L’iter di approvazione della nuova legge elettorale mi spinge ad alcune riflessioni che sento di dover palesare e, soprattutto, lasciare scritte su questo strumento che dal 2007 mi accompagna in questo percorso e sul quale lascio scritte alcune riflessioni.
Posso farlo da questo Blog con orgoglio, certo che - coerentemente - non cambio idea facilmente e nemmeno per convenienze, come tanti in politica, anche locale, amano fare.
Beati loro, avranno molta fortuna in politica, a differenza mia che
“Morirò di coerenza”.
Ecco, ho trovato il titolo del libro che prima o poi mi accingerò a scrivere 🤣
Battute a parte, non ho mai cancellato un post, da decenni, perché credo che le proprie idee vadano sostenute e difese con coerenza, anche quando non sono convenienti per la carriera politica, anche quando si è in minoranza e anche quando il risultato a cui portano non è quello che si sperava.
La COERENZA (insieme alla LEALTÀ e alla COSTANZA) è il mio punto di forza e con questo spirito voglio ribadire con chiarezza quanto creda nel voto di PREFERENZA, nel principio della “delega”: un cittadino sceglie una persona e quella persona riceve un mandato che deve rispettare e onorare in qualsiasi ruolo sia chiamata a rivestire.
Non è una cosa da poco.
Quando un elettore prende una matita e scrive un nome sulla scheda, sta esprimendo un sentimento nobile, dicendo: “Io mi fido di Te, non deludermi. Ti affido l’importante responsabilità di rappresentarmi”.
E quella scelta si trasforma immediatamente nella grande assunzione di una responsabilità.
Sapete tutti quanto le mie candidature abbiano - in questi decenni - raccolto un grande consenso personale.
E questo, per me, ha un significato preciso.
Vivo ogni giorno dell’anno nell’intento di risarcire l’elettore attraverso l’impegno, dimostrare di essermi meritato quel voto e impegnarmi per non avere alcun problema a chiedere conferma in futuro.
Mi votano le persone. In carne e ossa.
Nel paese ove esercito l’attività amministrativa non troverete mai un’associazione sportiva o culturale, una corporazione, una cooperativa, una struttura locale o un apparato che si dichiari pubblicamente vicino alle mie candidature o che abbia anche solo una parola gentile per me. MAI.
Non vivo “La Speranza” che qualche cooperativa mi porti qualche voto alle spalle, non faccio passerelle opportunistiche in Chiesa, non ho grandi partiti alle spalle, non uso il palio per accreditarmi e cercare consenso.
Eppure il consenso elettorale di carattere personale che mi consente di registrare sempre record provinciali non l’ho mai considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
Parlo alle persone e sono sempre le persone a scrivere il mio nome sulla scheda e decidere se affidarmi la loro fiducia.
Essere votati significa assumersi l’onere di continuare a fare un servizio alla propria comunità.
E questo vale anche quando - per partitocrazia e giochini politici - non si venga eletti nonostante si sia sempre il candidato al consiglio più votato.
Nel mio caso, essere fuori dal Consiglio comunale non ha cambiato di una virgola l’approccio, la passione, l’intensità e la mia idea di politica.
In pratica non è mai cambiato il mio modo di intendere il servizio alla comunità.
Certo, cambia il modo in cui posso svolgerlo, ma continuo a fare la mia parte anche da esterno, con la stessa presenza, la stessa costanza e la stessa attenzione ai problemi delle persone.
Credo molto nel mandato comunque ricevuto, nel principio di una “repubblica rappresentativa” e per questo guardo con grande attenzione alla nuova legge elettorale in discussione in Parlamento e continuo a sostenere la necessità di reintrodurre le preferenze e di superare i capilista bloccati.
Una legge elettorale può certamente preoccuparsi della governabilità e della stabilità delle istituzioni, ma non può dimenticare la rappresentanza.
Perché governabilità e democrazia non sono valori contrapposti.
Si può avere un sistema capace di garantire stabilità e, nello stesso tempo, restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente le persone che li rappresenteranno.
Oggi tanti cittadini si sentono lontani dalla politica proprio perché non hanno più la sensazione di poter incidere sulla scelta dei propri rappresentanti.
E infatti - nei sistemi di voto ove esiste il voto di preferenza (comunali e regionali) - la percentuale di affluenza al voto è sempre maggiore.
La Politica ha bisogno - anche attraverso la legge elettorale - di ricostruire un rapporto virtuoso e trasparente fra eletto ed elettore.
Perché quando un nome viene scritto sulla scheda, tra elettore ed eletto nasce un impegno, nasce la responsabilizzazione, il dovere di continuare a meritare quella fiducia.
Esattamente quello che sento io, ogni mattina: fare bene per meritarmi la fiducia.
Io voglio continuare a votare una persona e voglio continuare a essere votato da persone, in carne e ossa.
Perché credo che una democrazia sia più forte quando dietro un voto non ci sia soltanto un simbolo, ma una scelta consapevole.
E quando chi riceve quella delega deve sapere che quel giorno parte l’impegno per dimostrare di essersela meritata.
L’affluenza al voto scelta sa che quel nome scritto con una matita sulla scheda non è un semplice voto.
È una delega. È una responsabilità. È un impegno a servire.
Spero che il testo in discussione in Parlamento tenga conto della necessità di ripristinare il voto di preferenza.

