<<Un’analisi dei numeri 2025-2026 tra spese correnti, investimenti programmati e le scelte strategiche che guideranno il Comune verso le elezioni del 2027>>
Ho iniziato alcune (per il mondo “intime”) riflessioni sul bilancio 2026 del Comune di Pozzo d’Adda.
Non è mai semplice interpretare questi documenti partendo solo dai numeri: per interpretarli a fondo serve conoscere bene la dinamica amministrativa locale o perlomeno seguire con continuità i lavori del Consiglio comunale.
Non seguendo direttamente i consigli (lo ammetto: ci ho provato, ma li trovo difficili e troppo noiosi da seguire fino in fondo) per me diventa necessario incrociare diversi documenti di bilancio per cercare di ricostruire il quadro.
Oggi scrivo un post tecnico, magari affido le riflessioni politiche ad un secondo post.
Le cifre inserite nei bilanci sono apparentemente solo numeri, ma in realtà raccontano scelte politiche, priorità amministrative e vincoli che hanno guidato la gestione del Comune negli ultimi anni.
Al 30 giugno 2025 le riscossioni ammontavano a circa 4,22 milioni di euro, mentre le risorse complessive disponibili erano 8,16 milioni.
Questo significa che circa la metà delle risorse deriva da incassi effettivi dell’anno, mentre l’altra metà proviene da fondi già presenti in cassa all’inizio dell’esercizio.
È un dato importante perché permette di capire quanta liquidità reale abbia il Comune e quanto possa contare sulla propria capacità di riscossione.
Le entrate tributarie e i trasferimenti risultano in crescita, ma risultano insufficienti a coprire la spesa di parte corrente.
Ma al segnale positivo (i cittadini pagano regolarmente le imposte e che il Comune dispone di una base relativamente stabile di risorse correnti) affianco un dato negativo: più di 100.000 euro di spese di parte corrente sono finanziate da entrate in conto capitale (male, molto male!).
Diversa la situazione delle entrate in conto capitale, destinate agli investimenti e spesso legate a contributi statali o regionali (come quelli del PNRR).
A metà anno risultano inferiori alle previsioni.
Questo ritardo è comprensibile: molti interventi non sono ancora stati avviati o i fondi non sono stati formalmente richiesti. In sostanza le risorse esistono sulla carta, ma non si sono ancora trasformate in liquidità disponibile.
Le uscite a metà anno ammontavano a circa 3,92 milioni di euro, con una forte prevalenza della spesa corrente rispetto agli investimenti. È una dinamica normale nei bilanci comunali: stipendi del personale, servizi e gestione ordinaria rappresentano quasi sempre la quota principale della spesa.
Gli investimenti, invece, tendono a concentrarsi nella seconda parte dell’anno, quando i progetti entrano nella fase operativa.
Il fondo di cassa è passato da 2,34 milioni a marzo a 3,35 milioni a giugno, senza ricorrere ad anticipazioni di tesoreria. Anche questo è un segnale positivo: il Comune riesce a coprire le proprie spese senza dover ricorrere a forme di finanziamento temporaneo.
Il risultato di amministrazione presunto al 31 dicembre 2025 è pari a circa 1,63 milioni di euro. Questo avanzo, però, non è completamente disponibile. Circa 1,33 milioni risultano vincolati o accantonati, mentre poco più di 300 mila euro sono effettivamente utilizzabili.
La parte accantonata serve a coprire possibili rischi futuri (come crediti di dubbia esigibilità o eventuali contenziosi), mentre quella vincolata è destinata a progetti specifici o è soggetta a vincoli normativi. In pratica, anche con un avanzo positivo, lo spazio reale per nuove iniziative resta limitato.
Nel frattempo la giunta ha approvato lo schema di bilancio 2026, mentre (al momento in cui sto prestando i miei polpastrelli a questa tastiera) non ho trovato la convocazione del Consiglio comunale per la sua discussione.
Dai dati emerge un’impostazione più ambiziosa rispetto all’anno precedente. Le principali voci di spesa previste sono: servizi istituzionali e gestione del Comune per circa 1,7 milioni di euro, istruzione e diritto allo studio per circa 3 milioni, cultura per oltre 1,5 milioni con una riduzione significativa prevista negli anni successivi, e sport e tempo libero per circa 124 mila euro con investimenti limitati.
È inoltre previsto un nuovo mutuo da 1,5 milioni di euro, una scelta che va monitorata con attenzione come ogni decisione che introduce nuovo indebitamento.
Il bilancio è formalmente in equilibrio, ma mostra la volontà di concentrare investimenti significativi in un solo anno.
Con l’avvicinarsi delle elezioni comunali del 2027, è una dinamica che merita attenzione. Se le entrate o la liquidità non dovessero seguire le previsioni, la gestione della cassa potrebbe diventare più delicata.
Il confronto tra il 2025 e il 2026 mostra due approcci diversi. Il 2025 appare gestito in modo prudente, con prevalenza di spese correnti e investimenti relativamente lenti. Il 2026 invece si presenta come un anno più ambizioso, con una maggiore concentrazione di investimenti e opere pubbliche.
Il totale generale delle spese previste è pari a 18.154.903,85 euro. Una parte significativa era già impegnata nelle prime due annualità.
Sono inoltre presenti fondi pluriennali vincolati, cioè risorse destinate a spese già programmate su più anni. Questo elemento rende il bilancio triennale meno chiaro nella visione oltre la legislatura.
La previsione di cassa indica 19.258.762,87 euro per il primo anno e 13.833.953,28 euro per il secondo. In altre parole, pur avendo spese già impegnate, la liquidità prevista risulta superiore alle spese complessive, segno che il Comune dovrebbe riuscire a far fronte ai pagamenti programmati.
Nel 2026 l’ente può contare su 5.334.872 euro di entrate correnti (titoli I, II e III), sufficienti per coprire la spesa corrente e rispettare i limiti di indebitamento previsti dal D.Lgs. 267/2000. Il servizio del debito può arrivare fino a 533.487 euro annui tra interessi e rimborsi dei mutui, di cui circa 35.000 euro di interessi sui nuovi mutui.
Circa dodici anni fa il Comune di Pozzo d’Adda aveva superato i limiti del Patto di Stabilità, con conseguenze pesanti: blocco delle assunzioni, impossibilità di contrarre mutui e riduzione degli investimenti.
Negli anni successivi la gestione prudente imposta dalla normativa ha permesso di superare quei vincoli e di ricostruire un equilibrio finanziario.
Oggi il debito residuo al 31 dicembre 2025 risulta azzerato, e il nuovo mutuo previsto per il 2026 segna di fatto un ritorno alla possibilità di finanziare opere pubbliche.
I numeri del bilancio raccontano quindi una fase di passaggio.
Ne parleremo.
Da un lato emerge una gestione prudente che ha permesso di superare le difficoltà del passato; dall’altro si intravede la volontà di avviare nuovi investimenti e opere e portare a termine quelle avviate.
Chiaramente ci sono dei problemi nell’attuale gestione, ma ripeto, serve una riflessione che non posso fare (per ragioni di spazio) in questo post.
Con le elezioni comunali del 2027 all’orizzonte, diventa inevitabile chiedersi se le scelte attuali rappresentino l’inizio di un progetto di lungo periodo oppure se si tratti di interventi concentrati principalmente nell’ultimo tratto della legislatura.
Questo (penso e spero) sarà oggetto di discussione nel prossimo Consiglio comunale.
Come ho già anticipato all’inizio di questo post, il contenuto di questa analisi è volutamente tecnico. Le riflessioni di carattere più propriamente politico meriteranno uno spazio a parte, perché gli spunti che emergono dalla lettura di questo bilancio sono molti.
Il bilancio di previsione è infatti uno dei momenti più importanti della vita amministrativa di un Comune. Gli argomenti da discutere in Consiglio comunale sono numerosi e, soprattutto quando si tratta di un bilancio triennale arrivato all’ultimo anno della legislatura, assumono inevitabilmente una forte valenza politica.
Proprio da questo bilancio inizierà, nei prossimi mesi, una fase di valutazione più complessiva del lavoro svolto. Ormai manca poco più di un anno alle elezioni amministrative e diventa naturale interrogarsi su quale direzione stia prendendo Pozzo d’Adda.
Capire dove sta andando il nostro Comune significa anche chiedersi con quale visione e con quale “nave” si pensa di attraversare il mare dei prossimi anni.
Lo vedremo.
Insieme.
_ANDREA MAGGIO_

