giovedì 12 marzo 2026

BILANCIO COMUNALE E VISIONE FUTURA: POZZO D’ADDA TRA PRUDENZA E INVESTIMENTI

<<Un’analisi dei numeri 2025-2026 tra spese correnti, investimenti programmati e le scelte strategiche che guideranno il Comune verso le elezioni del 2027>>


Ho iniziato alcune (per il mondo “intime”) riflessioni sul bilancio 2026 del Comune di Pozzo d’Adda

Non è mai semplice interpretare questi documenti partendo solo dai numeri: per interpretarli a fondo serve conoscere bene la dinamica amministrativa locale o perlomeno seguire con continuità i lavori del Consiglio comunale.

Non seguendo direttamente i consigli (lo ammetto: ci ho provato, ma li trovo difficili e troppo noiosi da seguire fino in fondo) per me diventa necessario incrociare diversi documenti di bilancio per cercare di ricostruire il quadro.

Oggi scrivo un post tecnico, magari affido le riflessioni politiche ad un secondo post.

Le cifre inserite nei bilanci sono apparentemente solo numeri, ma in realtà raccontano scelte politiche, priorità amministrative e vincoli che hanno guidato la gestione del Comune negli ultimi anni.

Al 30 giugno 2025 le riscossioni ammontavano a circa 4,22 milioni di euro, mentre le risorse complessive disponibili erano 8,16 milioni. 

Questo significa che circa la metà delle risorse deriva da incassi effettivi dell’anno, mentre l’altra metà proviene da fondi già presenti in cassa all’inizio dell’esercizio. 

È un dato importante perché permette di capire quanta liquidità reale abbia il Comune e quanto possa contare sulla propria capacità di riscossione.

Le entrate tributarie e i trasferimenti risultano in crescita, ma risultano insufficienti a coprire la spesa di parte corrente.

Ma al segnale positivo (i cittadini pagano regolarmente le imposte e che il Comune dispone di una base relativamente stabile di risorse correnti) affianco un dato negativo: più di 100.000 euro di spese di parte corrente sono finanziate da entrate in conto capitale (male, molto male!).

Diversa la situazione delle entrate in conto capitale, destinate agli investimenti e spesso legate a contributi statali o regionali (come quelli del PNRR). 

A metà anno risultano inferiori alle previsioni. 

Questo ritardo è comprensibile: molti interventi non sono ancora stati avviati o i fondi non sono stati formalmente richiesti. In sostanza le risorse esistono sulla carta, ma non si sono ancora trasformate in liquidità disponibile.


Le uscite a metà anno ammontavano a circa 3,92 milioni di euro, con una forte prevalenza della spesa corrente rispetto agli investimenti. È una dinamica normale nei bilanci comunali: stipendi del personale, servizi e gestione ordinaria rappresentano quasi sempre la quota principale della spesa. 

Gli investimenti, invece, tendono a concentrarsi nella seconda parte dell’anno, quando i progetti entrano nella fase operativa.

Il fondo di cassa è passato da 2,34 milioni a marzo a 3,35 milioni a giugno, senza ricorrere ad anticipazioni di tesoreria. Anche questo è un segnale positivo: il Comune riesce a coprire le proprie spese senza dover ricorrere a forme di finanziamento temporaneo.

Il risultato di amministrazione presunto al 31 dicembre 2025 è pari a circa 1,63 milioni di euro. Questo avanzo, però, non è completamente disponibile. Circa 1,33 milioni risultano vincolati o accantonati, mentre poco più di 300 mila euro sono effettivamente utilizzabili.


La parte accantonata serve a coprire possibili rischi futuri (come crediti di dubbia esigibilità o eventuali contenziosi), mentre quella vincolata è destinata a progetti specifici o è soggetta a vincoli normativi. In pratica, anche con un avanzo positivo, lo spazio reale per nuove iniziative resta limitato.


Nel frattempo la giunta ha approvato lo schema di bilancio 2026, mentre (al momento in cui sto prestando i miei polpastrelli a questa tastiera) non ho trovato la convocazione del Consiglio comunale per la sua discussione.

Dai dati emerge un’impostazione più ambiziosa rispetto all’anno precedente. Le principali voci di spesa previste sono: servizi istituzionali e gestione del Comune per circa 1,7 milioni di euro, istruzione e diritto allo studio per circa 3 milioni, cultura per oltre 1,5 milioni con una riduzione significativa prevista negli anni successivi, e sport e tempo libero per circa 124 mila euro con investimenti limitati.


È inoltre previsto un nuovo mutuo da 1,5 milioni di euro, una scelta che va monitorata con attenzione come ogni decisione che introduce nuovo indebitamento.


Il bilancio è formalmente in equilibrio, ma mostra la volontà di concentrare investimenti significativi in un solo anno. 

Con l’avvicinarsi delle elezioni comunali del 2027, è una dinamica che merita attenzione. Se le entrate o la liquidità non dovessero seguire le previsioni, la gestione della cassa potrebbe diventare più delicata.


Il confronto tra il 2025 e il 2026 mostra due approcci diversi. Il 2025 appare gestito in modo prudente, con prevalenza di spese correnti e investimenti relativamente lenti. Il 2026 invece si presenta come un anno più ambizioso, con una maggiore concentrazione di investimenti e opere pubbliche.


Il totale generale delle spese previste è pari a 18.154.903,85 euro. Una parte significativa era già impegnata nelle prime due annualità. 

Sono inoltre presenti fondi pluriennali vincolati, cioè risorse destinate a spese già programmate su più anni. Questo elemento rende il bilancio triennale meno chiaro nella visione oltre la legislatura.


La previsione di cassa indica 19.258.762,87 euro per il primo anno e 13.833.953,28 euro per il secondo. In altre parole, pur avendo spese già impegnate, la liquidità prevista risulta superiore alle spese complessive, segno che il Comune dovrebbe riuscire a far fronte ai pagamenti programmati.


Nel 2026 l’ente può contare su 5.334.872 euro di entrate correnti (titoli I, II e III), sufficienti per coprire la spesa corrente e rispettare i limiti di indebitamento previsti dal D.Lgs. 267/2000. Il servizio del debito può arrivare fino a 533.487 euro annui tra interessi e rimborsi dei mutui, di cui circa 35.000 euro di interessi sui nuovi mutui.


Circa dodici anni fa il Comune di Pozzo d’Adda aveva superato i limiti del Patto di Stabilità, con conseguenze pesanti: blocco delle assunzioni, impossibilità di contrarre mutui e riduzione degli investimenti.


Negli anni successivi la gestione prudente imposta dalla normativa ha permesso di superare quei vincoli e di ricostruire un equilibrio finanziario. 

Oggi il debito residuo al 31 dicembre 2025 risulta azzerato, e il nuovo mutuo previsto per il 2026 segna di fatto un ritorno alla possibilità di finanziare opere pubbliche.


I numeri del bilancio raccontano quindi una fase di passaggio

Ne parleremo.

Da un lato emerge una gestione prudente che ha permesso di superare le difficoltà del passato; dall’altro si intravede la volontà di avviare nuovi investimenti e opere e portare a termine quelle avviate.

Chiaramente ci sono dei problemi nell’attuale gestione, ma ripeto, serve una riflessione che non posso fare (per ragioni di spazio) in questo post.


Con le elezioni comunali del 2027 all’orizzonte, diventa inevitabile chiedersi se le scelte attuali rappresentino l’inizio di un progetto di lungo periodo oppure se si tratti di interventi concentrati principalmente nell’ultimo tratto della legislatura.

Questo (penso e spero) sarà oggetto di discussione nel prossimo Consiglio comunale.


Come ho già anticipato all’inizio di questo post, il contenuto di questa analisi è volutamente tecnico. Le riflessioni di carattere più propriamente politico meriteranno uno spazio a parte, perché gli spunti che emergono dalla lettura di questo bilancio sono molti.


Il bilancio di previsione è infatti uno dei momenti più importanti della vita amministrativa di un Comune. Gli argomenti da discutere in Consiglio comunale sono numerosi e, soprattutto quando si tratta di un bilancio triennale arrivato all’ultimo anno della legislatura, assumono inevitabilmente una forte valenza politica.


Proprio da questo bilancio inizierà, nei prossimi mesi, una fase di valutazione più complessiva del lavoro svolto. Ormai manca poco più di un anno alle elezioni amministrative e diventa naturale interrogarsi su quale direzione stia prendendo Pozzo d’Adda.


Capire dove sta andando il nostro Comune significa anche chiedersi con quale visione e con quale “nave” si pensa di attraversare il mare dei prossimi anni.

Lo vedremo. 

Insieme.


_ANDREA MAGGIO_


venerdì 27 febbraio 2026

POZZO, SICUREZZA DAVANTI ALLE SCUOLE

E’ un po di tempo che è stata notata l’assenza del “nonno vigile” davanti alle scuole del nostro paese. 

Si tratta di un problema importante, perché i bambini devono attraversare una delle vie più trafficate.

Una di quelle vie, dove peraltro è previsto un divieto per i mezzi di una certa portata, ma che purtroppo non viene rispettato


I Nonni Vigili sono persone straordinarievolontari pensionati che si mettono a disposizione del paese gratuitamente, aiutando i bambini ad attraversare la strada in sicurezza, segnalando eventuali pericoli e supportando la Polizia Locale, spesso impegnata su altri fronti e con organico ridotto. 

Il loro impegno rappresenta una forma di volontariato alta e nobile, merita il massimo riconoscimento da parte della comunità.


Per migliorare questo servizio sarebbe utile che il Comune elaborasse un progetto per coinvolgere il maggior numero possibile di anziani del paese. Molti pensionati desiderano contribuire, ma aspettano semplicemente di essere chiamati a partecipare a iniziative come quella dei Nonni Vigili. 


Formare e coordinare nuovi volontari garantirebbe un presidio costante davanti alle scuole, permettendo agli agenti di Polizia Locale (pochissimi) di concentrarsi su altre attività strategiche sul territorio e rafforzando al contempo la cittadinanza attiva.


Il Comune di Pozzo d’Adda ha già avviato una procedura di mobilità volontaria per assumere un nuovo Istruttore Agente di Polizia Locale a tempo pieno (un solo candidato) che contribuirà a garantire una presenza costante in paese ma - davanti alle scuole - sono i nonni vigili a poter garantire un presidio efficace. 


La partecipazione attiva dei cittadini, però, continua a essere fondamentale. 

La sicurezza dei nostri bambini non è un dettaglio: richiede attenzione, presenza e collaborazione tra istituzioni, agenti e cittadini.

#pozzodadda

 #NonniVigili

#SicurezzaStradale 

#CittadinanzaAttiva

#PoliziaLocale

giovedì 26 febbraio 2026

CASSINA, 1.100 RESIDENTI IN AREE RISCHIO ALLUVIONE

Nei giorni scorsi sono state pubblicate le nuove mappe della pericolosità da alluvione del Distretto idrografico del Po, aggiornate per il ciclo di pianificazione 2027–2033 del PGRA (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni).


UNITI PER CASSINA ha analizzato i dati ufficiali disponibili sul geoportale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e sulla piattaforma IdroGEO di ISPRA, con particolare riferimento al territorio di Cassina de' Pecchi.


I numeri sono chiari: oltre 1.100 cittadini risultano residenti in aree classificate a rischio alluvione, con una quota in fascia di rischio medio ed elevato.

In pratica stiamo parlando di tutto il territorio di Sant'Agata Martesana, che vede interessate circa 460 famiglie.


Si tratta di dati ufficiali, aggiornati al terzo ciclo di pianificazione, che non possono essere ignoratiminimizzati.


Alla luce di questa pubblicazione, chiediamo all’Amministrazione comunale:


Il Piano di Protezione Civile è stato aggiornato sulla base delle nuove mappe 2027–2033?


Sono previsti interventi strutturali di mitigazione del rischio nelle aree interessate?


È stato attivato un confronto con l’Autorità di Bacino e con Regione Lombardia?


I cittadini che vivono nelle aree esposte sono stati informati in modo puntuale?

Non vogliamo creare allarmismi. 


Ma la prevenzione non si improvvisa e non può essere affrontata solo dopo un evento estremo.


Il cambiamento climatico rende sempre più frequenti fenomeni meteorologici intensi. Governare significa anticipare, programmare, mettere in sicurezza.


Per questo chiediamo trasparenza sugli interventi programmati e sulle risorse stanziate.


La sicurezza idrogeologica non è un tema tecnico per pochi addetti ai lavori: riguarda famiglie, imprese, scuole, patrimonio pubblico.


UNITI PER CASSINA 

(AM)





lunedì 16 febbraio 2026

L’INVISIBILE…

Oggi vorrei parlare di qualcosa che tutti vediamo, ma di cui forse facciamo fatica a capire davvero la complessità.


Da diversi mesi, nei pressi del parcheggio a nord della stazione metropolitana, a ridosso dei piloni, dorme un ragazzo


Una presenza silenziosa, mai molesta, anzi gentile. 

Ma la situazione sta diventando delicata, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario, anche per la presenza di ratti nella zona.

Non scrivo queste parole con intento polemico. 

So bene che il Comune non è rimasto immobile. 

Discorso delicato, provo a scriverne io, con serietà 


In Italia, esiste una rete strutturata di interventi, servizi sociali, unità di strada, associazioni. 


A Milano, ad esempio, operano decine di organizzazioni a supporto delle persone senza dimora, con percorsi di accoglienza, assistenza sanitaria e psicologica. 

Anche sul nostro territorio ci sono singoli volontari straordinari che ogni giorno offrono pasti caldi, generi di prima necessità, ascolto. 

E lo fanno spesso in silenzio, senza cercare visibilità.


Il punto, però, è un altro. Ed è molto più complesso perchè vivere in strada non è un reato. 


Le istituzioni non possono intervenire in modo forzato se non per ragioni di sicurezza o igiene pubblica. 


L’approccio possibile è quello assistenziale, non sanzionatorio. 

I Comuni possono attivare il Pronto Intervento Sociale, proporre dormitori, centri diurni, docce pubbliche, residenza anagrafica virtuale, percorsi di reinserimento. 


Possono intervenire con derattizzazioni e con il supporto dell’ATS per tutelare la salute pubblica.


Ma cosa succede quando la persona rifiuta ogni proposta?


Qualche tempo fa, parlando con uno di loro, mi sono sentito dire: “Non devi preoccuparti, io ho qui tutto e so come vivere.” 


Parole che fanno riflettere. Perché dietro non c’è solo povertà materiale, ma una rinuncia più profonda: alla vita sociale, alle regole, forse anche alle aspettative.


Ed è qui che emerge la difficoltà vera: come si interviene quando manca la volontà di cambiare stile di vita? 

Come si concilia il rispetto della libertà personale con la tutela della salute, sua e della collettività?


Non possiamo girarci dall’altra parte. 

Non possiamo limitarci a dire “non è un problema nostro”.

Se da un lato è una persona tranquilla e rispettosa, dall’altro vive in condizioni oggettivamente pericolose per sé e per gli altri.


Forse serve un intervento più organico e continuativo: non solo l’emergenza, ma una presenza costante. 


Un percorso che parta dai bisogni primari – lavarsi, curarsi, dormire in un luogo sicuro – e che costruisca lentamente fiducia. 


Senza imposizioni, ma senza nemmeno rassegnazione.

Queste situazioni non hanno soluzioni semplici. 

Richiedono equilibrio, umanità e collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, volontariato e cittadini.


Credo che la vera sfida sia questa: riuscire a tutelare la dignità della persona senza dimenticare la responsabilità verso la comunità.


E continuare a parlarne, con rispetto.


AM


sabato 14 febbraio 2026

ANCORA ATES: MA É SOMMA URGENZA???!!

Oggi scrivo questo post relativo all’intervento di ripristino della stazione di pompaggio a servizio della Cascina Casale in via Trieste, perché occorre svolgere alcune considerazioni.

L’amministrazione ha qualificato l’intervento come procedura di “somma urgenza”, richiamando l’art. 140 del Decreto Legislativo 36/2023

Va bene. 

Tale disposizione consente, in presenza di un pericolo imminente per persone o cose, di disporre l’immediata esecuzione dei lavori, anche in deroga alle ordinarie procedure di affidamento, con successiva regolarizzazione amministrativa e contabile.


La ratio dell’istituto è chiara: tutelare prioritariamente la sicurezza pubblica, consentendo all’ente di intervenire senza indugio e di formalizzare successivamente gli atti necessari. 

La giurisprudenza e la prassi contabile hanno sempre sottolineato che la somma urgenza si giustifica esclusivamente in presenza di circostanze imprevedibili e di un pericolo concreto e attuale, tale da non consentire il differimento dell’intervento.


Nel caso in esame, l’evento risale ai primi giorni di novembre 2025, con relazione tecnica datata 7 novembre 2025 e protocollata il 10 novembre. 

Tuttavia, l’affidamento formale risulta intervenuto tra fine gennaio e metà febbraio 2026. 

Troppo!!!! 

E nascono i dubbi.

Una scansione temporale di circa tre mesi impone una riflessione sulla effettiva sussistenza del requisito dell’immediatezza, elemento essenziale per la legittima applicazione dell’art. 140.


Se il pericolo era tale da giustificare la somma urgenza, l’intervento principale avrebbe dovuto seguire una dinamica coerente con tale qualificazione; diversamente, si rischia di configurare un utilizzo improprio dell’istituto, che è per sua natura eccezionale e derogatorio rispetto ai principi ordinari di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.


Ulteriore profilo meritevole di attenzione riguarda l’affidamento all’operatore economico Azienda Territoriale Energia e Servizi A.T.E.S. S.r.l., società partecipata dall’ente. 

Ho già evidenziato la questione in altri Comuni.

Il ricorso a società partecipate non è di per sé illegittimo; tuttavia, esso deve essere coerente con i presupposti normativi che regolano sia gli affidamenti diretti sia il modello dell’in house providing.


Il Decreto Legislativo 36/2023, in continuità con il precedente impianto normativo, tutela come principio generale quello della concorrenza e dell’evidenza pubblica. 

L’affidamento diretto rappresenta una deroga, ammessa solo nei casi e nei limiti espressamente previsti dalla legge. 

Parimenti, l’affidamento a una società partecipata è legittimo esclusivamente ove ricorrano i presupposti dell’in house, tra cui il controllo analogo e la prevalenza dell’attività svolta in favore dell’ente socio.


Un ricorso sistematico e reiterato alla società partecipata per interventi che potrebbero essere oggetto di confronto concorrenziale rischia di alterare il principio di gara, che costituisce presidio fondamentale di economicità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.

Ad esempio, in un altro Comune sono stati affidati - ad ATES e senza gara - i lavori di realizzazione di una nuova mensa.

Qualcosa di assolutamente incoerente rispetto alla mission della Partecipata. 


Non bisogna trascurare la coerenza tra l’oggetto sociale e l’attività ordinariamente svolta dalla partecipata – prevalentemente connessa a servizi energetici e illuminazione pubblica – e l’intervento specialistico relativo a un gruppo di pressurizzazione antincendio. 

La scelta dell’operatore, pur formalmente motivata, dovrebbe essere supportata da un’istruttoria particolarmente rigorosa, proprio in ragione del carattere derogatorio della procedura adottata.


In conclusione, l’amministrazione è chiamata a esercitare la massima cautela nell’utilizzo degli strumenti emergenziali e nell’affidamento a soggetti partecipati, affinché tali scelte risultino pienamente coerenti con il quadro normativo e con i principi di concorrenza, trasparenza e buon andamento. 


L’eccezione non può trasformarsi in prassi ordinaria; diversamente, si rischia di indebolire le garanzie poste a tutela dell’interesse pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive.

AM 

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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

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