giovedì 10 settembre 2026

POZZO, TELECAMERE, ANCORA SOLDI E ANCORA ATES: MA IL COMUNE COME PROGRAMMA?



Ogni volta che trovo qualche minuto per leggere un atto pubblico del Comune di Pozzo d’Adda, emerge un particolare che meriterebbe una spiegazione.


Diciamo che ho una certa inclinazione al controllo dell’attività amministrativa. Una specie di “curiosità cronica”, ma senza diagnosi e, soprattutto, senza possibilità di curarla. 


Mi aiuta a capire la confusione gestionale di questo (o altro) Comune.



Questa volta parliamo di videosorveglianza (a Pozzo) e della scelta del 07 settembre scorso con cui il Comune di impegnare altri soldi  per “manutenzione e installazione TVCC per attivazione telecamere”.

In altre parole, le telecamere non risultano ancora operative e servono ulteriori interventi per renderle funzionanti. 


Chi segue (anche poco) la dinamica amministrativa conosce i mantra di chi governa e ricorderà che il progetto dei varchi e della videosorveglianza era già in discussione nel 2024, quando si parlava di uno stanziamento di 50.000 euro e dell’installazione dei varchi.


Successivamente (fine luglio 2025) il Comune disponeva l’ampliamento dell’impianto, comprendente varchi per la lettura delle targhe, telecamere solari e telecamere fisse.


Sembra incredibile ma solo a settembre 2026, si scopre che per alcune di quelle telecamere mancavano ancora elementi essenziali: alimentazione elettrica, cavi e centraline.


Dico io, ma è normale che un impianto di sicurezza pubblica venga acquistato e installato senza che siano già state predisposte le condizioni necessarie per farlo funzionare?


Quando si progetta un intervento di questo tipo, non si dovrebbe ragionare dalla testa alla coda? Prima individuare le esigenze, poi progettare l’impianto, verificare dove collocarlo, come alimentarlo e come collegarlo, quindi installarlo e infine metterlo in funzione?


Perché prima si acquistano e si installano le telecamere, poi, a distanza di oltre un anno, si scopre che servono altri lavori per renderle operative. 

Siamo davvero davanti ad un caso  

di miopia amministrativa patologica, di  inefficienza.


La Regione - ogni anno finanzia questo genere di installazioni - il nostro Comune “buca” tutte queste occasioni (Memorabile fu l’acquisto della macchina della polizia locale, l’unico comune che non si è avvalso del bando regionale Ma ha preferito pagare con i soldi in cassa) 


Cosa è stato effettivamente previsto nel progetto di videosorveglianza originario? 

Se erano comprese, perché non sono state realizzate contestualmente?


Se non erano comprese, perché un elemento indispensabile al funzionamento dell’impianto è stato escluso dalla progettazione? Mentre i cittadini chiedono sicurezza, anche attraverso una importante petizione, il Comune non è riuscito a dare garanzie su funzionamento delle telecamere posate e non installate.  


Peraltro la procedura di sistemazione è stata avviata a metà agosto senza la preventiva decisione di contrarre Un’anomalia e sempre quando parliamo dei miei “amici” di ATES 


Avrei voluto parlare con il RUP ma non risulta formalmente individuato, o comunque non è pubblico. 

Male molto male.


Non sono sono dettagli burocratici irrilevanti, ma passaggi che servono a garantire ordine, trasparenza e controllo nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Ho già spiegato - con altri post -  quanto sia pericoloso per seguire la strada degli affidamenti ad Ates


A seguito del mio ultimo post sull’argomento, il Comune ha scelto Di cambiare strategia.

Non affida “in house” ad ATES ma procede con affidamento diretto (con l’utilizzo di due articoli del codice dei contratti differenti che portano comunque allo stesso risultato: i lavori sono affidati ad ATES) 


L’importo è sotto soglia e il Codice dei contratti consente l’affidamento diretto, ma se si sceglie direttamente un operatore, bisogna spiegare perché si sceglie proprio quello.


ATES è una società partecipata dai Comuni e con caratteristiche di società in house (la mensa è stata affidata “in house” per ovviare alle tempistiche di una gara. Ma la mission di ATES …. ho già spiegato nei precedenti post quanto sia stato delicato il passaggio)


Il precedente post ha aperto gli occhi al Comune e hanno scelto un affidamento diretto sotto soglia abbandonando (nel caso specifico delle telecamere) l’affidamento in house. 


Sono istituti diversi, con presupposti e motivazioni differenti. 


Ma a Pozzo d’Adda si ricorre ancora ad ATES senza rendere evidente se siano state valutate alternative presenti sul mercato. 


Il fatto che una procedura sia consentita non significa automaticamente che sia la soluzione migliore per il Comune.


Ho già provato a spiegare che un’amministrazione responsabile dovrebbe chiedersi non soltanto se può affidare direttamente un servizio, ma anche se quella scelta sia trasparente, conveniente, efficiente e adeguatamente motivata.


La concorrenza non è un ostacolo da aggirare ogni volta che l’importo consente l’affidamento diretto. È uno strumento per verificare prezzi, qualità e convenienza nell’interesse dei cittadini.


Insieme ad un gruppo di amici lavoriamo per dare a Pozzo una nuova dimensione amministrativa. 


venerdì 28 agosto 2026

POZZO, SI CHIEDE RESPONSABILITÁ AI CITTADINI MA IL COMUNE DEVE FARE LA SUA PARTE

Da mesi sostengo un principio molto semplice: la cura del territorio è una responsabilità di tutti.

Ai cittadini si è chiesto, giustamente, di provvedere alla manutenzione delle siepi e della vegetazione privata quando questa invade i marciapiedi, ostacola il passaggio o crea situazioni di disagio e potenziale pericolo.

E molti cittadini hanno risposto con senso di responsabilità, giusto.

Proprio per questo, però, è necessario chiedere altrettanta attenzione a chi amministra la cosa pubblica.

Non può essere il Comune a richiamare puntualmente i cittadini ai propri doveri e, allo stesso tempo, lasciare senza risposta le segnalazioni relative alla manutenzione del verde pubblico.

La vicenda che mi è stata segnalata è molto concreta: si tratta di richieste urgenti per la potatura di alberi presenti su aree pubbliche, i cui rami insistono pericolosamente su abitazioni private, con il rischio di provocare danni.

Sono passati mesi e diverse segnalazioni non hanno ancora ricevuto risposta né hanno avuto seguito con gli interventi richiesti.

Nel frattempo, il maltempo ci ha ricordato quanto queste situazioni non possano essere sottovalutate. I rami che cadono possono danneggiare finestre, recinzioni, arredi e, soprattutto, mettere a rischio le persone.

Recentemente mi sono recato personalmente a verificare la situazione e la domanda viene spontanea: che senso ha chiedere ai cittadini di essere responsabili e di intervenire sulla propria vegetazione, se poi una segnalazione relativa al verde pubblico rimane inevasa per mesi?

Quest’estate, per esempio, il Comune ha emanato un’ordinanza per regolamentare l’utilizzo dell’acqua pubblica, così da evitare ristagni e il conseguente proliferare di insetti e zanzare.

Un provvedimento che può anche essere comprensibile, ma che lascia perplessi se, allo stesso tempo, il Comune non comunica con chiarezza quali interventi di disinfestazione e di derattizzazione siano stati effettuati o siano programmati sul territorio.

Non si chiedono trattamenti di favore per nessuno, ma un atteggiamento equo da parte di chi ha il compito di regolare la vita della nostra comunità.

Penso sia normale chiedere al Comune parità di responsabilità, attenzione e rispetto nei confronti dei cittadini.

Una segnalazione può richiedere una verifica tecnica, può non essere accolta oppure può richiedere tempi e modalità di intervento specifici. Ma ciò che non può accadere è che un cittadino segnali una possibile situazione di pericolo e non riceva nemmeno una risposta.

Dopo 5 anni di legislatura, il Comune ha dimostrato di non riuscire a gestire adeguatamente situazioni che dovrebbero essere affrontate con maggiore tempestività.

Se il numero dei dipendenti è raddoppiato, è evidente che qualcosa continua a non funzionare. E sia chiaro: la responsabilità non è dei lavoratori, che svolgono il proprio compito con gravi limiti organizzativi, ma piuttosto di chi ha l’onere e l’onore di far funzionare la macchina comunale.

Il pesce, purtroppo, puzza sempre dalla testa.

Amministrare significa anche questo: ascoltare, verificare e intervenire quando necessario. Significa garantire che il rispetto delle regole valga per tutti, cittadini e istituzioni.

E quando chiediamo ai cittadini di fare la propria parte, dobbiamo essere certi che il Comune sia il primo a dare l’esempio.


#StayTuned


POZZO, ODORI MOLESTI: ARPA RISPONDE. IL COMUNE NO.


Il 7 agosto avevo scritto un post dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da parte di cittadini che abitano nella zona est di Pozzo d’Adda.

Il problema era, ed è, sempre lo stesso: odori forti e persistenti, soprattutto alla sera e durante la notte, che in alcuni momenti rendono davvero difficile tenere le finestre aperte.

In questi giorni ho continuato a sentire alcuni residenti. Sono rimasto in contatto con alcune “sentinelle” per capire se il problema fosse superato.

Alcuni residenti si sono rivolti ad ARPA Lombardia, che ha risposto.

Devo essere sincero: sono deluso non tanto per la risposta ricevuta da un sistema automatico, ma perché, questo sostiene ARPA, quando si tratta di fenomeni cronici o ciclici, non è normalmente previsto un intervento di tipo emergenziale e bisogna presentare una segnalazione scritta al Comune, che poi valuterà l’attivazione di ARPA.

E qui, secondo me, c’è il problema vero.

E' evidente che ARPA non conosca il nostro Comune, un deserto dei tartari, una casa dei fantasmi, nella quale raddoppiano le presenze (dipendenti) ma ha visto dimezzarsi la capacità di rispondere alle istanze sociali. 

Praticamente un Record inversamente proporzionale all’efficienza dimostrata sulla carta.

Arpa non può immaginare che segnalazioni al Comune ne sono state fatte, più di una, ma non risponde nessuno e i cittadini provano maggiore soddisfazione a parlare allo specchio.

E, per quanto in mio possesso, almeno due non hanno ancora ricevuto neppure una risposta e questa cosa, sinceramente, faccio fatica a comprenderla.

I cittadini segnalano un problema, il problema riguarda una zona precisa del paese, ARPA dice che deve essere il Comune a valutare l’attivazione e il Comune non risponde.

Oooyeahhhh



Non spetta ai cittadini individuare il responsabile. Spetta agli enti competenti verificare.

Ma qualcuno deve pur cominciare a farlo.

Qualcuno deve raccogliere le segnalazioni, metterle insieme, capire se esiste un collegamento, coinvolgere ARPA, ATS e gli altri enti che possono essere utili e, soprattutto, dare una risposta alle persone che stanno segnalando il problema. 

Invece - come ogni volta che il sindaco grillino deve prendere una posizione - sparisce. 

Se avesse utilizzato - anche in queste situazioni - lo stesso coraggio mostrato nel minacciare le denunce ai genitori (ad esempio, a chi pubblicava le foto di locali pubblici Fatiscenti che ai genitori rei Di aver acceso fuochi d’artificio alla fine dell’anno scolastico) sarebbe stato più credibile.

La solita politica del FORTE CON I DEBOLI E DEBOLE CON I FORTI.

E perché i forti che emanano cattivi odori spaventano chi governa Pozzo...?

Invece il cittadino scrive al Comune.

Il Comune rimanda ad un altro ente.

L’altro ente rimanda al Comune.

Mentre il simpatico Ping pong istituzionale mostra un’efficienza del sistema l’odore rimane lì.

E spiace dirlo, ma questa vicenda mi lascia ancora una volta con una brutta sensazione, una profonda distanza dai problemi reali delle persone.

Perché amministrare un Comune non significa soltanto occuparsi di Pubblicizzare sui social eventi  manifestazioni, fotografie o inaugurazioni.

Amministrare significa anche occuparsi di quello che magari comporta il confronto con controparti forti, attività che richiede tempo e che magari non si risolve con un post sui social.

È proprio lì che si vede un’Amministrazione.

Chi ha la responsabilità di amministrare questo paese si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, questa legislatura ha rappresentato un grosso fallimento gestionale.


A breve cominceremo a parlare di cosa ha rappresentato questa legislatura (per non farci trovare impreparati - prossima primavera - quando dovremo scegliere e votare il nuovo Sindaco).

AM



venerdì 21 agosto 2026

LEGGE ELETTORALE: SI ALLE PREFERENZE…!

L’iter di approvazione della nuova legge elettorale mi spinge ad alcune riflessioni che sento di dover palesare e, soprattutto, lasciare scritte su questo strumento che dal 2007 mi accompagna in questo percorso e sul quale lascio scritte alcune riflessioni.

Posso farlo da questo Blog con orgoglio, certo che - coerentemente - non cambio idea facilmente e nemmeno per convenienze, come tanti in politica, anche locale, amano fare. 

Beati loro, avranno molta fortuna in politica, a differenza mia che 

Morirò di coerenza”.

Ecco, ho trovato il titolo del libro che prima o poi mi accingerò a scrivere 🤣

Battute a parte, non ho mai cancellato un post, da decenni, perché credo che le proprie idee vadano sostenute e difese con coerenza, anche quando non sono convenienti per la carriera politica, anche quando si è in minoranza e anche quando il risultato a cui portano non è quello che si sperava.

La COERENZA (insieme alla LEALTÀ e alla COSTANZA) è il mio punto di forza e con questo spirito voglio ribadire con chiarezza quanto creda nel voto di PREFERENZA, nel principio della “delega”: un cittadino sceglie una persona e quella persona riceve un mandato che deve rispettare e onorare in qualsiasi ruolo sia chiamata a rivestire.

Non è una cosa da poco.

Quando un elettore prende una matita e scrive un nome sulla scheda, sta esprimendo un sentimento nobile, dicendo: “Io mi fido di Te, non deludermi. Ti affido l’importante responsabilità di rappresentarmi”.

E quella scelta si trasforma immediatamente nella grande assunzione di una responsabilità.

Sapete tutti quanto le mie candidature abbiano - in questi decenni - raccolto un grande consenso personale.

E questo, per me, ha un significato preciso.

Vivo ogni giorno dell’anno nell’intento di risarcire l’elettore attraverso l’impegno, dimostrare di essermi meritato quel voto e impegnarmi per non avere alcun problema a chiedere conferma in futuro.

Mi votano le persone. In carne e ossa.

Nel paese ove esercito l’attività amministrativa non troverete mai un’associazione sportiva o culturale, una corporazione, una cooperativa, una struttura locale o un apparato che si dichiari pubblicamente vicino alle mie candidature o che abbia anche solo una parola gentile per me. MAI.

Non vivo “La Speranza” che qualche cooperativa mi porti qualche voto alle spalle, non faccio passerelle opportunistiche in Chiesa, non ho grandi partiti alle spalle, non uso il palio per accreditarmi e cercare consenso.

Eppure il consenso elettorale di carattere personale che mi consente di registrare sempre record provinciali non l’ho mai considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Parlo alle persone e sono sempre le persone a scrivere il mio nome sulla scheda e decidere se affidarmi la loro fiducia.

Essere votati significa assumersi l’onere di continuare a fare un servizio alla propria comunità.

E questo vale anche quando - per partitocrazia e giochini politici - non si venga eletti nonostante si sia sempre il candidato al consiglio più votato.

Nel mio caso, essere fuori dal Consiglio comunale non ha cambiato di una virgola l’approccio, la passione, l’intensità e la mia idea di politica.

In pratica non è mai cambiato il mio modo di intendere il servizio alla comunità.

Certo, cambia il modo in cui posso svolgerlo, ma continuo a fare la mia parte anche da esterno, con la stessa presenza, la stessa costanza e la stessa attenzione ai problemi delle persone.

Credo molto nel mandato comunque ricevuto, nel principio di una “repubblica rappresentativa” e per questo guardo con grande attenzione alla nuova legge elettorale in discussione in Parlamento e continuo a sostenere la necessità di reintrodurre le preferenze e di superare i capilista bloccati.

Una legge elettorale può certamente preoccuparsi della governabilità e della stabilità delle istituzioni, ma non può dimenticare la rappresentanza.

Perché governabilità e democrazia non sono valori contrapposti.

Si può avere un sistema capace di garantire stabilità e, nello stesso tempo, restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente le persone che li rappresenteranno.

Oggi tanti cittadini si sentono lontani dalla politica proprio perché non hanno più la sensazione di poter incidere sulla scelta dei propri rappresentanti.

E infatti - nei sistemi di voto ove esiste il voto di preferenza (comunali e regionali) - la percentuale di affluenza al voto è sempre maggiore.

La Politica ha bisogno - anche attraverso la legge elettorale - di ricostruire un rapporto virtuoso e trasparente fra eletto ed elettore.

Perché quando un nome viene scritto sulla scheda, tra elettore ed eletto nasce un impegno, nasce la responsabilizzazione, il dovere di continuare a meritare quella fiducia.

Esattamente quello che sento io, ogni mattina: fare bene per meritarmi la fiducia.

Io voglio continuare a votare una persona e voglio continuare a essere votato da persone, in carne e ossa.

Perché credo che una democrazia sia più forte quando dietro un voto non ci sia soltanto un simbolo, ma una scelta consapevole.

E quando chi riceve quella delega deve sapere che quel giorno parte l’impegno per dimostrare di essersela meritata.

L’affluenza al voto scelta sa che quel nome scritto con una matita sulla scheda non è un semplice voto.

È una delega. È una responsabilità. È un impegno a servire.

Spero che il testo in discussione in Parlamento tenga conto della necessità di ripristinare il voto di preferenza.


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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

Chiunque è benvenuto e invitato ad esprimere opinioni...nel rispetto di chi scrive e di chi legge

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