venerdì 27 febbraio 2026

POZZO, SICUREZZA DAVANTI ALLE SCUOLE

E’ un po di tempo che è stata notata l’assenza del “nonno vigile” davanti alle scuole del nostro paese. 

Si tratta di un problema importante, perché i bambini devono attraversare una delle vie più trafficate.

Una di quelle vie, dove peraltro è previsto un divieto per i mezzi di una certa portata, ma che purtroppo non viene rispettato


I Nonni Vigili sono persone straordinarievolontari pensionati che si mettono a disposizione del paese gratuitamente, aiutando i bambini ad attraversare la strada in sicurezza, segnalando eventuali pericoli e supportando la Polizia Locale, spesso impegnata su altri fronti e con organico ridotto. 

Il loro impegno rappresenta una forma di volontariato alta e nobile, merita il massimo riconoscimento da parte della comunità.


Per migliorare questo servizio sarebbe utile che il Comune elaborasse un progetto per coinvolgere il maggior numero possibile di anziani del paese. Molti pensionati desiderano contribuire, ma aspettano semplicemente di essere chiamati a partecipare a iniziative come quella dei Nonni Vigili. 


Formare e coordinare nuovi volontari garantirebbe un presidio costante davanti alle scuole, permettendo agli agenti di Polizia Locale (pochissimi) di concentrarsi su altre attività strategiche sul territorio e rafforzando al contempo la cittadinanza attiva.


Il Comune di Pozzo d’Adda ha già avviato una procedura di mobilità volontaria per assumere un nuovo Istruttore Agente di Polizia Locale a tempo pieno (un solo candidato) che contribuirà a garantire una presenza costante in paese ma - davanti alle scuole - sono i nonni vigili a poter garantire un presidio efficace. 


La partecipazione attiva dei cittadini, però, continua a essere fondamentale. 

La sicurezza dei nostri bambini non è un dettaglio: richiede attenzione, presenza e collaborazione tra istituzioni, agenti e cittadini.

#pozzodadda

 #NonniVigili

#SicurezzaStradale 

#CittadinanzaAttiva

#PoliziaLocale

giovedì 26 febbraio 2026

CASSINA, 1.100 RESIDENTI IN AREE RISCHIO ALLUVIONE

Nei giorni scorsi sono state pubblicate le nuove mappe della pericolosità da alluvione del Distretto idrografico del Po, aggiornate per il ciclo di pianificazione 2027–2033 del PGRA (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni).


UNITI PER CASSINA ha analizzato i dati ufficiali disponibili sul geoportale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e sulla piattaforma IdroGEO di ISPRA, con particolare riferimento al territorio di Cassina de' Pecchi.


I numeri sono chiari: oltre 1.100 cittadini risultano residenti in aree classificate a rischio alluvione, con una quota in fascia di rischio medio ed elevato.

In pratica stiamo parlando di tutto il territorio di Sant'Agata Martesana, che vede interessate circa 460 famiglie.


Si tratta di dati ufficiali, aggiornati al terzo ciclo di pianificazione, che non possono essere ignoratiminimizzati.


Alla luce di questa pubblicazione, chiediamo all’Amministrazione comunale:


Il Piano di Protezione Civile è stato aggiornato sulla base delle nuove mappe 2027–2033?


Sono previsti interventi strutturali di mitigazione del rischio nelle aree interessate?


È stato attivato un confronto con l’Autorità di Bacino e con Regione Lombardia?


I cittadini che vivono nelle aree esposte sono stati informati in modo puntuale?

Non vogliamo creare allarmismi. 


Ma la prevenzione non si improvvisa e non può essere affrontata solo dopo un evento estremo.


Il cambiamento climatico rende sempre più frequenti fenomeni meteorologici intensi. Governare significa anticipare, programmare, mettere in sicurezza.


Per questo chiediamo trasparenza sugli interventi programmati e sulle risorse stanziate.


La sicurezza idrogeologica non è un tema tecnico per pochi addetti ai lavori: riguarda famiglie, imprese, scuole, patrimonio pubblico.


UNITI PER CASSINA 

(AM)





lunedì 16 febbraio 2026

L’INVISIBILE…

Oggi vorrei parlare di qualcosa che tutti vediamo, ma di cui forse facciamo fatica a capire davvero la complessità.


Da diversi mesi, nei pressi del parcheggio a nord della stazione metropolitana, a ridosso dei piloni, dorme un ragazzo


Una presenza silenziosa, mai molesta, anzi gentile. 

Ma la situazione sta diventando delicata, soprattutto sotto il profilo igienico-sanitario, anche per la presenza di ratti nella zona.

Non scrivo queste parole con intento polemico. 

So bene che il Comune non è rimasto immobile. 

Discorso delicato, provo a scriverne io, con serietà 


In Italia, esiste una rete strutturata di interventi, servizi sociali, unità di strada, associazioni. 


A Milano, ad esempio, operano decine di organizzazioni a supporto delle persone senza dimora, con percorsi di accoglienza, assistenza sanitaria e psicologica. 

Anche sul nostro territorio ci sono singoli volontari straordinari che ogni giorno offrono pasti caldi, generi di prima necessità, ascolto. 

E lo fanno spesso in silenzio, senza cercare visibilità.


Il punto, però, è un altro. Ed è molto più complesso perchè vivere in strada non è un reato. 


Le istituzioni non possono intervenire in modo forzato se non per ragioni di sicurezza o igiene pubblica. 


L’approccio possibile è quello assistenziale, non sanzionatorio. 

I Comuni possono attivare il Pronto Intervento Sociale, proporre dormitori, centri diurni, docce pubbliche, residenza anagrafica virtuale, percorsi di reinserimento. 


Possono intervenire con derattizzazioni e con il supporto dell’ATS per tutelare la salute pubblica.


Ma cosa succede quando la persona rifiuta ogni proposta?


Qualche tempo fa, parlando con uno di loro, mi sono sentito dire: “Non devi preoccuparti, io ho qui tutto e so come vivere.” 


Parole che fanno riflettere. Perché dietro non c’è solo povertà materiale, ma una rinuncia più profonda: alla vita sociale, alle regole, forse anche alle aspettative.


Ed è qui che emerge la difficoltà vera: come si interviene quando manca la volontà di cambiare stile di vita? 

Come si concilia il rispetto della libertà personale con la tutela della salute, sua e della collettività?


Non possiamo girarci dall’altra parte. 

Non possiamo limitarci a dire “non è un problema nostro”.

Se da un lato è una persona tranquilla e rispettosa, dall’altro vive in condizioni oggettivamente pericolose per sé e per gli altri.


Forse serve un intervento più organico e continuativo: non solo l’emergenza, ma una presenza costante. 


Un percorso che parta dai bisogni primari – lavarsi, curarsi, dormire in un luogo sicuro – e che costruisca lentamente fiducia. 


Senza imposizioni, ma senza nemmeno rassegnazione.

Queste situazioni non hanno soluzioni semplici. 

Richiedono equilibrio, umanità e collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, volontariato e cittadini.


Credo che la vera sfida sia questa: riuscire a tutelare la dignità della persona senza dimenticare la responsabilità verso la comunità.


E continuare a parlarne, con rispetto.


AM


sabato 14 febbraio 2026

ANCORA ATES: MA É SOMMA URGENZA???!!

Oggi scrivo questo post relativo all’intervento di ripristino della stazione di pompaggio a servizio della Cascina Casale in via Trieste, perché occorre svolgere alcune considerazioni.

L’amministrazione ha qualificato l’intervento come procedura di “somma urgenza”, richiamando l’art. 140 del Decreto Legislativo 36/2023

Va bene. 

Tale disposizione consente, in presenza di un pericolo imminente per persone o cose, di disporre l’immediata esecuzione dei lavori, anche in deroga alle ordinarie procedure di affidamento, con successiva regolarizzazione amministrativa e contabile.


La ratio dell’istituto è chiara: tutelare prioritariamente la sicurezza pubblica, consentendo all’ente di intervenire senza indugio e di formalizzare successivamente gli atti necessari. 

La giurisprudenza e la prassi contabile hanno sempre sottolineato che la somma urgenza si giustifica esclusivamente in presenza di circostanze imprevedibili e di un pericolo concreto e attuale, tale da non consentire il differimento dell’intervento.


Nel caso in esame, l’evento risale ai primi giorni di novembre 2025, con relazione tecnica datata 7 novembre 2025 e protocollata il 10 novembre. 

Tuttavia, l’affidamento formale risulta intervenuto tra fine gennaio e metà febbraio 2026. 

Troppo!!!! 

E nascono i dubbi.

Una scansione temporale di circa tre mesi impone una riflessione sulla effettiva sussistenza del requisito dell’immediatezza, elemento essenziale per la legittima applicazione dell’art. 140.


Se il pericolo era tale da giustificare la somma urgenza, l’intervento principale avrebbe dovuto seguire una dinamica coerente con tale qualificazione; diversamente, si rischia di configurare un utilizzo improprio dell’istituto, che è per sua natura eccezionale e derogatorio rispetto ai principi ordinari di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento.


Ulteriore profilo meritevole di attenzione riguarda l’affidamento all’operatore economico Azienda Territoriale Energia e Servizi A.T.E.S. S.r.l., società partecipata dall’ente. 

Ho già evidenziato la questione in altri Comuni.

Il ricorso a società partecipate non è di per sé illegittimo; tuttavia, esso deve essere coerente con i presupposti normativi che regolano sia gli affidamenti diretti sia il modello dell’in house providing.


Il Decreto Legislativo 36/2023, in continuità con il precedente impianto normativo, tutela come principio generale quello della concorrenza e dell’evidenza pubblica. 

L’affidamento diretto rappresenta una deroga, ammessa solo nei casi e nei limiti espressamente previsti dalla legge. 

Parimenti, l’affidamento a una società partecipata è legittimo esclusivamente ove ricorrano i presupposti dell’in house, tra cui il controllo analogo e la prevalenza dell’attività svolta in favore dell’ente socio.


Un ricorso sistematico e reiterato alla società partecipata per interventi che potrebbero essere oggetto di confronto concorrenziale rischia di alterare il principio di gara, che costituisce presidio fondamentale di economicità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.

Ad esempio, in un altro Comune sono stati affidati - ad ATES e senza gara - i lavori di realizzazione di una nuova mensa.

Qualcosa di assolutamente incoerente rispetto alla mission della Partecipata. 


Non bisogna trascurare la coerenza tra l’oggetto sociale e l’attività ordinariamente svolta dalla partecipata – prevalentemente connessa a servizi energetici e illuminazione pubblica – e l’intervento specialistico relativo a un gruppo di pressurizzazione antincendio. 

La scelta dell’operatore, pur formalmente motivata, dovrebbe essere supportata da un’istruttoria particolarmente rigorosa, proprio in ragione del carattere derogatorio della procedura adottata.


In conclusione, l’amministrazione è chiamata a esercitare la massima cautela nell’utilizzo degli strumenti emergenziali e nell’affidamento a soggetti partecipati, affinché tali scelte risultino pienamente coerenti con il quadro normativo e con i principi di concorrenza, trasparenza e buon andamento. 


L’eccezione non può trasformarsi in prassi ordinaria; diversamente, si rischia di indebolire le garanzie poste a tutela dell’interesse pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive.

AM 

lunedì 9 febbraio 2026

FOIBE, VINCERE IL SILENZIO IMBARAZZATO SULLE FOIBE

 <<…Sono stati realizzati molti film sulla seconda guerra mondiale, ma su quel periodo si è detto molto, ma non tutto…>>.



A dire il vero, anche dalle pagine di questo Blog, ho sempre tentato di offrire il mio personale contributo al RICORDO di questo doloroso passaggio storico, per ragioni di bassa lega, messo in soffitta e mai realmente affrontato.

Ho toccato l'argomento, almeno una volta l'anno, come sempre scontrandomi contro il “muro di gomma” di Amministrazioni, poco interessate a ricordare vittime di una tragedia volutamente dimenticata.

Nell'indifferenza generale hanno perseverato in uno scempio culturale ideologico, marcatamente vigliacco incapace di analisi “retrospettive”.

Non esiste la volontà di ricordare il sacrificio di migliaia di Italiani innocenti, barbaramente assassinati dai comunisti titini e gettati nelle "Foibe".

(http://ilpartitocomunista.it/2013/02/11/combattiamo-il-revisionismo-storico-le-foibe-sono-un-falso-storico-propagandato-dai-fascisti-e-usato-dalla-borghesia/)


Nel 2016 scrissi questo post (https://andreamaggio.blogspot.com/2016/02/interrogazione-giorno-del-ricordo.html) presentando interrogazione, nel 2017(https://andreamaggio.blogspot.com/2017/02/10-febbraio-io-non-dimentico.html) nel 2017 scrissi ancora  in Comune, sollecitando l’Amministrazione a compiere il proprio dovere.

Infine nel 2018 ((https://andreamaggio.blogspot.com/2018/02/10-febbraio-il-giorno-del-ricordo-per.html) tornai sulla questione, con una Mozione che non raggiunse nemmeno il numero di firme per essere protocollata.


Finalmente un film del 2018 (Red Land - Rosso Istria) diretto, sceneggiato e prodotto da Maximiliano Hernando Bruno ha posto la questione sul piano a lungo auspicato, porre l'attenzione su alcune pagine della seconda guerra mondiale, per troppi anni rimaste in punta di penna.

Nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo–americani e unitamente al Re fugge da Roma.


L’Italia è allo sbando, l’esercito senza più certezze non avendo chiaro nemmeno chi fossero gli alleati e i nemici da combattere.

La tragedia è in agguato, per tutti quei soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate.


Red Land (Rosso Istria) è un’opera distribuita in Italia il 15 novembre 2018 e si concentra sulla vita della giovane studentessa istriana Norma Cossetto laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, per la sola colpa di essere Italiana.

Era l'ottobre 1943 e Norma aveva 23 anni.

Il nuovo nemico causò circa 7.000 vittime, Italiani infoibati: donne, vecchi, bambini, partigiani italiani, intellettuali e contadini, militari e civili.


Una vera e propria pulizia etnica di cui per molti anni, nessuno volle parlare.



Per oltre settant’anni questa pagina della storia è stata posta sotto silenzio o utilizzata in modo fazioso da persone indegne e faziose.


Dobbiamo insistere, io lo farò sempre - ogni anno - dobbiamo partire dalle scuole, proiettando proprio questo film, aprendo dibattiti sul tema.

La società e tutta la comunità scolastica, educante ha l'obbligo di accrescere una consapevolezza storica, completa senza omissioni ideologiche di sorta. 

Red Land sulla RAI è già un "Rucordo che osso Istria verrà trasmesso dal servizio pubblico della RAI l'8 febbraio, ma sarebbe cosa buona e giusta che i responsabili dei plessi scolatici, si attivassero (nell'ambito delle loro competenze) per  proiettare il film Red Land, anche nelle scuole cassinesi, perché <<...molto è ancora celato molte ancora trattato con molta attenzione senza avere il coraggio di esternare ciò che la storia desidera dichiarare chiunque…>>

Saluti...

Andrea Maggio 
#IoNonDimentico
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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

Chiunque è benvenuto e invitato ad esprimere opinioni...nel rispetto di chi scrive e di chi legge

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