Senza un’idea e senza un progetto da finanziare, la Giunta alza bandiera bianca e decide di trasferire all’Istituto Comprensivo di Vaprio d’Adda 7.810,45 euro, ricevuti nell’ambito del fondo destinato alla promozione della legalità e al ristoro degli enti locali e degli amministratori vittime di atti intimidatori.
Sia chiaro: non contesto il coinvolgimento della scuola. Anzi, ancora una volta, la Scuola mette una pezza laddove il Comune non riesce, ancora una volta, davanti a una risorsa da trasformare progettualità, il Comune alza bandiera bianca e demanda.
E la cosa mi preoccupa ancora di più perché la scuola, peraltro, vive già il dramma di un Piano di Diritto allo Studio pozzese che considero fra i più scadenti della provincia. Basta leggerlo per trovare sempre la solita minestra riscaldata.
In questo caso, quando il Comune riceve risorse economiche destinate a una finalità così importante, la prima domanda dovrebbe essere:
“Che cosa vogliamo realizzare per la nostra comunità?” E qui, invece, sembra essere accaduto il contrario.
Prima si decide di trasferire i soldi alla scuola e contestualmente si demanda: sarà qualcun altro a dover immaginare come utilizzarli.
E allora mi torna inevitabilmente in mente quando (3 anni fa, novembre 2023) l’assessore alla pubblica istruzione si presentò in Consiglio comunale chiedendo il voto favorevole su un Piano di Diritto allo Studio che, per sua stessa ammissione, non era realmente nella condizione di illustrare.
Una pessima pagina amministrativa, che mi ha lasciato un vuoto dentro, un momento che dovrebbe far riflettere tutti — amministratori e cittadini — su cosa significhi davvero esercitare una funzione di rappresentanza. Perché amministrare è un nobile servizio rivolto al paese e passa da un impegno vero, da preparazione, studio, confronto, capacità di costruire.
Non può essere umiliato da sciatteria amministrativa e superficialità, perché quando queste diventano metodo rischiano di delegittimare proprio quel sistema democratico che tutti siamo chiamati a rispettare.
Nel corso di questi decenni consiliari ho incrociato — e talvolta mi sono scontrato nel merito — amministratori veri, mossi da una cultura amministrativa, ai quali, al di là del colore politico, ho sempre riconosciuto una cosa: la capacità di elaborare un vero Piano di Diritto allo Studio partecipato.
Ho visto documenti crescere negli anni, diventare più ricchi, più articolati, più aderenti alle esigenze del territorio, che erano il risultato finale di una tessitura sociale: amministratori, scuola, uffici, famiglie, associazioni, operatori.
La cosiddetta Filiera di competenze e di vitalità.
Sono rimasto pietrificato davanti all’ennesimo episodio consumatosi in meno di tre minuti, il momento più importante per l’assessore alla partita diventò, improvvisamente, l’ennesima conferma di una profonda difficoltà vissuta da una classe amministrativa non all’altezza.
“Questo non è il Piano Diritto allo Studio che avrei voluto presentare in Consiglio, non siamo a conoscenza dei dati” disse e in soli tre minuti di relazione scarna, senza dati, senza numeri, senza una vera illustrazione dei progetti ammise “… la scuola ha chiesto di approvare questa proposta e mi sono sentita di mandare avanti questa richiesta”.
La trattazione del Piano di Diritto allo Studio con il relativo trasferimento di soldi alla scuola è un momento importante perché dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di una progettualità condivisa.
Da approvare in consiglio comunale.
Non conosco gli elaborati delle precedenti ma questa giunta ha reso il Comune ad una scatola vuota senza idee, un semplice bancomat
A distanza di tempo non è cambiato nulla, con questi 7.810,45 euro per la legalità ritroviamo lo stesso schema.
Il ministro assegna i soldi al Comune e invece di trovare nella deliberazione un progetto articolato del Comune, troviamo una destinazione: la scuola.
Chissà se in giunta - qualcuno - si è chiesto perché i fondi sono stati assegnati al Comune e non alla scuola.
La scuola non può diventare il luogo nel quale l’Amministrazione deposita una risorsa e contemporaneamente la responsabilità di trasformarla in un progetto.
Non avevano un progetto da finanziare oppure semplicemente hanno rinunciato a costruirlo?
Quando un’Amministrazione smette di progettare e si limita a trasferire risorse, non sta semplicemente perdendo un’occasione. Sta impoverendo la propria funzione.
L’ho sempre detto: meglio il commissario prefettizio.

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