lunedì 16 marzo 2026

Il 16 MARZO 1978: UN GIORNO DA NON DIMENTICARE

Il 16 marzo ‘78 fu rapito Aldo Moro, grande democristiano e uomo di Stato, protagonista di una stagione politica di altissimo livello che contribuì a trasformare l’Italia.


Quella mattina, in via Fani a Roma, gli uomini della sua scorta furono barbaramente uccisi e l’onorevole Moro venne sequestrato dalle Brigate Rosse

Fu uno shock per l’intero Paese. Non era solo il rapimento di un uomo: era un attacco diretto alla democrazia italiana da un manipolo sconsiderato di comunisti rivoluzionari.


Negli anni del terrorismo ci furono molti attentati e sequestri, ma pochi avrebbero potuto immaginare che i terroristi arrivassero a colpire in modo così violento uno dei principali uomini delle istituzioni

Lo Stato era sotto attacco. 

Il sequestro di Aldo Moro durò 55 giorni. Durante la prigionia, le Brigate Rosse inscenarono un cosiddetto “processo popolare” e diffusero comunicati chiedendo la liberazione di alcuni terroristi detenuti in cambio della vita dello statista.

Impressionante follia.

La classe politica italiana, con poche eccezioni, scelse (in modo sofferto ma condivisibile) la linea della fermezza, rifiutando la trattativa con i terroristi.  


Il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani, a Roma, simbolicamente a metà strada tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano.

Un messaggio

Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro restano uno degli eventi più drammatici della storia della Repubblica. 


Al netto della dietrologia da bar, le Brigate Rosse pensarono di colpire al cuore dello Stato e di innescare una rivoluzione

Accadde invece il contrario: il loro progetto fallì, la FERMEZZA (seppur dolorosa) isolò sempre di più il terrorismo, avviando il suo declino.

Si superò una stagione di violenza che la storia ricorderà come gli Anni di Piombo.

Questa pagina della nostra storia ci ricorda anche un’altra verità: le istituzioni democratiche possono essere imperfette, possono essere criticate, possono mostrare limiti e talvolta gravi deficit. 

È giusto protestare, è giusto alzare la voce quando qualcosa non funziona e chiedere che lo Stato migliori.


Ma proprio per questo dobbiamo ricordare che le istituzioni restano uno dei pochi pilastri e delle poche certezze che tengono insieme la nostra Repubblica. Sono il luogo nel quale la democrazia vive, si confronta e resiste alla prova della storia.


Difendere le istituzioni significa difendere la democrazia.


Ricordare oggi significa difendere la memoria di chi ha servito lo Stato e di chi ha sacrificato la propria vita per proteggerlo.


L’Italia non dimentica.

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Consigliere Comunale "Uniti per Cassina"

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