ottobre 1943 e Norma aveva 23 anni.

Il nuovo nemico causò circa 7.000 vittime, Italiani infoibati: donne, vecchi, bambini, partigiani italiani, intellettuali e contadini, militari e civili.


Una vera e propria pulizia etnica di cui per molti anni, nessuno volle parlare.



Per oltre settant’anni questa pagina della storia è stata posta sotto silenzio o utilizzata in modo fazioso da persone indegne e faziose.


Dobbiamo insistere, io lo farò sempre - ogni anno - dobbiamo partire dalle scuole, proiettando proprio questo film, aprendo dibattiti sul tema.

La società e tutta la comunità scolastica, educante ha l'obbligo di accrescere una consapevolezza storica, completa senza omissioni ideologiche di sorta. 

Red Land sulla RAI è già un "Rucordo che osso Istria verrà trasmesso dal servizio pubblico della RAI l'8 febbraio, ma sarebbe cosa buona e giusta che i responsabili dei plessi scolatici, si attivassero (nell'ambito delle loro competenze) per  proiettare il film Red Land, anche nelle scuole cassinesi, perché <<...molto è ancora celato molte ancora trattato con molta attenzione senza avere il coraggio di esternare ciò che la storia desidera dichiarare chiunque…>>

Saluti...

Andrea Maggio 
#IoNonDimentico

venerdì 23 gennaio 2026

MARTESANA, PRIME CONFERME DAL PIANO CASA

Come avevo anticipato nel mio post del 24 ottobre “Attenzione alla polpetta avvelenata del Comune di Milano” (http://andreamaggio.blogspot.com/2025/10/attenzione-alla-polpetta-avvelenata.html) la Martesana rischia di diventare un laboratorio di trasferimento della funzione residenziale popolare dal capoluogo verso i comuni dell’hinterland.

Milano ha sottoscritto una convenzione con i Comuni di Gorgonzola, Gessate e Cologno Monzese per il progetto “Sistema Abitare – Aree esterne Milano direttrice est”. 

L’idea di valorizzare aree dismesse e immobili comunali può sembrare positiva, ma va letta con attenzione. 

La Politica locale deve obbligatoriamente affrontare tema perché dietro la firma dei protocolli potrebbe nascondersi la classica marchetta politica è un soccorso “rosso” (fra amministrazioni di centro sinistra e che hanno peraltro lo stesso colore politico)

Si può celare una polpetta avvelenata ossia un trasferimento di edilizia popolare milanese nella Martesana, con possibili effetti negativi sulla qualità della vita e sulla coesione dei nostri territori.

Come ricordavo già a ottobre, l’abitare di qualità non si crea semplicemente aumentando il numero di case: servono servizi, spazi di relazione, sicurezza, cultura e sport. Trasferire fuori dai confini cittadini le criticità delle periferie milanesi rischia di trasformare i nostri comuni in semplici estensioni di Milano, senza alcun vantaggio reale per chi già vive qui.


Milano promette 10.000 nuovi appartamenti a canone calmierato, ma circa 3.500 saranno realizzati fuori dal comune, proprio sul nostro territorio. 

La convenzione con Gorgonzola, Gessate e Cologno può essere una opportunità solo se monitorata con rigore e trasparenza.

Conosciamo bene la difficoltà di mantenere strutture pubbliche, basti guardare gli alloggi Aler o MM 

È un tema troppo importante per essere lasciato solo ai tavoli tecnici: la politica locale deve vigilare, nell’interesse di tutti, perché la Martesana non diventi l’area di espansione delle periferie milanesi.

Leggi il mio post completo del 24 ottobre, dove anticipavo queste preoccupazioni: Attenzione alla polpetta avvelenata del Comune di Milano (http://andreamaggio.blogspot.com/2025/10/attenzione-alla-polpetta-avvelenata.html)


LA MARTESANA È PRONTA A DIRE “NO” 

domenica 11 gennaio 2026

CASSINA, DIVERTIMENTO PERICOLOSO


 


Come troppo spesso accade, mi trovo ancora una volta a dover comunicare ai cittadini un episodio estremamente spiacevole e potenzialmente molto pericoloso.


Riesco a svolgere questo servizio di attenzione e segnalazione da molti anni, grazie ai "ragazzi" di Uniti per Cassina (una delle più belle realtà locali) e ai tanti cittadini che vedono in noi un megafono credibile, persone che raccolgono istanze e prova a dar loro una forma amministrativa, affinché non restino semplici lamentele ma diventino temi di intervento pubblico.

Preferiamo sempre documentare ciò che sosteniamo. Lo sapete.


È stata trovata aperta la porta della torretta all’interno dell’area Nokia Siemens e questo ha consentito a diversi ragazzi di entrare, salire fino in cima ed esporsi a rischi gravissimi. 


Alcuni di loro sono stati visti urlare, cantare e festeggiare per l’altezza raggiunta, come se si trattasse di una sfida o di un gioco.


Uno di questi ragazzi si è addirittura seduto nel punto più alto con i piedi penzoloni nel vuoto, in una situazione che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.


La porta lasciata aperta ha chiaramente indotto ragazzini in cerca di emozioni forti (sbagliate, perché estremamente rischiose) ad accedere alla struttura. 


Le immagini facilmente reperibili su Google Earth  dimostrano che la porta è aperta da molti mesi.


Ovviamente, nessuno si è accorto di niente.


Ritengo che la questione giovanile anche a Cassina de’ Pecchi stia assumendo i contorni di una vera e propria emergenza.

Anche chi nega é una forma di emergenza.


Le istituzioni devono tornare a intervenire con decisione, come è stato fatto in passato attraverso progetti strutturati di politiche giovanili ed educativa di strada, che hanno funzionato e che, sotto diverse amministrazioni di colore politico differente, sono stati progressivamente smantellati negli ultimi anni.


Aver ricoperto il ruolo di assessore alle Politiche Giovanili mi ha permesso di vivere anni straordinari, perché Cassina era capofila di Spazio giovani Martesana arrivó a coordinare iniziative prese come modello e replicate in molte altre realtà italiane, ottenendo diversi riconoscimenti.


Basti pensare che il progetto Spazio Giovani Martesana (SGM) partì con 8 Comuni, arrivò poi a 10 e infine a 24 Comuni, coinvolgendo anche la Città Metropolitana di Milano, sotto la guida dell’allora assessora Cristina Stancari, che scelse di sostenere il progetto e diventare partner, lasciando Cassina de’ Pecchi Comune capofila.


In quel ruolo NON ho “inventato” qualcosa da zero, ma ho rafforzato ed esteso un progetto già esistente, che non solo volli continuare ma venne esteso in territori piu vasti. 


Progetti come educativa di strada permettono di:

- intercettare i ragazzi nei luoghi in cui si incontrano spontaneamente;

- creare relazioni di fiducia con educatori qualificati;

- ascoltare bisogni, difficoltà e segnali di disagio;

- prevenire comportamenti a rischio prima che diventino devianze gravi;

- promuovere protagonismo e cittadinanza attiva, attraverso laboratori, sport, cultura e attività creative.


Questo è esattamente ciò che oggi manca.


Alcune aree, Cassina de’ Pecchi compresa, risultano oggi scarsamente coperte da interventi educativi strutturati.

Rafforzare i servizi territoriali significa prevenire violenze, isolamento, consumo di sostanze, e offrire opportunità concrete di crescita sicura ai ragazzi, prima che il disagio esploda in episodi gravi o irreversibili.


I nostri ragazzi hanno bisogno di adulti presenti e attenti, di istituzioni responsabili e di famiglie che collaborino.


Quello che sta accadendo oggi non è casuale.

È il risultato di scelte politiche. 

E proprio per questo può – e deve – essere corretto dalla politica.


_AM_

martedì 16 dicembre 2025

POZZO D’ADDA, PIANO DIRITTO ALLO STUDIO: ALCUNE RIFLESSIONI

Ammetto una colpa personale: non seguo con grande attenzione la politica locale.

Dovrei probabilmente interessarmene di più, ma l’arena politica del paese risulta francamente poco stimolante.

Disarmante.


Ascolto i Consigli comunali di molti Comuni della provincia di Milano, ma quello di Pozzo d’Adda resta tra i più noiosi: sedute prive di slancio e di vero confronto, il tutto si svolge come tacito “consorzio sodale”del “sappiamo ma non diciamo”.


Un aspetto che preoccupa ancora di più in vista delle prossime elezioni, dove il rischio è quello di un confronto tra schieramenti poveri di idee, im perfetta continuità e coerenza con le ultime legislature.


Da una parte, avremo un’amministrazione che probabilmente si ripresenterà con la consueta difficoltà nel trasformare i propositi in risultati concreti.

Dall’altra, una coalizione che appare scialba, sfilacciata e ricca di prime donne, forse favorita perché ricca di simboli di partito, ma povera di qualità e soprattutto visione.


La speranza è che possa nascere una terza opzione elettorale, credibile e capace di portare idee nuove.

Per tagliare il cordone ombelicale con il passato, cosa che Villa avrebbe dovuto fare (questa era la promessa e auspicio) ma senza riuscirci.


In questo contesto, durante l’ultimo Consiglio comunale, si è discusso del Piano per il Diritto allo Studio, documento che ogni anno viene approvato ma che continua a rivelarsi deludente.


L’idea centrale sfugge ancora: il Piano non dovrebbe essere un elenco di richieste della scuola, ma il frutto di una vera coprogettazione tra Comune e istituzioni scolastiche, capace di rispondere ai bisogni reali di studenti e famiglie.

Nulla di tutto questo emerge.


Grave, inoltre, la mancata introduzione del Quoziente Familiare, strumento di sostegno concreto per le famiglie con più figli, che sarebbe stata l’unica vera novità di questo Piano.


Il risultato è un documento basico, copia-incolla dei precedenti, privo di visione e di innovazione, senza una progettualità che veda il Comune come attore protagonista.


Abbiamo 60 mila euro di insoluti legati alla mensa scolastica, di cui circa 12 mila euro riconducibili a criticità strutturali, peraltro coperti attraverso le risorse del Piano Cogeser.

Cattive abitudini di chi assolve al dovere solo dopo esser sollecitato.

Un passo avanti, almeno nei numeri

Va tuttavia riconosciuto un elemento positivo: rispetto al passato, il Piano è stato almeno presentato con alcuni dati aggiornati.

Gli iscritti complessivi sono 686, distribuiti sui tre ordini di scuola, con 105 studenti non residenti che scelgono Pozzo d’Adda.


Aumenta anche il numero di studenti extracomunitari (155), elemento che ha richiesto un maggiore impegno sull’approccio linguistico, spesso vero ostacolo per le famiglie.


Il Comune garantisce diversi servizi:


  • mensa scolastica, vigilata da ATS, Sercar e da un dietologo che affianca la Commissione mensa (riunitasi la scorsa settimana);
  • pre e post scuola, molto partecipato, con l’aggiunta di un operatore per l’aumento delle adesioni;
  • assistenza educativa scolastica per 23 studenti, con un costo annuo di 172 mila euro;
  • libri di testo gratuiti per la primaria, per un importo di circa 13.500 euro.



A questi si affiancano gli strumenti regionali, come Dote Scuola Lombardia.

I progetti del Piano Diritto allo Studio ammontano a 25 mila euro.


Sono stati inoltre segnalati alcuni comportamenti antisociali in una fascia d’età specifica, anche io ho prodotto alcuni post molto visualizzati: è stato quindi proposto un progetto rivolto alle classi di quinta primaria e prima media (4 incontri per classe, costo 3.500 euro), oltre ad altre iniziative come il Consiglio comunale dei ragazzi e i progetti CAP e CEM.


Chiaramente un piano deludente, che da un lato conferma il nostro istituto scolastico attrattivo (personale valido) ma che (anche quest’anno) restituisce l’immagine  di una pubblica amministrazione spettatrice e non “coprogettista” del percorso didattico educativo del nostro futuro.


Occasione persa: ennesima.


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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

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